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Cristalli, erbe, rituali: perché l’uomo ha sempre cercato cura nella natura

La ripetitività dei riti, la loro magia, l'energia che un rito può portare, sono aspetti che affondano le loro radici lontano del tempo, ma che sono arrivati ai giorni nostri con tutta la loro forza.

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Il bisogno di protezione e guarigione nelle culture antiche

 

La ritualità da sempre appartiene al senso di sopravvivenza dell’uomo.

E’ più forte dello spirito religioso ed è legata alla venerazione della Natura considerata matrice di vita. Tutti i popoli, a qualunque latitudine del mondo, sin dai primordi hanno sviluppato una cultura rituale che spazia dal ringraziamento al buon auspicio, dalla ricerca di protezione alla benedizione. 

I popoli nomadi prima di quelli stanziari hanno osservato le forze di aria, terra, acqua e fuoco e le loro energie e nella loro profonda saggezza ne hanno compreso la superiorità, nel bene e nel male. Quando poi l’evoluzione ontologica ha portato l’uomo a stabilirsi e creare microsocietà sempre più strutturate, dalle tribù ai centri urbani, anche la venerazione per le forze della Natura ha acquisito forme sempre più articolate: religioni di vario tipo, riti sia sacri sia profani, si sono consolidati sino ai giorni nostri, con celebrazioni di ringraziamento, di perdono e di richiesta di protezione. Basti pensare al Cristianesimo e alle sue declinazioni che vedono forme di preghiera e ritualità molto esplicite. 

Per secoli l’ars medica e la religione sono andate a braccetto in una forma “olistica ante litteram”, per la cura del corpo e della psiche o anima. Solo con l’avvento dell’Illuminismo nelle società moderne il ruolo del culto è stato spodestato della sua forza per affermare l’univocità scientifica a spiegazione di tutti gli eventi naturali.

Nelle società meno strutturate ma non per questo meno evolute, la funzione rituale non è stata abiurata con tanta decisione ma ha continuato a percorrere una sua strada evolutiva al pari delle scoperte scientifiche. Basti pensare alla cultura antica cinese e alla sua Medicina Tradizionale tanto all’avanguardia nella cura della persona in modo olistico, o alla Medicina Ayurvedica studiata nelle Università indiane.

L’uomo al di là di presunti possibili scetticismi da sempre necessita di avere fede in possibili intercessioni divine e le divinità possono assumere nomi e rappresentazioni molto diverse, ma ciò che conta è il simbolo, il collegamento che unisce il fisico all’ultrafisico, perchè ciò che la scienza è in grado di spiegare e giustificare non può bastare alla mente umana.

 

Piante e minerali come primi strumenti di cura

 

La forza della Terra è stata da sempre venerata, omaggiata e rispettata e le sue emanazioni, quali pietre, cristalli ed erbe curative sono state considerate patrimonio di energia.

La capacità curativa delle erbe è stata scoperta sicuramente per prove ed errori e la conoscenza tramandata prima oralmente e poi per iscritto, fino ad arrivare ad essere patrimonio segreto di riti attribuiti a maghi, fattucchiere, streghe in grado di poter decidere della salute e della malattia della persone. Spogliato da tutte queste suggestioni il patrimonio erboristico è stato poi considerato e coltivato da figure religiose negli affascinanti erbari dei monaci. In mancanza di conoscenze mediche, di farmaci veri e propri, la cura del corpo, delle ferite e delle malattie era affidata alle ricette officinali di questi religiosi, ai quali la moderna erboristeria deve molto.

Anche le pietre hanno una storia legata alla necessità di protezione. Si è attribuito a molte di loro il valore di amuleto, per schermare dagli spiriti cattivi, per attrarre fortuna e salute. La Cristalloterapia affonda le sue radici nella notte dei tempi e possiede una conoscenza dell’energia delle pietre che proviene da paesi tra loro geograficamente lontani , ma sono accomunati dalle stesse teorie e credenze. Tenere una pietra in una stanza o portarla a stretto contatto con il corpo, pulirla dalle energie negative e ricaricarla sono procedimenti che sono arrivati fino ai giorni nostri.

 

Il ruolo dei rituali nella trasmissione del sapere

La conoscenza si apprende con la pratica e la pratica necessita di costanza, di ritualità. Nell’antichità la maggior parte delle persone risultavano essere analfabete, e il metodo per poter apprendere informazioni e nozioni era legato alla ripetizione. I riti sfruttano proprio questo principio di ripetitività “repetita juvant” recitavano i latini e il significato viene esteso sia alla pratica personale sia a quella collettiva.

Il rito in sè infatti porta consapevolezza, abitudine, familiarità, conforto, sicurezza, ordine. Ciò che viene ripetuto viene acquisito prima dalla parte conscia e poi varca la soglia dell’inconscio, permane nella memoria e si sedimenta, andando ad alimentare il “sapere”. 

Il rito richiede controllo, metodo e disciplina, scandisce il tempo. Ci sono riti quotidiani, riti settimanali, riti stagionali, che non sono solo legati al singolo, ma che creano comunità.

 

Cosa resta oggi di queste pratiche

Le pratiche rituali sono arrivate sino ai giorni nostri, alcune di esse continuano, condivise da migliaia di persone, basti pensare alla celebrazione della Messa domenicale come esempio più vicino o alle preghiere nelle Moschee.
Al di fuori delle religioni, ci sono riti particolari che possono attenere alla purificazione della casa, con fumigazioni di palo santo o salvia bianca che anche nei tempi moderni vengono perpetrati.
Il rito della Notte di San Giovanni, legato alla preparazione dell’acqua infiorata e di erbe spontanee raccolte nella notte del 23 Giugno, ancora oggi viene ripetuto come saluto al solstizio d’estate, e protezione invocata da parte della natura.

Le discipline orientali sono ricche di riti, per il benessere, il pensiero positivo e per rafforzare la volontà: basti pensare anche ad alcune arti marziali che ripetono posizioni, respirazioni, saluti ed inchini e che possiedono significati molto più profondi di semplici movimenti ritmati e ripetuti.