Intervista

Shiatsu, Medicina Cinese e Qi Gong: intervista al Maestro Franco Bottalo

Franco Bottalo inizia lo studio e la pratica delle Discipline Energetiche Orientali nel 1983. Allo Shiatsu seguono la Medicina Cinese, studiata prima sotto la guida di Nguyen Van Nghi e quindi in Cina.
Nel 1994 inizia lo studio e la pratica del Qi Gong con il Maestro Wu Tian Chen.

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Da 35 anni ti occupi di Shiatsu e Medicina Cinese: cosa ti guida nel proporre ad una persona che si rivolge a te lo Shiatsu, gli Oli Essenziali, l'Alimentazione Taoista o il Qi Gong? 

Alcune persone vengono già con una richiesta specifica o semplicemente, conoscendomi per uno degli aspetti che tratto, lo richiedono. Solitamente è con il primo colloquio e trattamento che mi oriento, anche per capire cosa la persona è disposta a fare.

Ad esempio, lo Shiatsu richiede disponibilità ad incontri regolari ripetuti, ma la persona non deve fare altro. Le altre modalità, una volta date le indicazioni di base, possono essere praticate individualmente, ma con una certa disciplina e costanza.

L'uso degli oli essenziali esige che la persona li applichi su di sé tutti i giorni e anche il Qi Gong ha bisogno di pratiche quotidiane.

L'alimentazione è in un certo senso la cosa più impegnativa di tutte poiché richiede un cambiamento nelle proprie abitudini alimentari magari consolidate in decenni e a cui sono associati anche vissuti emotivi.

Alcune persone sono molto disponibili a praticare Qi Gong tutti i giorni, ma non accetterebbero mai di cambiare anche piccoli aspetti del loro modo di alimentarsi; altre, sono pronte a cambiare dieta ma non intendono praticare.

Spesso accade anche che si parta dal lavoro su di un aspetto e poi nel tempo vengano introdotti anche gli altri, o solo alcuni; non c'è una regola assoluta, non per me almeno.

Nasco dal contatto manuale dello Shiatsu, resta il campo in cui mi sento più a mio agio e lo ritengo uno strumento potente per consentire alla persona di accedere ad aree del proprio sé dimenticate o rimosse poi, però, cerco di capire e accettare i bisogni e i limiti della persona.

 

Come, secondo te, una persona può orientare la ricerca tra i vari rimedi naturali e sapere quale strada è più adatta alle proprie caratteristiche?

Dobbiamo distinguere se la persona si rivolge a qualcuno o se valuta da sola quale siano le vie più opportune.

In questo secondo caso direi che il criterio è di provare mantenendo un ascolto aperto sulla via intrapresa, su quanto risuoni e possa esserci utile, al di là di quello che abbiamo letto o che ci è stato detto da amici e conoscenti.

Nel primo caso invece ritengo che la cosa importante non sia tanto il tipo di terapia ma il terapista. Se scegliamo di avere “una guida”, è il rapporto che riesce a crearsi che conta e la tecnica o il rimedio diviene allora solo lo strumento che ci consente di portare avanti il nostro percorso.
 

Oltre ad essere Terapista, sei Direttore della Scuola Shiatsu Xin di Milano, fondata nel 1987, e tieni seminari in tutta Italia. Molti anni di insegnamento e trattamento individuale, cosa ti hanno insegnato per la tua evoluzione personale?

Penso che alcune cose siano uguali per tutti e in tutti i campi: quando si inizia si ha molto entusiasmo, dopo un po' di anni sentiamo di avere imparato un mucchio di cose e di essere dei veri professionisti, di poter fare molto per gli altri e di avere cose molto interessanti da dire o da scrivere.

Questo entusiasmo ci aiuta ad andare avanti, ci dà una positività che smuove grandi cose. Proseguendo ancora ci rendiamo conto della vastità sconfinata del campo in cui ci stiamo muovendo, sentiamo che forse non ne sapremo mai abbastanza e che quello che sappiamo non lo sappiamo davvero.

Ricordo che anni fa, durante la pausa di un seminario, dissi che stavo studiando alcune cose di Medicina Cinese ed una persona del gruppo mi guardò stupita… “Perché, hai ancora delle cose che devi imparare sulla Medicina Cinese?” E' curioso come l'evoluzione a volte possa apparirci come una involuzione.

Quando la finestra si apre un po' di più ci possiamo sentire come accecati dalla luce e poi, quando ci abituiamo, questa luce ci fa vedere lo sporco nei vari angoli della stanza che quando il cielo era grigio ci pareva perfettamente pulita!

Trattare le persone e insegnare è un modo per consentirci di aprire questa finestra; in realtà sono le persone con cui ci mettiamo in relazione (allievi o pazienti) che la aprono e a volte questo ci disorienta, altre volte ci entusiasma.
 

Hai scritto molti testi specialistici cui moltissime persone attingono, indipendentemente dalla Scuola di Shiatsu che frequentano. Ne sei fiero? Vanno oltre i diversi stili di Shiatsu esistenti?

Scrivere per me è anche un modo per parlare di cose che in realtà non conosco; ho spesso la sensazione che scrivendo io impari qualcosa che prima non sapevo.

La stessa sensazione ho quando tengo un seminario. Si, penso che nei miei libri vi siano delle cose utili per la crescita personale, ma la sensazione è che vi siano arrivate in qualche modo ed io mi sia limitato a trascriverle.

Non è solo per il fatto che i contenuti derivino in buona parte dagli insegnamenti orali del Maestro Jeffrey Chong Yuen, a volte pare proprio che le parole si formino per conto loro e io mi limiti a batterle sulla tastiera.

Naturalmente non è sempre così; ogni libro è anche un lavoro meticoloso di organizzazione della conoscenza che ci pare di avere e che vogliamo trasmettere ad altri.

Gli stili di shiatsu in sé non contano nulla, quello che conta è quello che riesce a farne ciascuno di noi. Sono solo strumenti: con alcuni sentiamo una maggior affinità e con altri meno.

 

Se dovessi dare un consiglio valido per tutti, per coltivare maggiormente benessere e salute, quale sarebbe?

Non pensare che lavorare su benessere e salute significhi tornare ad una condizione che avevamo nel passato od a una condizione ideale, ma rendersi conto che la salute è un processo che richiede una continua disponibilità a cambiare, che si deve andare avanti anche se a volte ci pare di andare indietro.

La coltivazione richiede impegno e fede nelle proprie risorse. Possiamo avere supporti esterni (terapisti, libri, amici), ma nessuno può fare il lavoro per noi; se non siamo convinti di avere in noi le risorse, nessuno può darcele.