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I vigneti californiani e l'impatto climatico

Il fiorente settore vitivinicolo è cruciale per l’economia californiana. Che fare, allora, contro i rovinosi incendi e le ondate di siccità frutto dei cambiamenti climatici?

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©logoboom / 123rf.com

Il vino, un settore strategico per l’economia californiana

Pur essendo molto affezionati alla nostra tradizione, nemmeno noi italiani possiamo ignorare che dall’altra parte dell’Oceano esiste un settore vitivinicolo fiorente. Dall’assolata California arrivano 24 milioni di ettolitri di vino ogni anno, l’81% della produzione americana; dieci milioni in più rispetto al 1995. 

 

Il comparto vinicolo della California ha una storia più recente rispetto a quello europeo, ma ha saputo guadagnarsi una certa fama a livello internazionale anche per la sua capacità di alternare produzioni più classiche con altre più sperimentali. Il minimo comun denominatore è un sapore morbido e fruttato.

 

Con 3.900 aziende vinicole e 5.900 viticoltori, il settore ha creato 786mila posti di lavoro negli Usa, per un indotto stimato in 114 miliardi di dollari. È indiscutibilmente grazie alla California se gli Usa si possono fregiare del titolo di quarto produttore vinicolo al mondo, dopo Italia, Francia e Spagna.

 

I cambiamenti climatici minacciano i vigneti californiani

Il merito è soprattutto di un territorio che vanta oltre 1.280 chilometri di costa, con una varietà di microclimi che permette a svariati vitigni di crescere al meglio. Se è così, è lecito immaginarsi la preoccupazione degli operatori di fronte alle catastrofi ambientali che ultimamente hanno colpito a più riprese la California, chiara dimostrazione del riscaldamento globale in corso.

 

Favoriti dal clima estivo caldo e secco, nel 2020 gli incendi hanno infranto ogni record, lasciandosi un bilancio di 35 vittime accertate e ingenti problemi sanitari legati alle colonne di fumo e cenere finite nell’atmosfera. Più di 800mila gli ettari bruciati, all’incirca quanto la superficie dell’Umbria. Quest’anno non va meglio, come ci dimostrano le impressionanti immagini delle fiamme che si avvicinano alle sequoie più vecchie e imponenti del mondo.

 

Così i viticoltori affrontano incendi e siccità

Mentre i cambiamenti climatici si fanno sentire con sempre maggiore veemenza, i viticoltori provano ad attrezzarsi, per quanto possibile. C’è chi – come il proprietario di Jordan Winery, nella contea di Sonoma – ha già speso 100mila euro dal 2019 per acquistare un’autocisterna dell’acqua, creare nuovi sentieri di accesso e linee tagliafuoco. Nei terreni di Tablas Creek Winery, a Paso Robles, un gregge di pecore vaga liberamente brucando l’erba ed evitando così che la vegetazione proliferi incontrollata, alimentando le fiamme.

 

Per Tony Biagi, nativo che produce vino a Napa, il più grande cruccio è l’acqua. Per questo ha adottato sistemi di irrigazione estremamente selettivi che la razionano, destinandola soltanto alle viti che ne hanno davvero bisogno. Anche la scelta dei vitigni fa la differenza. Il Cabernet Sauvignon regge bene alla siccità, mentre il Pinot nero è più delicato e patisce gli eventi meteo estremi.