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Omeopatia: l'AIFA riconosce nuovi prodotti

I preparati omeopatici verranno introdotti nel prontuario farmaceutico nazionale. Questo è un traguardo importante per l'omeopatia e gli utenti ne trarranno molti vantaggi, per chiarezza d'indicazioni e per il contenimento dei costi. Esiste però un rovescio della medaglia che riguarda le aziende produttrici e gli investimenti economici che dovranno sostenere per approntare l'iter burocratico.

Omeopatia: l'AIFA riconosce nuovi prodotti

Udite udite l’Agenzia Italiana del Farmaco ha dato il via al riconoscimento dei preparati omeopatici e a partire da gennaio 2019 i medicinali omeopatici in commercio dovranno aver ottenuto l’AIC, l’autorizzazione all’immissione in commercio.

Ma questa è davvero una notizia positiva?

Vediamo di capire meglio cosa sta accadendo in questo scenario di grande trasformazione forse più di natura economica che culturale.

 

Riconoscimento dei preparati omeopatici

Come ben sappiamo in Italia la medicina omeopatica non è riconosciuta, di conseguenza nemmeno i rimedi omeopatici che possiamo in ogni caso reperire in farmacia, ma che sono privi del cosiddetto “bugiardino”, senza informazioni su indicazioni e posologia. I costi poi dei preparati sono alquanto alti il che rende l’omeopatia una pratica per pochi.

Il riconoscimento dei rimedi omeopatici in Italia consente una regolamentazione della pratica, dei medici che la esercitano e delle indicazioni che riguardano l’uso dei preparati.

Anche i costi potrebbero subire una riduzione a fronte di una maggiore diffusione sul mercato e forse la loro introduzione nel prontuario farmaceutico nazionale con prescrizione a carico del Sistema Sanitario Nazionale.

Questo è un grande passo avanti che serve anche a proteggere l’utente finale da indicazioni errate sulle proprietà dei rimedi omeopatici.

 

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I costi del riconoscimento

Questo traguardo però non è indolore. In realtà costa, costa molto, anzi moltissimo. L’iter burocratico applicato alle aziende produttrici è lo stesso applicato alle multinazionali del farmaco e senza essere grandi esperti in materia possiamo capire che la debacle sarà feroce e non tutti potranno sopravvivere economicamente a questo riconoscimento.

Fino a qualche tempo fa sul mercato italiano vi erano circa 6000 preparati omeopatici che sono drasticamente diminuiti a circa 3000 da quando nel 2016 è iniziato il processo di accreditamento dei dossier sui rimedi in questione, perché il costo iniziale di ogni singolo dossier è intorno ai mille euro per farmaco, destinato ad aumentare fino a 20 volte tanto.

Il rinnovo dell’AIC poi sarà a cadenza quinquennale con relativo pagamento e anche le modifiche alla composizione del preparato avrà un ulteriore costo.

La conseguenza è che molte aziende del settore saranno in difficoltà e molti rimedi non verranno prodotti per arginare le spese di registrazione. Sul nostro mercato però ci sono molti marchi stranieri, estremamente diffusi quelli francesi, che potrebbero rappresentare un’alternativa laddove ci fosse una mancanza di produzione italiana e anche questo aspetto potrebbe rappresentare un’ulteriore difficoltà per le aziende nazionali.

Speriamo che il Ministero valuti tutti gli aspetti relativi alle procedure di riconoscimento del rimedio omeopatico, e che se selezione ci deve essere, sia una selezione qualitativa!!!!


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