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Armadio Verde: è giunta l'ora del re-commerce

"To swap", scambiare: da questa forma antica di commercio che per corsi e ricorsi storici sta ritornando in auge e si ammanta di valori eco-solidali, nel rispetto dell'ambiente e del pianeta ecco il progetto Armadio Verde.

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©Armadio verde

Avete mai sentito parlare di Armadio Verde? E’ un’iniziativa 2.0 di economia circolare.

Una start-up nata nel 2011 a Milano come “swapping-boutique” per le mamme che, dal 2015 è sbarcata online capitalizzata da importanti fondi d’investimento italiani.

 

Armadio Verde e re-commerce

Dal 2000 abbiamo imparato il significato del termine e-commerce, perché da allora si sono fatti strada nuovi canali di commercio, acquisto e vendita on-line, negozi virtuali, spesa con un click, pagamenti veloci con carte di credito o prepagate.

Oggi, dopo anni di consumismo sfrenato, anche il mondo elettronico si pone l’obiettivo di creare circuiti virtuosi che possano creare business ma con attenzione al pianeta.

Ecco che nasce il “re-commerce”, e Armadio Verde è il primo re-commerce italiano. Cosa significa?

Un e-commerce che ridona valore all’usato e lo rimette in circolo, sul mercato: Armadio Verde nello specifico si occupa di abbigliamento usato di bambino, donna, uomo e accessori, come scarpe e borse in buone condizioni.

Quest ultimo aspetto è essenziale. Il messaggio non è quello di disfarsi di capi d’abbigliamento da buttare ma di dare nuova vita a quei capi che non vengono più indossati, perché magari si è cambiato taglia, perché non ci piacciono più, perché ciò che andava di moda l’anno scorso non fa più al caso nostro.

Come si legge sul sito l'intenzione è quella di proporre quei capi d’abbigliamento o accessori che siano qualitativamente alla medesima altezza di quanto normalmente vorremmo acquistare ed indossare.
 

Armadio Verde, lo scambio torna di moda

Il modello di business di Armadio Verde si fonda sullo scambio.

Su Armadio Verde ci si registra e si entra in una macro-community in cui scambiarsi abiti e accessori in buone condizioni.

La pagina facebook @armadioverde fornisce informazioni aggiornate quotidianamente. Si può prenotare il ritiro gratuito della merce ben conservata e lavata.


Una volta giunti in azienda i capi d’abbigliamento vengono controllati e, se approvati, vengono corredati di una scheda informativa del prodotto con marca, taglia, composizione e valutazione. Quest’ultima è espressa con delle “stelline” che sono anche la moneta di scambio sul portale di Armadio Verde per il cliente che ha inviato la merce.

Attraverso le stelline l'utente può acquistare a sua volta altri capi aggiungendo pochi euro a pezzo.

I capi  vengono fotografati e pubblicati sul sito, una vetrina aggiornata quotidianamente dove si può acquistare direttamente ciò che interessa.


Gli indumenti che invece non passano la selezione e vengono scartati, qualora il proprietario non reclami la restituzione, vengono devoluti gratuitamente ad alcune onlus, come Humana People to People, che utilizza gli scarti dei tessili per sostenere attività umanitarie. Insomma un nuovo modo sostenibile e solidale per generare una nuova economia più vicina all’uomo e al suo ambiente.

 

La Mission di Armadio Verde

Vogliamo creare un ecosistema virtuoso che possa avere un impatto concreto sulle nostre vite e sul nostro pianeta. Un esempio di economia circolare che si basa sul concetto di riutilizzare, riciclare e ridurre tutto quello che oggi abbiamo nelle nostre case. Non solo vestiti, scarpe o borse, noi vogliamo far circolare più cose possibile.

Ma chi sono gli ideatori di Armadio Verde? Si tratta di una coppia, Eleonora Dellera e David Erba che con l’arrivo dei loro figli si sono resi conto del breve ciclo di vita che hanno i capi d’abbigliamento per bambini: da lì tutto ha avuto inizio.

Nel tempo, all'abbigliamento per l’infanzia si è aggiunto quello femminile e in ultimo quello maschile, con un aumento del giro di affari che ha richiesto un magazzino di più ampie dimensioni.

 

Armadio Verde e il green-impact

La Filosofia di Armadio Verde è strettamente associata all'impatto ambientale dell’industria tessile.

Sul sito di Armadio Verde leggiamo: “l’industria tessile è la seconda più inquinante dopo quella petrolifera, il 20% dello spreco globale di acqua e il 10% delle emissioni di anidride carbonica sono attribuibili a questo settore. Le coltivazioni di cotone sono globalmente responsabili per il 24% dell’uso di insetticidi e per l’11% dell’uso di pesticidi.


Armadio Verde promuove le 3R:

  1. Ridurre l’acquisto del superfluo risparmiando così acqua ed energia.
  2. Riusare.
  3. Riciclare, evitando la macerazione in discarica che produce metano.


Secondo i calcoli di Armadio Verde dal 2015 con il loro giro di re-commerce hanno fatto risparmiare il consumo di un quantitativo d’acqua pari a 500 piscine olimpioniche e di emissione di CO2 pari a 1000 voli Roma-Delhi!

 

 

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