Intervista

Le biciclette ci salveranno in città? Lo abbiamo chiesto a La Stazione delle Biciclette di Milano

Dopo il lockdown, la mobilità nei grandi centri urbani sarà molto diversa. Governo e amministrazioni locali promettono di rimettere al centro la bicicletta, ma i tempi sono maturi per un’evoluzione reale e sostenibile? Abbiamo rivolto questa domanda agli “artigiani delle due ruote” della Stazione delle Biciclette, un punto di riferimento per i ciclisti di Milano.

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©Stazione delle Biciclette

Le nostre città usciranno molto cambiate dall’esperienza del coronavirus. Soprattutto quelle più grandi, che sono alla ricerca di modalità nuove e più sicure per gestire flussi imponenti di persone, conciliando le necessità del lavoro e della socialità con i limiti imposti dal rischio di contagio.

 

L’auspicio è che da quest’emergenza, tutt’altro che facile da dipanare, esca vincitrice una mobilità più leggera, sostenibile, a impatto zero. Una mobilità che metta al centro la bicicletta

 

Arrivano segnali incoraggianti dal “decreto rilancio” approvato nella serata del 13 maggio dall’esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Un importante capitolo è dedicato proprio alla mobilità, con varie modifiche al codice della strada e uno sconto retroattivo sull’acquisto di bici (tradizionali ed elettriche), monopattini e altri mezzi per la micromobilità. 

 

Nel frattempo le amministrazioni dei grandi centri – da Milano a Torino, passando per Genova – si stanno attivando per dare sempre più spazio alle piste ciclabili, anche sacrificando parcheggi e controviali. 

 

Sarà davvero la volta buona per dare una svolta green ai nostri spostamenti urbani? Siamo di fronte a un fuoco fatuo o a un vero cambiamento di sistema? Abbiamo rivolto queste domande agli addetti ai lavori della Stazione delle Biciclette, una realtà molto nota nel panorama milanese, con due negozi, uno shop online e una fitta rete di collaborazioni

 

Ci risponde Piergiorgio, che insieme a Davide, Giovanni, Marco, Alessandro, Alessio ed Elena compone questo team di artigiani delle due ruote.

 

La vostra attività ha subito l’impatto del coronavirus?

Per tutto il primo mese di lockdown siamo rimasti chiusi perché non avevamo altra scelta. Abbiamo riaperto – ma solo per le riparazioni – due settimane prima del 4 maggio, chiedendo una deroga al Prefetto perché non si capiva il motivo per cui si potessero riparare le automobili e non le bici. Adesso stiamo lavorando normalmente, con le mascherine e le misure di sanificazione. Siamo sommersi di riparazioni di persone che in queste settimane hanno recuperato qualche vecchia bici in cantina.

 

Il vostro motto è “Milano come Amsterdam” e sembra che la direzione intrapresa per la fase 2 sia questa, visto che la bici è un mezzo efficiente che garantisce il distanziamento sociale. Secondo te questa promessa è credibile?

Devo ammettere che inizialmente era un po’ scettico perché, prima che venisse finalmente pubblicato il “decreto rilancio”, per settimane si sono alternate notizie contrastanti. I cambiamenti sono tali quando sono progettuali: un bonus monetario non è sufficiente per cambiare la testa delle persone, che da sempre si sentono ripetere che la bicicletta è pericolosa. 

 

In realtà, da quello che ho potuto leggere, sembra che l’incentivo fino a 500 euro per l’acquisto di un mezzo sia il cavallo di battaglia, ma nel decreto c’è molto altro. Soprattutto la realizzazione di case avanzate (linee di arresto per le biciclette agli incroci stradali in posizione più avanzata rispetto a quelle degli altri veicoli, ndr) e bike lane (parti della carreggiata che vengono destinate alle bici per mezzo di una linea bianca che evita la compresenza con le auto, ndr). A un certo punto era previsto che nelle bike lane potessero circolare anche le moto, ora è chiaro che saranno riservate alle bici. Insomma, le linee guida generali ci sono; ora bisogna vedere come saranno applicate dai Comuni. 

 

Continuo a pensare, comunque, che il vero blocco alla mobilità ciclabile non sia la mancanza di una bicicletta. Nelle cantine ce ne sono tantissime. I problemi sono altri: la percezione per cui sia un mezzo pericoloso, le piste ciclabili, la scarsa attitudine degli italiani a muoversi, i furti, la questione delle assicurazioni… È vero che l’incentivo può servire se la prospettiva è quella di spendere dai 1.500 euro in su per comprare un’ebike. 

 

Trovo abbastanza bizzarro che lo Stato assegni un bonus anche per l’acquisto di hoverboard e segway, cioè mezzi che formalmente possono circolare soltanto all’interno delle aree private. Può darsi che ci sia l’intenzione di normarli in futuro, perché rappresentano pur sempre un invito a non usare l’auto.

 

A Milano sono già stati avviati i lavori per aprire entro l’estate 23 km di piste ciclabili, che diventeranno 35 entro fine anno. Saranno realizzate però soltanto con la segnaletica. Saranno sufficienti?

Una decina d’anni fa sulle strade di Milano è comparsa all’improvviso una misteriosa linea rosa. Per un paio di settimane tutti l’hanno rispettata senza sapere esattamente cosa fosse; poi si è scoperto che serviva per tracciare il percorso della Milano Marathon. Questa storia per dire che secondo me la segnaletica basta e avanza. 

 

Se dovessimo costruire tutte le piste ciclabili in sede protetta, non ci sarebbero gli spazi e i lavori diventerebbero molto lunghi e costosi. Se invece c’è un segnale per terra e l’auto o la moto trasgredisce, a un certo punto interverrà qualcuno per sanzionarla.

 

Cosa consiglieresti a un cittadino o a una famiglia milanese che non si sono mai fidati di usare la bici in città e ora stanno meditando di iniziare?

Come prima cosa, di gonfiare le gomme! In circolazione si vedono tante biciclette che hanno grosse pecche dal punto di vista tecnico e sono abbastanza deprimenti da pedalare.

 

Insomma, consiglierei di prendere una bici (anche vecchia, ma comoda ed efficiente), indossare un casco, mettersi in strada e pedalare tranquilli. La strada non è una giungla e a Milano la situazione è molto migliorata nel corso degli anni. È vero, c’è sempre un margine di pericolo come in qualsiasi altra cosa, ma prima o poi bisognerà pur cominciare. E la bici è anche un grande strumento di libertà, soprattutto per i ragazzi.

 

Complice il bonus fino 500 euro stanziato dal governo, è probabile che molti guardino con interesse alla bici a pedalata assistita. Quali sono le cose fondamentali da sapere prima di sceglierne una?

Tendenzialmente, se ci si mantiene al di sopra di un prezzo di listino di circa 1.600 euro, le bici a pedalata assistita sono tutte abbastanza valide. Bisogna verificare che la componentistica sia adeguata alla presenza del motore, con ruote più robuste e freni più affidabili, e ci sarà sempre chi preferisce un tipo di cambio piuttosto che un altro; ma di base c’è da fidarsi. 

 

Diventa molto più importante scegliere il modello adatto a te, un principio che resta valido nella scelta di qualsiasi bicicletta. 

 

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