Intervista

Orto botanico di Pavia

La missione educativa e didattica dello storico orto botanico di Pavia, nelle parole del curatore e del direttore.

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©Orto botanico di Pavia / Facebook

Nato come istituzione universitaria, l'orto botanico di Pavia resta un supporto fondamentale per la didattica e la ricerca scientifica, ma al tempo stesso allarga i suoi orizzonti con una vivace attività di divulgazione rivolta a tutti, anche attraverso il web e i social media. Ne abbiamo parlato con il direttore, il professor Francesco Bracco, e il curatore, Nicola Maria Giuseppe Ardenghi.

 

Quali sono le principali peculiarità dell'Orto botanico di Pavia?

L’orto botanico di Pavia è uno dei musei appartenenti al Sistema Museale di Ateneo dell’università di Pavia. Si tratta di un’istituzione antica, sorta nel 1773, e come tale la sua impostazione e le sue collezioni rispecchiano le vicende storiche e scientifiche di cui è stato protagonista.  

 

La pianta più celebre, nonché simbolo dell’Orto, è il Platano di Scopoli (Platanus hispanica), seminato secondo la tradizione nel 1778 da uno dei suoi primi direttori, il naturalista Giovanni Antonio Scopoli, per commemorare la morte di Carlo Linneo. Questo imponente albero, che un mese e mezzo fa è stato oggetto di indagini per verificarne lo stato di salute e la stabilità – risultati ottimi –, raggiunge oggi un’altezza di 45 m e possiede una circonferenza del fusto di 10 m.

 

Sempre a Scopoli sono dedicate le Serre di Scopoli, realizzate sul progetto dell’architetto Giuseppe Piermarini; in due ali distinte ospitano numerose Cycadidae e piante succulente (come Cactaceae, Euphorbiaceae, Aloe), fra cui un esemplare di Welwitschia mirabilis, una rara gimnosperma (o conifera) di origine sudafricana, le cui foglie sono contraddistinte da un accrescimento indefinito.

 

Un’altra peculiarità delle nostre collezioni è il “tè pavese” (nome scientifico Camellia sinensis ‘Ticinensis’) una cultivar di tè resistente ai rigori invernali che venne selezionata nella prima metà del Novecento dal direttore Gino Pollacci.

 

Non dimentichiamo il Roseto, che rappresenta la facciata principale dell’orto: realizzato nel Secondo dopoguerra, si compone di circa 200 esemplari di rose, fra moderne, antiche e botaniche. Grazie anche al contributo dell’Associazione Amici dell’Orto Botanico, negli ultimi due anni è in fase di ripristino e valorizzazione.

 

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©Orto botanico di Pavia / Facebook

Qual è la sua missione educativa?

Da sempre l’orto botanico di Pavia, essendo un’istituzione universitaria, ha fornito un supporto fondamentale alla ricerca scientifica e alla didattica, specialmente quella svolta negli ambiti dei corsi di laurea di Scienze della natura, Scienze biologiche e Farmacia.

 

Pur continuando quest’attività, negli ultimi anni, in linea con gli altri musei del Sistema Museale di Ateneo, l’Orto ha voluto aprirsi verso un pubblico sempre più vasto in nome della divulgazione scientifica e culturale. Lo scopo è quello di avvicinare sempre più persone al mondo della botanica, ai temi della salvaguardia della biodiversità e anche al territorio entro cui la nostra istituzione sorge, Pavia e la sua provincia. 

 

Da alcuni anni l’orto botanico ospita studenti universitari part-time, studenti dell’alternanza scuola-lavoro e volontari del Servizio civile universale, che, collaborando attivamente con il personale nella gestione delle collezioni e nella divulgazione, vivono un’importante esperienza di formazione culturale e professionale. 

 

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©Orto botanico di Pavia/Facebook

L'orto botanico di Pavia collabora con la Banca del germoplasma vegetale e con la riserva naturale integrale statale Bosco Siro Negri dell’Università di Pavia. Può descrivere brevemente queste realtà e la natura delle vostre collaborazioni?

Contestualmente al suo ruolo di supporto alle attività di ricerca universitarie, l’orto botanico collabora con la Banca del germoplasma vegetale fornendo gli spazi e le risorse per la coltivazione di specie vegetali autoctone minacciate, come le felci acquatiche Isoëtes malinverniana (calamaria di Malinverni, endemica della Pianura Padana occidentale) e Marsilea quadrifolia (quadrifoglio d’acqua), sempre più rare in natura, ma anche antiche varietà coltivate di ortaggi e cereali. 

 

La riserva naturale statale Bosco Siro Negri è posseduta e gestita dall'Università di Pavia. Si tratta di un'area a protezione integrale in cui non è consentita la visita e per questo nell'Orto botanico sono presenti le specie che la caratterizzano e che possono essere così agevolmente osservate dal pubblico. Dall'Orto è anche possibile accedere al centro didattico divulgativo della riserva.

 

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©Orto botanico di Pavia / Facebook

Il coronavirus ha inciso sulle vostre attività?

Mentre da un lato la pandemia ci ha privato del nostro pubblico di visitatori per gran parte dell’anno, dall’altro ci ha stimolato a reinventare la divulgazione.

 

Abbiamo rimesso mano ai nostri canali social (Instagram, Facebook) e al nostro sito web istituzionale, che sono stati impiegati come piattaforma dove presentare e raccontare, anche in modo innovativo, le nostre collezioni.

 

Negli ultimi mesi, anche grazie all’aiuto degli studenti e dei volontari civilisti, abbiamo realizzato alcuni filmati di carattere scientifico e storico, due per l’esattezza: uno dedicato a Eva Mameli, botanica del Novecento e madre di Italo Calvino, che iniziò la sua carriera proprio all’orto botanico di Pavia; e un altro dedicato a un’inusuale pianta asiatica fiorita alcuni giorni fa nella nostra Serra tropicale, Amorphophallus konjac o lingua del diavolo

 

Abbiamo inoltre approfittato del periodo di chiusura per la riqualificazione di alcune strutture fondamentali per la coltivazione e l'ostensione delle piante (aiuole, serre), oltre che per proseguire l'opera di catalogazione e di ampliamento delle collezioni. Basti pensare che, dall'inizio dell'anno, sono stati acquisiti ben 107 fra nuovi esemplari e semi.

 

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©Orto botanico di Pavia

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