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Cibus: confermata l'edizione 2022

Si chiude con successo l'edizione 2021 di Cibus, la prima manifestazione internazionale a ripartire dopo la pandemia, e già si pensa all'appuntamento del 2022.

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Cibus riparte con successo

Dopo un anno e mezzo piegato dalla pandemia, la voglia di ripartire si sente nell’aria. Si vede negli sguardi delle persone tornate alla socialità, si legge anche negli indicatori economici tornati in positivo dopo una profonda recessione.

 

Il settore fieristico italiano ha deciso di ripartire da Parma, il cuore della food valley nostrana, con la ventesima edizione di Cibus, il salone internazionale dell’agroalimentare. Una kermesse che in origine doveva tenersi a maggio 2020 ma è stata rimandata a più riprese in virtù dell’evolversi dell’emergenza sanitaria, fino a trovare la sua collocazione definitiva dal 31 agosto al 3 settembre 2021.

 

Una scommessa che in prima battuta poteva sembrare azzardata ma, stando ai numeri, ha colto nel segno. Nonostante le restrizioni in vigore per evitare la diffusione del virus, infatti, oltre 2mila espositori si sono riuniti a Parma, presentando circa 500 nuovi prodotti e animando incontri, dibattiti e concorsi. 40mila i visitatori, di cui 2mila dall’estero. Già confermata la prossima edizione, in programma a partire dal 4 maggio 2022.

 

Agroalimentare, la sostenibilità al centro

Non si può parlare di agroalimentare senza interrogarsi sulla sostenibilità. Un tema che effettivamente, tra promesse e fatti concreti, è ormai stabilmente al centro delle strategie delle aziende e delle loro campagne di comunicazione.

 

In questo senso un’enorme opportunità arriva dai massicci pacchetti di rilancio post-Covid. Il Piano nazionale di ripresa e di resilienza (Pnrr) varato dal governo di Mario Draghi stanzia quasi 60 miliardi di euro per la rivoluzione verde e la transizione ecologica, di cui 2,8 miliardi sono dedicati all’agricoltura sostenibile e all’economia circolare.

 

Anche il Green Deal europeo riguarda molto da vicino la filiera agroalimentare, soprattutto mediante la strategia Farm to fork (dal produttore al consumatore) varata lo scorso maggio. I suoi obiettivi principali per il 2030:

 

  • Ridurre del 50% l’uso di pesticidi chimici e dei rischi a essi correlati, oltre a sforbiciare almeno del 20% l’impiego di fertilizzanti.
  • Ridurre almeno del 50% le vendite di antibiotici per gli animali da allevamento e l’acquacoltura.
  • Coltivare a biologico almeno il 25% della superficie agricola dell’Unione.
  • Dimezzare lo spreco alimentare pro capite nell’ambito della distribuzione e del consumo; i target precisi verranno elaborati entro il 2023.
  • Armonizzare i sistemi di etichettatura per far sì che informino in modo chiaro e trasparente sugli aspetti nutrizionali, climatici e ambientali del cibo.

 

Obiettivi complessi e coraggiosi, obiettivi che non possono essere semplicemente dettati dall’alto dalle istituzioni. È indispensabile che ad accoglierli ci siano aziende e consumatori consapevoli, disposti a cambiare per garantire un futuro sostenibile al sistema alimentare nel suo insieme.

 

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