Intervista

Orto botanico di Palermo

Un monumentale ficus magnolioide con 180 anni di storia, ma anche agrumi, palme, piante medicinali, ninfee. Andiamo alla scoperta dell'orto botanico di Palermo insieme al suo direttore, il professor Rosario Schicchi.

1-orto

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©Rosario Schicchi

Il suo simbolo è il monumentale ficus magnolioide che vanta 180 anni di storia, ma in realtà l'orto botanico di Palermo è una continua scoperta, tanto per gli addetti ai lavori quanto per i semplici curiosi che amano perdersi tra palme, agrumeti, specie acquatiche e piante medicinali.

 

Quest'istituzione accademica, che fa capo all'università di Palermo, è stata solennemente inaugurata nel 1795 e ancora oggi è frequentatissima da scolaresche e turisti. A dirigerla è il professor Rosario Schicchi, botanico, che ci ha voluti accompagnare in un viaggio alla scoperta di questo gioiello di biodiversità.

 

L'orto botanico di Palermo si distingue per la grande varietà di specie ospitate, molte originarie delle regioni tropicali e subtropicali. Possiamo fare qualche esempio?

L’orto, per via delle condizioni climatiche e microclimatiche in cui insiste, ospita soprattutto flora di tipo tropicale o subtropicale

 

Una delle specie caratteristiche è il Ficus macrophylla f. columnaris (ficus magnolioide), la pianta più grande d’Europa. È stata introdotta nel 1843 e in 180 anni ha raggiunto dimensioni inusuali. È costituita da una cinquantina di fusti supplementari – i ficus radicano quando le radici aeree toccano a terra – che determinano un perimetro di oltre 50 metri. La chioma occupa quasi 3mila metri quadrati di superficie. L’architetto Giovan Battista Filippo Basile usò una talea dell’orto botanico quando progettò il giardino Garibaldi in piazza Marina.

 

5-ficus

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©Rosario Schicchi

Abbiamo anche altri ficus molto particolari di zone subtropicali e un esemplare monumentale di Dracaena draco (dracena sangue di drago).

 

Poi c’è una melaleuca, specie originaria dell’Australia, che può essere considerata la pianta più vecchia dell’orto botanico. È curiosa perché ha un fusto quasi sdraiato, sollevato da terra tramite supporti metallici, che determina un effetto scenico altamente espressivo. 

 

All’interno di una struttura costituita da tre cerchi concentrici, vengono coltivate ninfee, Hibiscus palustris, fiore di loto e tante altre specie acquatiche, notevoli soprattutto in estate. Di rilievo è anche la collezione di Cicadacee: ne abbiamo oltre cento specie differenti, provenienti da Sudafrica, Messico e altre località.

 

A me, personalmente, piace molto la collezione di antichi agrumi. Abbiamo 160 piante da diverse specie, comprese tante cultivar che ormai negli agrumeti non si trovano più. Abbiamo un arancio amaro a foglia di salice, un altro che si caratterizza per la forma bizzarra del fusto.

 

7-agrumi

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©Rosario Schicchi

Negli ultimi due anni abbiamo potenziato il Giardino dei semplici con tante piante medicinali, ognuna delle quali è contrassegnata da un talloncino che indica l’area geografica, la specie e le proprietà.

 

C’è anche una parte destinata alle piante alimurgiche, cioè le piante spontanee commestibili che hanno accompagnato la storia dell’uomo e recentemente sono state riscoperte. 

 

Altre piante tropicali sono la Stevia rebaudiana e la canna da zucchero (Saccharum officinarum); quest’ultima in passato veniva coltivata anche in Sicilia in virtù del clima simile a quello delle regioni indomalesi da cui proviene. L’eccezionale Araucaria columnaris – o pino colonna – supera i 30 metri ed è quindi l’albero più alto di Palermo. Anche il Carya illinoinensis (più semplicemente pecan) è di straordinarie dimensioni.

