Intervista

Orto botanico di Padova

Istituito nel 1545, l'Orto botanico di Padova porta con sé un grande valore storico, botanico e culturale. A raccontarlo a Cure-naturali è la direttrice, la professoressa Barbara Baldan.

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©Orto Botanico dell'Università di Padova

Era il 1545 quando veniva istituito l'Orto botanico dell'Università di Padova, deputato alla coltivazione e allo studio delle piante medicinali. A quasi cinque secoli di distanza, questo gioiello di biodiversità si aggira su una media di 180.000 visite all'anno, tra turisti, studenti e famiglie, attirati dalla ricchezza del patrimonio botanico e del programma culturale.

 

La direttrice, professoressa Barbara Baldan, ci accompagna in un viaggio alla scoperta dell'Orto botanico di Padova, ripercorrendo la sua storia e svelandoci i progetti in serbo per il futuro.

 

Quello di Padova è il più antico orto universitario al mondo. Quali sono le altre caratteristiche che lo contraddistinguono?

L’istituzione fu fondata su iniziativa di Francesco Bonafede che insegnava a riconoscere le piante agli studenti di medicina e reggeva la cattedra di Lectura simplicium. Egli propose all’Università di Padova di acquistare un terreno adatto per coltivare le piante in modo che gli studenti le potessero studiare dal vivo.

 

A questo si aggiunse il contributo della Repubblica Serenissima di Venezia che aveva interesse ad avere degli esperti che riconoscessero le spezie che importava dall’India o dai paesi orientali. L’anno dopo, quindi nel 1546, era possibile utilizzare l’orto a scopo didattico

 

Questo impiego della struttura si è mantenuto per moltissimo tempo fino ad oggi, ma è stato ampliato il suo concetto: l’orto con l’avvento della botanica come scienza di base, con Linneo e la classificazione sistematica con il metodo binomiale ha implementato tantissimo le sue collezioni.

 

I cambiamenti avvennero anche nella struttura architettonica perché l’Orto fu arricchito dalla balaustra sul muro circolare, le fontane, le statue, gli acroteri e i cancelli, tutti elementi aggiunti nel Settecento. La sua storia si è svolta quindi per gradi nel tempo fino ad arrivare all’aspetto dell’attuale edificio.

 

L’Orto botanico di Padova è patrimonio Unesco dal 1997. Così è stato riconosciuto come modello per tantissimi orti botanici in Europa. Ha inoltre sempre svolto la funzione di diffusione della cultura botanica a livello didattico, di ricerca e di scambio. Il significato ulteriore sta nella tutela di questo sito: essere inserito nel patrimonio mondiale dell’Unesco vuol dire avere un riconoscimento a livello internazionale anche per quanto riguarda la visibilità, quindi la possibilità di richiamare numerosi visitatori italiani e stranieri. 

 

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©Orto Botanico dell'Università di Padova

Nel 2014 sono state costruite le serre del Giardino della Biodiversità. Qual è il loro ruolo?

L’ampliamento dell’Orto botanico, realizzato nel 2014 con la costruzione delle serre del Giardino della Biodiversità, permette di continuare la lunga tradizione di conservazione e studio della biodiversità.

 

Il Giardino della Biodiversità è concepito nel progetto con un’unica teca di vetro, lunga circa 110 metri e alta nel suo punto più a nord 18 metri. All’interno di questa struttura abbiamo le serre vere e proprie che riproducono le principali zone climatiche della terra.

 

La struttura accompagna questa idea dei biomi, presentando anche la fitogeografica delle piante al visitatore: se noi infatti ci ponessimo davanti a una mappa dei continenti avremmo l’Africa al centro, l’America a sinistra e l’Asia a destra. Questa disposizione geografica delle piante si ritrova anche in queste serre, quindi ad esempio il visitatore che entra nella serra tropicale troverà nella zona centrale le piante africane, in quella di sinistra le piante americane, in quella di destra le piante che provengono dall’Asia.

 

Le serre sono realizzate rispettando i requisiti di eco sostenibilità perché sono progettate con numerosi accorgimenti che permettono un risparmio di energia e un’integrazione totale all’interno del sistema ‘città verde’. Siamo parzialmente autonomi per quanto riguarda l’energia perché sopra le serre si trovano pannelli solari, ricicliamo completamente l’acqua utilizzata, quella piovana raccolta e quella che proviene da un pozzo artesiano, quindi riusciamo a dare l’acqua a tutte le piante, ma anche a tenere in piedi tutto il sistema di vasche e cascate che si possono ammirare dall’esterno.

 

Le piante sono tutelate perché il sistema a serra ha una regolazione impostata su alcuni parametri: cambiamenti di intensità luminosa, che a quelli di umidità e di temperatura vengono registrati. Se l’umidità si abbassa, il sistema interviene nella serra tropicale con un sistema di nebulizzazione o, se l’intensità luminosa è troppo elevata, si chiudono delle tende.

