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Welfare e PNRR, cosa non sappiamo

Dopo essere stato sacrificato per anni, il welfare sembra ritrovare lo spazio che merita nel PNRR. Restano, però, alcuni interrogativi ancora aperti.

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©piksel / 123rf.com

PNRR, un’occasione da non perdere

Tra gli argomenti che dominano il dibattito politico e mediatico, in cima alla lista c’è il PNRR, Piano nazionale di ripresa e resilienza. È il documento strategico con cui l’Italia comunica all’Unione europea come intende spendere il colossale pacchetto di aiuti che le è stato assegnato. 

 

Riscontrando che la nostra economia è stata travolta in modo particolarmente duro dalla crisi pandemica, le istituzioni europee hanno deciso di destinarle la fetta più consistente del piano Next Generation Eu: si parla di 191,5 miliardi di euro da impiegare nel periodo 2021-2026, di cui 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto.

 

Si tratta di un’occasione da non perdere. “La credibilità delle nostre istituzioni ed il futuro della nostra economia dipendono dalla capacità di spendere bene e con onestà questi fondi”, ha messo in chiaro il premier Mario Draghi.

 

Quando spazio c’è nel PNRR per il welfare

Dopo essere stato sacrificato a più riprese per l’esigenza di far quadrare i conti, proprio nel PNRR il welfare sembra riprendersi lo spazio che merita. Su di esso infatti sono incentrate tre missioni su sei:

 

  • Istruzione e ricerca, con 19,44 miliardi di euro per il potenziamento delle strutture didattiche a tutti i livelli, dai nidi (a cui vanno 4,6 miliardi) agli istituti professionali (1,6 miliardi), fino alle università (con quasi un miliardo per gli alloggi per studenti e mezzo miliardo per le borse di studio) e ai dottorati (430 milioni).
  • Coesione e inclusione, categoria suddivisa a sua volta in tre: politiche per il lavoro (6,66 miliardi), infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore (11,17 miliardi) e interventi speciali per la coesione territoriale (1,98 miliardi). Passando in rassegna le varie voci di spesa, si trovano per esempio 500 milioni per l’autonomia delle persone disabili, 700 milioni per lo sport e l’inclusione sociale, 3,3 miliardi per i progetti di rigenerazione urbana volti a prevenire le situazioni di marginalità.
  • Salute, un tema che negli ultimi due anni è prepotentemente salito in cima alla lista delle priorità. Su un totale di 15,63 miliardi, 7 vanno al rafforzamento della medicina territoriale e della medicina e gli altri 8,63 all’innovazione, alla ricerca e alla digitalizzazione del servizio sanitario nazionale.

 

Welfare e PNRR, gli interrogativi ancora aperti

Al momento non ci sono gli elementi per poter fare previsioni realistiche su come andrà a finire. La Commissione europea ha dato parere positivo sul PNRR e ha erogato la prima tranche di prefinanziamenti da 24,9 miliardi, ma ci vorranno ancora anni per mettere in pratica tutte queste misure. Welforum, l’Osservatorio nazionale sulle politiche sociali, solleva l’attenzione su alcune questioni operative ancora da chiarire:

 

  • Come saranno ripartiti i fondi tra regioni? Per ora, l’unico punto fermo sta nel fatto che il 40% della cifra complessiva sarà destinata al Mezzogiorno.
  • Gli interventi sanitari territoriali saranno realizzati soltanto dalle strutture del servizio sanitario nazionale o anche da quelle private?
  • Molto spesso la dimensione puramente sanitaria è legata a doppio filo a quella sociale. Leggendo il PNRR, però, gli obiettivi appaiono scollegati tra loro. Ci sarà un trait d’union?