Intervista

Low Waste Living, intervista a Laure House

Laure House, promotrice del Low Waste Living ci ha raccontato qualcosa di più sui cinque pilastri di uno stile di vita a basso impatto e su come integrarli con la vita quotidiana.

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©rawpixel -123RF

Produrre il minimo di rifiuti

Low Waste Living, ovvero uno stile di vita con la più bassa produzione possibile di rifiuti.

Come è possibile riuscire a vivere a basso impatto in questi tempi moderni dove il nostro cestino dell’immondizia si riempie a ritmo incessante?

Ce lo dice Laure House, attiva in Francia e in Asia per sensibilizzare sul tema, raccontando la propria esperienza, condividendo aneddoti e consigli per riuscire in questo intento nobile ed utile.

Laure ci dice che sì, è possibile. Le abbiamo fatto qualche domanda.
 

Cosa si intende in linea generale con Low Waste Living?

Io parlo di Low Waste Living piuttosto che di Zero Waste Living perché ridurre a zero la propria produzione di rifiuti è, ad oggi, impossibile.

Quindi è una questione, innanzitutto, di onestà:  Low Waste Living è uno stile di vita ed un movimento sociale che propone una presa di coscienza dei propri comportamenti come soluzione al problema dei rifiuti.

Esiste da circa una decina di anni e si basa sull’evitare tutto ciò che è non-riciclabile.
 

Cosa ti ha spinta verso il Low Waste Living?

I motivi sono molteplici ma, principalmene, sento forte la spinta di non voler contribuire all’inquinamento per preservare le risorse del pianeta, che non sono infinite.

Io mi sono avvicinata al Low Waste Living anche a sostegno di un'idea di tutela della salute: molti dei prodotti che compriamo ed usiamo, come involucri di palstica, bottiglie, mobili, colori e vernici, tappetini yoga e mille ancora, contengono i cosiddetti interferenti endocrini, ovvero sostanze chimiche che alterano la nostra produzione di ormoni alternando i cicli riproduttivi, di sonno, di fame, eccetera, rovinando la nostra salute.

Un motivo valido e sufficiente per passare a un Low Waste Living è anche semplicemente quello di volersi prendere cura di sé.
 

I motivi politici: "comprare" è sinonimo di "votare"

Esistono anche motivi politici naturalmente: come il fatto che comprare, evidentemente, equivale a votare e più compriamo più incrementiamo la produzione di prodotti dannosi per l’ambiente.

Esistono anche motivi economici: non hai idea di quanti soldi riesca a risparmiare con questo stile di vita.

I motivi ambientali sono gli ultimi che cito, non per importanza: tutta quella immondizia finisce nell'inceneritore o in discarica, contribuendo al surriscaldamento globale. Forse non riuscirò a cambiare il mondo ma ho cambiato in meglio il mio mondo da quattro anni a questa parte.
 

Su cosa si basa esattamente uno stile di vita Low Waste Living?

Si basa esattaente su cinque pilastri e su due condizioni di base.

Le condizioni sono almeno due:

  • Imparare a leggere le etichette in modo da evitare podotti dannosi e non riciclabili;
  • Imparare a produrre da soli un sacco di cose. Cosa che è anche divertente.

Procediamo coi pilastri:

  1.  Rifiutare: tutto ciò che non si vuole (buste di plastica) e che non ci serve (consapevolezza dei nostri bisogni). Dire di no è un buon primo passo per diffondere consapevolezza.
  2. Ridurre al minimo ciò che non è possibile evitare di acquistare. Questo significa minare le basi consumistiche e materialiste della nostra società, nella quale si crede che per essere felici si debba comprare ed avere. Ma la felicità è collegata al tempo per sé stessi e alla condivisione con gli altri. Quindi molto meglio chiedere il trapano al vicino piuttosto che comprarne uno nuovo per noi (con tutto quello che comporta di imballaggio ogni prodotto nuovo!): faremo amicizia e risparmieremmo soldi.
  3. Riutilizzare: incrementare l’acquisto di beni di seconda mano, imparare l’arte del riparo e imparare i mille (ri)usi di vetro e metallo. Ci renderemo presto conto di come per secoli siamo riusciti a vivere senza plastica!
  4. Riciclare: anche qui ci vuole consapevolezza perché il processo di riciclo consuma di per sé grandissime quantità di energia (sai quali temperature servono per rifondere vetro o metallo?) Quindi riciclare solo quando non si può riusare.
  5. Compostare: facciamo riferimento alla materia organica, da non mischiare mai col resto dei rifiuti. E anche in questo caso online possiamo trovare una marea di informazioni sul come riutilizzare alcune parti del cibo comunemente considerate scarti.


Avete mai provato la buccia di anguria sottaceto o la buccia di cipolla e aglio in polvere da usare come spezia?

In questo modo, in un mese produco un ammontare di riufiti che sta in un barattolo di vetro. E’ una bellissima sensazione.
 

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