 

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©Orto Botanico dell'Università di Padova

Nella sua lunga storia, l'orto botanico di Padova ha avuto un ruolo di rilievo per lo studio di molte specie esotiche. È ancora così? Se sì, ne può citare alcune?

Oggi non abbiamo solo piante medicinali, ma circa 4.500 specie coltivate nell’orto antico, provenienti da tutte le parti del mondo esposte in collezioni tematiche (piante acquatiche, insettivore, di ambiente montano, di deserto, tropicali, mediterranee).

 

Nella storia dell’Orto sono stati determinanti i prefetti, cioè i direttori dello stesso, all'inizio per lo più viaggiatori e medici, come per esempio Prospero Alpino, che fu prefetto tra il 1603 e il 1616, medico al seguito dell’ambasciatore veneziano in Egitto che portava dai suoi viaggi semi e piante, descrivendone gli usi fatti dagli abitanti locali. A lui dobbiamo la conoscenza della pianta del caffè. Tantissimi altri prefetti viaggiarono arricchendo l’Orto botanico via via di nuove specie.

 

Una collezione costruita sulla base dei cataloghi storici dell’Orto è quella della piante introdotte in cui le diverse specie hanno il cartellino con la data di introduzione in Orto. L’Orto è riuscito ad introdurre per la prima volta in Italia una sessantina di specie provenienti dall’Oriente, dall’Africa e dall’America, per esempio Agave americana nel 1561, Syringa vulgaris nel 1565 ecc.

 

Nell’Arboretum, realizzato dalla seconda metà del Settecento all’esterno del muro circolare, sono coltivate molte specie nostrane ed esotiche, tra cui esemplari di Fagus sylvatica, Sequoia semprevirens, Carya, Juglans, Quercus, Diospyros. Qui troviamo anche un maestoso Platanus orientalis messo a dimora nel 1680, con il fusto cavo. 

 

Nel settore nord-ovest si trova un esemplare di Ginkgo biloba del 1750, alto 18 m. Si tratta di una gimnosperma caducifoglia dell’Asia orientale, notevole perché sulla pianta maschile è stato innestato un ramo femminile.

 

Nel settore sud-ovest una Magnolia grandiflora, piantata nel 1786 e ritenuta tra le più antiche d’Europa. Nel settore nord-est una serra ottagonale in muratura protegge la pianta più antica dell’Orto, una Chamaerops humilis, piantata nel 1585 e conosciuta come la “palma di Goethe”, cui il letterato dedicò uno studio in occasione del suo viaggio in Italia, traendone lo spunto per la sua teoria sulla metamorfosi delle piante. Nelle aiuole di fronte si trova la collezione di piante medicinali e aromatiche che rappresenta la diretta continuazione dell’attività dell’originario Horto medicinale.

 

Nel Giardino della Biodiversità le collezioni sono presentate in modo completamente diverso, ragionando non per collezioni tematiche, ma per biomi, ossia per colonizzazione di aree con climi diversi: partendo da bioma tropicale per fare un viaggio ideale attraverso le zone temperate, mediterranee fino alla zona desertica fino ad arrivare alla zona subartica

 

L’ampliamento dell’Orto porta un vantaggio duplice: la possibilità di incrementare la missione che esso ha nella diffusione della cultura botanica, rendendo conto al visitatore della biodiversità che esiste nei vari biomi della terra e quindi della potenzialità che il mondo vegetale possiede anche in rapporto all’utilizzo delle piante stesse.

 

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©Orto Botanico dell'Università di Padova

Per quanto riguarda la ricerca scientifica, è in corso qualche progetto che vale la pena di menzionare?

L’Orto botanico ha sempre rivestito, riveste attualmente e rivestirà in futuro una funzione importante nel campo della ricerca. Fin dalla sua creazione ha espletato questa funzione, ovviamente in ambito sistematico nella diffusione della cultura botanica e per la conservazione delle specie. 

 

Il nuovo ampliamento, con la possibilità di avere dei laboratori, permette di implementare la ricerca in ambito molecolare; attraverso l’analisi del Dna è possibile una più precisa classificazione delle piante delle collezioni viventi ma anche dei campioni essiccati che abbiamo a disposizione nel nostro Erbario e che costituiscono degli esempi (li chiamiamo primi tipi) di specie che oggi non troviamo più o che esistono soltanto in determinate zone.

 

In particolare, un patrimonio che vale la pena mettere in ordine e classificare è la famosa collezione dei funghi del Saccardo. Inoltre a mantenere tutta la tradizione che abbiamo di ricerca nella conservazione del germoplasma.

