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Prana e Apana: in equilibrio respirando

Il prana è uno dei cinque Vayu, venti vitali tra i quali troviamo anche il meno noto apana. Come si organizza l'energia vitale che è dentro di noi e come avviene il risveglio del prana?

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©Aleksandr Davydov / 123rf.com

Il Prana nello yoga

Anche chi non è un assiduo praticante di una qualsiasi forma di yoga avrà sicuramente sentito parlare del prana.  

 

Prana è l’energia alla base dei fenomeni vitali, chiamata per l’appunto spesso “soffio” vitale e collegata pertanto alla respirazione

 

Molti addirittura confondono le due cose considerando il pranayama una disciplina del respiro, ovvero una metodologia per aumentare o migliorare l’assunzione di prana grazie alla respirazione. Ma in realtà, secondo i testi yogici originali e secondo quanto attesta uno yogi del calibro di Vivekananda, è il prana a muovere la respirazione e non viceversa.  

 

Prana e Apana

Una volta compreso che il prana è una energia indipendente dalla respirazione e che è alla base di tutti i fenomeni vitali dinamici, possiamo approfondire. Non esiste un solo prana ma possiamo sperimentarne varie forme, perlomeno cinque delle quali sono le più note negli esercizi kriya per prana

 

Queste cinque forme di energia vitale vengono chiamate pancha vayu”, in italiano “cinque venti”. Il primo è il prana propriamente detto e il suo movimento, sovrapposto come abbiamo prima osservato a quello della respirazione fisica, va dall’alto verso il basso. 

 

Noi spesso crediamo che passi dal naso per scendere nei polmoni ma in realtà l’energia pranica entra dalla sutura sagittale sopra la testa e scende fino al chakra della radice, il muladhara. L’energia che fa il movimento opposto, e che quindi sale ascensionalmente dal chakra della radice verso l’ombellico, è chiamata apana.
 

Gli altri tre Vayu

Per inciso, gli altri vayu - o forme di prana - sono il samana, ovvero l’energia che ha base nell’addome e che trasforma gli elementi digeriti grazie al cibo nell’energia che muove e mantiene la vita del corpo.

 

Un'altra forma è il vyana, l’energia pranica deputata alla distribuzione in ogni parte del corpo dell’energia creata da samana, che permette non solo di mantenere attive le membra ma anche di creare nuovi tessuti, nuovo sangue, nuove cellule. 

 

L’ultima forma di prana è upana, l’energia che sale dall’addome verso i chakra superiori, per trasformare le energie normalmente deputate al mantenimento della vita in energie spirituali, in grado di attivare i chakra superiori e liberare le esperienze mistiche.  
 

Le funzioni di Prana e Apana

Se udana è padroneggiata solo da rari yogi, e se samana e vyana agiscono automaticamente senza che la nostra consapevolezza possa più di tanto intervenire, tramite il pranayama è possibile agire sul prana e sull’apana, le prime due forme di vayu o vento vitale.  

 

Con il risveglio del prana aiuta a mantenere in salute e ben nutrito il cervello e gli organi sottili collegati alla testa, ovvero i centri deputati all’intuizione, alle percezioni interiori e sottili, alla comunicazione, al discernimento. 

 

Controllando apana è invece possibile sentire l'energia concretamente nella zona pelvica, dove normalmente si concentra per salire. 

 

E’ un’energia collegata alle funzioni escretorie e a quelle legate ai fluidi seminali. A livello sottile, è l’energia legata alla purificazione, all’eliminazione delle vibrazioni negative o esauste, a un utilizzo corretto e bilanciato delle energie vitali sessuali.  

 

Se apana è ben gestito, di conseguenza tutta la chimica dell’apparato digerente non dovrebbe manifestare alcun problema, il che significa che il corpo non abbisogna di grandi quantità di cibo, e allo stesso tempo è in grando di digerire quasi tutto senza disagi.
 

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