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G20: a Napoli si discute di ambiente tra le proteste degli attivisti

I grandi della Terra si riuniranno al G20 di Napoli per discutere di biodiversità, clima ed energia. Ad accoglierli, le proteste degli ambientalisti che chiedono meno parole e più concretezza.

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Le proteste degli attivisti a Napoli

La Campania “è la prima regione per malattie tumorali, è la regione della Terra dei fuochi, è la regione degli interramenti tossici, è la regione degli sversamenti illegali. Il ministro Cingolani e i suoi 19 colleghi del resto del mondo verranno qui a parlare di transizione ecologica, a fare greenwashing, a dire che servono le biciclette elettriche, a dire che servono i contratti con le multinazionali. Ebbene, noi crediamo che la transizione ecologica sia altro. Crediamo che la transizione ecologica voglia dire mettere in campo delle bonifiche, smettere di dare spazio alle grandi multinazionali del fossile”. 

 

A scandire queste parole sono stati i gruppi di attivisti riunitisi per protestare contro il G20 sul Clima, il summit tra i ministri dell’Ambiente delle maggiori economie globali. L’appuntamento è a Napoli tra giovedì 22 e venerdì 23 luglio. “Sarà la solita conferenza inutile”, lamentano gli ambientalisti, armati di sacchetti della spazzatura che raffigurano i volti dei ministri.

 

Il controforum degli ambientalisti

In corrispondenza del summit ufficiale, gli ambientalisti si riuniranno all’università Federico II per un controforum che è stato ribattezzato Bees against G20, perché “le api non sono solo essenziali al funzionamento dell'ecosistema, sono anche un esempio di cooperazione dal basso, di mobilitazione in sciame, di quel processo di partecipazione e di azione di cui abbiamo tutte e tutti bisogno per ribaltare il modello che ci sta conducendo al disastro”. 

 

Interverranno – in presenza o a distanza – figure del calibro di Vandana Shiva, portavoce dei piccoli agricoltori contro i colossi dell’agrochimica; Giorgio Vacchiano, ricercatore in gestione e pianificazione forestale; Ashley Dawson, autore di “Città estreme. I pericoli e le promesse della vita urbana nell’era dei cambiamenti climatici”, l’artista Jen Chantrtanapichate. Porteranno la loro testimonianza anche i comitati del territorio, come i No Tav e i No Grandi Navi.

 

Di cosa si parlerà al G20

Ma quali saranno i temi all’ordine del giorno al G20 sul Clima? “Approcci basati sugli ecosistemi e soluzioni basate sulla natura come modelli e mezzi per affrontare il cambiamento climatico, la biodiversità e la povertà; tutela e ripristino dei suoli degradati; gestione sostenibile dell'acqua; protezione ‘rafforzata’ dei mari; contrasto all’inquinamento plastico marino; cooperazione per l’uso sostenibile e circolare delle risorse; ruolo dei governi centrali a supporto delle città circolari; educazione, sviluppo delle capacità e formazione; finanza verde”, si legge nella nota del ministero italiano della Transizione ecologica.

 

Al meeting tra i ministri dell’Economia e delle finanze che si è tenuto a inizio luglio a Venezia è già emersa una proposta che potrebbe segnare un cambio di passo nella lotta contro i cambiamenti climatici. Per la prima volta, infatti, i leader hanno trovato un’intesa sull’opportunità di introdurre una carbon tax, cioè un’imposta sulle emissioni di gas serra climalteranti. Il cammino per la sua effettiva applicazione sarà ancora lungo, ma è una presa di posizione che sarebbe apparsa impensabile anche solo fino allo scorso anno, quando il presidente degli Stati Uniti era ancora Donald Trump. 

 

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