 

Altri progetti con risvolti molecolari ed evolutivi riguardano lo studio dello sviluppo fiorale nelle Ninfee, angiosperme basali, e lo sviluppo dei tegumenti dei semi delle Gimnosperme. Questi studi hanno ottenuto finanziamenti europei rendendo possibile la creazione di un network di ricercatori che lavorano in sinergia.

 

I risultati scientifici ottenuti fino ad oggi sono infatti oggetto di discussione e scambio di idee a livello internazionale, come succede per esempio anche con i semi delle piante qui conservati. La conservazione del germoplasma, quindi la raccolta, la pulizia e la catalogazione dei semi è un aspetto molto importante perché nel territorio molte specie sono a rischio di estinzione, ma conservando i semi riusciamo a garantire il perpetuarsi di questa specie almeno in ambiente controllato, come può essere quello di un orto botanico.

 

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©Orto Botanico dell'Università di Padova

In queste settimane in corso importanti lavori. Di cosa si tratta e come cambierà l'orto botanico?

Nella parte antica, l’Orto si arricchirà di un nuovo percorso, la cui apertura avverrà nel 2022, per gli 800 anni dell’ateneo. Al percorso museale, che ruoterà attorno ad una antica spezieria e all’uso delle piante medicinali, si accederà dall’Orto.

 

I visitatori potranno apprezzare, oltre agli strumenti dello speziere, i tesori nascosti dell’Erbario (il quarto erbario in Italia per il numero di essiccata presenti, circa 700.000) e della biblioteca, fondati nel 1835. Il percorso si snoderà, contestualizzandolo dal punto di vista storico, in un racconto sulle piante medicinali, sulle loro proprietà e il loro uso.

 

Nel Giardino della Biodiversità si sta realizzando una caffetteria. Tale intervento rappresenta un'importante opportunità, che consentirà di offrire al pubblico un servizio di ristoro basato su criteri tematici e qualitativi che darà un nuovo incentivo alla visita. 

 

Quali sono i pubblici principali dell'orto botanico di Padova? Fatto salvo il Covid-19, più o meno quanti sono i visitatori annui?

L'Orto botanico di Padova nel 2019 ha registrato più di 180.000 ingressi, con visitatori dall'Italia e dal mondo. Oltre a un numero cospicuo di studentesse e studenti in visita provenienti da scuole di ogni ordine e grado del Triveneto, soprattutto in primavera, l'Orto botanico è una delle mete più scelte dai turisti che visitano Padova e Venezia. 

 

Ma l'Orto botanico è anche un posto in cui tornare, per non perdersi le meraviglie che riserva in ogni stagione. Sono in molti ad aver scelto la formula dell'abbonamento annuale che dà diritto a ingressi illimitati e permette di partecipare alle attività programmate nel corso dell'anno, il più delle volte comprese nell'abbonamento o nel biglietto. Tra loro ci sono anche le famiglie, che possono acquistare un abbonamento speciale e prendere parte alle iniziative per i più piccoli.

 

Come avete portato avanti le vostre attività durante l'emergenza sanitaria?

A partire dalla primavera 2020 la programmazione culturale dell'Orto botanico è cambiata, adattandosi al periodo.

 

La prima scelta importante ha riguardato Risvegli, il festival che l'Orto botanico di Padova dedica alla curiosità e alla scienza e che dal 2016 rappresenta la primavera scientifica dell'Università di Padova. Inizialmente programmato in presenza dal 30 aprile al 3 maggio, il festival è stato completamente rimodulato, dilazionandone gli appuntamenti nel tempo e proponendolo per tappe, le prime delle quali realizzate via web, mentre la terza in presenza, nei mesi estivi.

 

Questa scelta ha reso possibile raggiungere ospiti di livello nazionale e internazionale e parlare a un pubblico più ampio anticipando i risultati al periodo che precede la riapertura fisica dell’Orto e incentivando la partecipazione. Grazie alle tecnologie digitali, la quinta edizione del festival ha visto aggiungersi alla sua consueta platea di carattere prevalentemente locale nuovi target da tutta Italia. Complessivamente le due tappe digitali hanno registrato una copertura dei post pari a 350.000 utenti.

 

Nei mesi estivi l’allentamento delle prescrizioni legate all’emergenza sanitaria ha reso possibile la realizzazione di un cartellone di appuntamenti in presenza all’aperto, nel rispetto delle normative anti Covid-19. Arte, musica, spettacolo e attività per famiglie sono tornati protagonisti della stagione estiva. Riaccogliere ‘dal vivo’ pubblico ed artisti e ripartire dalla bellezza e dalla cultura ha rappresentato il vero senso del ‘risveglio’ dell’Orto botanico. 

 

Per questo 2021 siamo al lavoro alla programmazione dei nuovi appuntamenti, alcuni sicuramente in digitale. E altri, speriamo, dal vivo, sempre nel rispetto della salute di tutti noi, con l'idea che la cultura debba sempre trovare una strada.

 

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