 

Insomma, di curiosità in questo orto ce ne sono davvero tante. I bambini adorano il Sapindus Mukorossi, detto albero del sapone perché strofinando i frutti si ricava una schiuma detergente. Tra le curiosità degli ultimi due anni segnalo l’impianto di un microvigneto che riproduce su piccola scala quasi tutti i vitigni coltivati in Sicilia. 

 

L’orto botanico ha avuto un ruolo notevole per lo sviluppo dell’agricoltura siciliana. Qui furono introdotti il mandarino, il nespolo del Giappone e il cotone, per esempio, prima che venissero coltivati in varie parti dell’isola. 

 

Ogni orto botanico ha le sue specificità e le sue peculiarità, noi abbiamo dalla nostra parte la mitezza del clima. Ricordo il meraviglioso orto botanico di Padova con la palma di Goethe all’interno della serra; noi abbiamo l’opportunità di coltivare le palme in piena terra. Gli orti botanici si completano tra loro e questo li rende ancora più attrattivi, come se ci fosse un unico enorme orto dislocato in varie regioni d’Italia. È questa la loro bellezza. 

 

3-Cycadetum

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©Natale Surano

Tra i visitatori, sono di più i siciliani o i turisti?

Negli ultimi anni abbiamo registrato un incremento notevolissimo di visitatori, arrivando fino a 180mila l’anno, di cui oltre la metà stranieri. Ci sono molte scolaresche, soprattutto siciliane.

 

Quello di Palermo è uno dei pochi orti botanici sempre aperti, ad eccezione dei giorni di Natale e Capodanno. A causa della pandemia siamo stati chiusi da novembre ma abbiamo in programma di ripartire presto, se ci saranno le condizioni. È possibile effettuare le visite in tutta sicurezza perché, con uno spazio di dieci ettari, non c’è alcuna difficoltà a mantenere le distanze. Naturalmente limitiamo gli ingressi nelle serre.

 

6-Vasca

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©Rosario Schicchi

Come avete occupato il periodo di chiusura per coronavirus?

Abbiamo fatto la manutenzione di tutte le vasche, abbiamo svuotato l’acquario e l’abbiamo ripulito accuratamente. Ci siamo presi cura di alcuni alberi monumentali, eliminando le parti secche e deperienti e qualche ramo pericoloso. 

 

Come a Padova, abbiamo quattro appezzamenti rettangolari (quartini) che risalgono al 1795. Li abbiamo preparati per l’irrigazione a scorrimento superficiale, un sistema che risale all’epoca degli arabi e che il nostro orto è l’unico ad adottare ancora.

 

2-pomelia

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©Rosario Schicchi

Nonostante le incertezze legate a questo periodo, avete deciso di organizzare Zagara di primavera 2021. Cosa dobbiamo aspettarci da questa edizione?

Sì, l’abbiamo posticipata di qualche settimana per favorire un miglioramento delle condizioni pandemiche. È un evento straordinario che richiama molte persone, soprattutto gli affezionati che già lo conoscono e si presentano già all’apertura dei cancelli per accaparrarsi le novità (sia piante da ornamento sia piante di interesse agricolo). Poi ci sono anche tutti coloro che, più semplicemente, godono della biodiversità dell’orto.

 

Alla Zagara di primavera si possono ammirare collezioni di agrumi, orchidee, salvie, piante acquatiche, piante carnivore, pomelie. Ecco, la pomelia – di cui l’orto ha una bella collezione – ha un legame straordinario con la città di Palermo. In passato, quando una giovane donna andava in sposa, la madre le regalava una pomelia da portare nella sua nuova casa. Ancora oggi c’è una pomelia quasi su ogni balcone; d’inverno è usanza proteggere le gemme con i gusci d’uovo vuoti. 

 

Ci tengo molto a precisare che il rapporto che si instaura con la Zagara è molto di più di una semplice transazione tra venditore e cliente. È più un dialogo tra cultori di piante, in cui ci si scambiano consigli e informazioni. Anche in questo senso, l’orto botanico contribuisce alla cultura del verde.

 

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