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Le piante che non vanno prese a lungo: perché e quali sono

Alcune piante officinali richiedono cicli brevi, pause programmate o uso occasionale: vediamo quali sono e perché non è indicato un uso prolungato

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Perché alcune piante richiedono cicli brevi

Le piante officinali non agiscono tutte negli stessi tempi: alcune hanno effetti nel breve termine e si assumono al bisogno, mentre altre richiedono tempi più lunghi per avere azione.

In generale, però, le piante officinali non dovrebbero essere assunte per lunghi periodi e alcune più di altre richiedono cicli brevi di utilizzo. 

Esistono infatti rimedi naturali che agiscono ad esempio sul sistema immunitario, sul sistema nervoso o sull'apparato gastrointestinale che possono dare assuefazione o avere effetti collaterali se usati in modo prolungato.
 

I rischi dell’uso prolungato

Assumere una pianta officinale per molto tempo potrebbe ridurne l'efficacia. L’uso continuo di un rimedio potrebbe infatti portare l’organismo ad abituarsi e, di conseguenza, la risposta terapeutica potrebbe diminuire, rendendo necessario aumentare le dosi.

Un altro rischio è quello che si manifestino effetti collaterali, anche per piante considerate sicure. Ad esempio, le piante con azione tonica possono iniziare a causare agitazione, insonnia o nervosismo se assunte in modo continuato.

Tra i rischi più importanti vi è però quello di mascherare un sintomo che è il segnale di un problema di fondo. Quando un rimedio naturale funziona spegnendo o alleviando un sintomo, l’uso prolungato può ritardare la diagnosi di condizioni cliniche che richiedono un intervento medico. 


Le principali piante da usare con cautela

Tra le piante da usare con cautela e per brevi periodi troviamo sicuramente la senna e altri purganti antrachinonici come aloe, cascara, frangola e rabarbaro.

Questi rimedi vengono spesso utilizzati per la stitichezza cronica ma sono rimedi irritanti che possono portare a impigrire ulteriormente l'intestino e a dare una sorta di dipendenza. Questi purganti andrebbero utilizzati per la stitichezza occasionale al bisogno o al massimo per alcuni giorni o una settimana. Molte persone le utilizzano invece in modo continuativo peggiorando la stitichezza. 

Un'altra pianta da usare con cautela è l'iperico, rimedio consigliato per il tono dell'umore e la depressione lieve. In generale l'iperico è una pianta che può dare svariate interazioni con altre piante, farmaci e alimenti, quindi è da somministrare con attenzione verificando prima l'uso concomitante con altri rimedi o medicinali. Inoltre, quando assunto per via orale, andrebbe sospeso durante la stagione estiva poiché può dare fototossicità.

Tra le piante da somministrare per brevi periodi troviamo poi l'echinacea, usata per prevenire influenza e sintomi influenzali grazie alla sua azione immunostimolante. Questo rimedio non va assunto oltre le otto settimane per evitare una riduzione dell'azione e la comparsa di effetti collaterali.

Infine, tra le piante da non assumere per lunghi periodi rientra anche il ginseng, che non andrebbe usato per più di tre mesi per evitare effetti collaterali e assuefazione.
 

Come gestire pause e rotazioni

La maggior parte dei rimedi naturali andrebbe assunta come supporto, cioè per avere un aiuto nella riduzione dei sintomi mentre si correggono alimentazione e stile di vita. Altri, vengono consigliati nei cambi di stagione, quindi sempre per periodi brevi.

Nel caso dei lassativi, ad esempio, senna e piante dall'azione simile si assumono per la stipsi occasionale. Se la stitichezza è cronica, meglio agire sull'alimentazione e sullo stile di vita, quindi attraverso movimento e assunzione adeguata di fibre e acqua; per un supporto nella stipsi cronica si possono usare altri lassativi come la malva o i semi di lino.

L'echinacea è invece un rimedio che si assume durante la stagione autunnale e invernale a cicli di otto settimane con una pausa di un mese tra un ciclo e il successivo. 

Il ginseng può essere un supporto durante i cambi di stagione e nei periodi di forte stress e lo si può assumere per al massimo tre mesi, con una pausa di un mese tra un ciclo e l'altro.

L'iperico, come già accennato, dovrebbe essere sospeso nei mesi estivi e il suo uso andrebbe consigliato dopo aver escluso possibili interazioni con terapie o uso di altri integratori.

Per gestire al meglio pause e rotazioni quando si assumono più rimedi, l'ideale è rivolgersi a un erborista professionista che sappia consigliare al meglio rimedi personalizzati nel corso dell'anno.