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The Crown, una produzione all'insegna della sostenibilità

Raccontare le traversie e i fasti della monarchia inglese riducendo il più possibile l’impatto ambientale della produzione. È la sfida vinta da The Crown, pluripremiata serie Netflix.

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©Netflix / The Hollywood Archive Picture Lux/LaPresse Only Italy

The Crown, una serie tv appassionante e sostenibile

Si deve sempre accettare la propria responsabilità, secondo me. In ogni circostanza”. A pronunciare queste parole è Claire Fox, nella sua magistrale interpretazione della regina Elisabetta II per la pluripremiata serie Netflix The Crown.

 

Nella sceneggiatura il suo interlocutore è il primo ministro Harold Macmillan, redarguito per la sua gestione altalenante della crisi del canale di Suez. Ma si tratta di una lezione evergreen che possiamo fare nostra in tanti ambiti diversi. Primo fra tutti, il nostro rapporto con il Pianeta.

 

Anche su questo fronte The Crown sorprende in positivo. Voltando le spalle agli sperperi che per lungo tempo hanno caratterizzato l’industria televisiva, fin dalla prima stagione la produzione ha riservato una forte attenzione al proprio impatto ambientale. Con risultati encomiabili.

 

Il merito è soprattutto della partnership con Greenshoot, una società specializzata che a partire dal 2009 ha aiutato circa 500 produzioni televisive, cinematografiche e pubblicitarie a diminuire le loro emissioni di CO2 e adottare le più evolute best practice in materia di sostenibilità.

 

Come funziona il programma Green Screen

Il programma messo a punto da Greenshot prende il nome di Green Screen. La casa di produzione si registra all’apposito sito, compila un questionario e riceve un calcolo preliminare delle emissioni associate alle riprese, una policy ambientale redatta ad hoc e una serie di strategie. Selezionate quelle più attinenti alla propria realtà, le sottoscrive formalmente.

 

A questo punto, la strategia diventa una vera e propria dichiarazione d’intenti pubblica che può anche essere sottoposta ai fornitori, esigendo da loro il rispetto di standard ben precisi.

 

Sul set è presente un Green Steward che identifica le aree critiche, dà indicazioni pratiche per affrontarle e monitora i progressi raggiunti. Ad oggi circa 350 persone hanno seguito la formazione necessaria per coprire questo incarico; per molte di loro, è anche un modo per rompere il ghiaccio e muovere i primi passi nell’industria dell’entertainment.

 

Alla fine di questo percorso, la produzione riceve il suo bollino di garanzia che, a seconda dei risultati, può essere Green, Silver o Gold. Partita dal livello base, la produzione di The Crown è arrivata a conquistare l’ambita certificazione Gold.

 

Le misure per ridurre l’impatto ambientale sul set

Una strada adottata da innumerevoli aziende per ridurre la propria impronta di carbonio è quella di compensare le emissioni, per esempio sostenendo progetti di riforestazione.

 

Gli esperti di Greenshot, però, esortano a intervenire a monte, evitando di produrre gas serra e rifiuti. Dal loro punto di vista, la compensazione è semmai una misura aggiuntiva per la quale si può fare riferimento a un ristretto nucleo di partner di comprovata affidabilità.

 

Nel concreto, quindi, come è stato possibile ridurre l’impatto ambientale sul set di The Crown? Un articolo pubblicato da EcoAge cita alcune misure:

 

  • E' stata condotta una verifica dei consumi ed è stata prodotta energia mediante generatori solari;
  • si è evitato l’uso di circa 26mila bottiglie in plastica;
  • per le trasferte, il treno è stato preferito all’aereo;
  • sono stati privilegiati materiali sostenibili anche per i costumi, che hanno contribuito in modo determinante al fascino della serie per la loro pregevole fattura e la loro incredibile fedeltà agli originali.

 

Tra i fan ferve l’attesa per le ultime due stagioni che ripercorreranno la storia della dinastia Windsor dagli anni Novanta fino a oggi, raccontando anche momenti carichi di emozione come la tragica fine di lady Diana. Nel frattempo, dietro le quinte si lavora senza sosta anche per raggiungere nuovi – e più ambiziosi – target in termini di sostenibilità.