Cortecce, resine e radici: la parte “dura” delle piante e cosa racconta del loro uso
Cortecce, resine e radici sono spesso associate a rimedi forti, ma non è scontato che la maggiore durezza corrisponda a una maggiore efficacia del rimedio
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- Perché alcune parti della pianta sono considerate più “forti”
- Cortecce: protezione e resistenza
- Resine: concentrazione e difesa Radici: stabilità e profondità
- Come venivano usate nella tradizione erboristica
Perché alcune parti della pianta sono considerate più “forti”
Le parti più dure di una pianta possono facilmente essere associate a una maggiore forza, intesa come azione sull'organismo.
Questo perché, in genere, si tratta di elementi resistenti, che richiedono tempi lunghi di crescita, sono spesso sono difficili da raccogliere e da lavorare.
Inoltre, cortecce, radici e resine hanno funzione di protezione, isolamento e sopravvivenza, altro motivo per cui le associamo a parti “più potenti” rispetto a foglie o fiori.
Dal punto di vista botanico, però, la loro durezza non si traduce in maggiore concentrazione di principi attivi.
La pianta costruisce queste strutture per difendersi da parassiti, disidratazione, ferite o condizioni ambientali avverse e in esse concentra metaboliti secondari come tannini, resine, terpeni, alcaloidi che hanno funzione di difesa biologica, non come rimedi per l’uomo.
Il fatto che di alcune piante utilizziamo le parti dure e di altre preferiamo foglie, fiori o frutti dipende da quali metaboliti secondari possono avere per noi interesse farmacologico.
Cortecce: protezione e resistenza
La corteccia è la barriera esterna dell’albero e serve a protegge i tessuti interni da traumi, agenti atmosferici e microrganismi, oltre che a sostenere la pianta.
Per svolgere funzioni di difesa, spesso contiene tannini, polifenoli e composti antimicrobici, sostanze che rendono il tessuto meno appetibile a insetti e patogeni.
Non sorprende quindi che molte cortecce siano state usate come rimedi astringenti, antisettici o febbrifughi.
La china, dalla cui corteccia è stato isolato il chinino, ne è un esempio storico, così come la quercia, ricca di tannini, è stata utilizzata per secoli per infiammazioni della pelle e delle mucose.
Il salice, dalla cui corteccia derivano composti salicilici, ha dato origine all’aspirina moderna.
Ciò che accomuna queste piante non è la “durezza”, ma la funzione protettiva della corteccia, che porta la pianta a sintetizzare molecole difensive che, in alcuni casi, hanno interesse terapeutico per noi.
Resine: concentrazione e difesa
Le resine sono sostanze che alcune piante producono in seguito a un danno. Quando il tessuto viene danneggiato, la pianta secerne una sostanza viscosa e aromatica che sigilla la lesione e impedisce l’ingresso di microrganismi.
Dal punto di vista chimico, le resine sono ricche di terpeni, acidi organici e composti volatili ad attività antimicrobica e conservante e questo spiega il loro uso storico come disinfettanti naturali, balsamici per le vie respiratorie e sostanze per la cicatrizzazione.
Incenso, mirra, resine delle conifere, ma anche la propoli prodotta dalle api, sono sostanze ad azione protettiva adottate dall’uomo per proteggere se stesso.
Radici: stabilità e profondità
La radice è il punto di ancoraggio e di riserva della pianta, che serve ad assorbire acqua e minerali, immagazzinare nutrienti e garantire la sopravvivenza durante stagioni sfavorevoli. Per questo spesso contiene polisaccaridi di riserva come l'amido, saponine e alcaloidi.
Ginseng, liquirizia, valeriana, tarassaco sono esempi di piante in cui si utilizza la radice ma la forza del rimedio non deriva dalla durezza, bensì dal ruolo biologico della radice come deposito strategico.
Come venivano usate nella tradizione erboristica
La tradizione erboristica ha imparato a riconoscere quali parti delle piante utilizzare attraverso l’osservazione e il modo d'uso non è molto diverso da quello attuale.
Le cortecce e le radici venivano essiccate, frantumate e usate per decotti e macerazioni per estrarre tannini, principi amari e polisaccaridi, mentre le resine venivano sciolte in oli o alcol per ottenere balsami e tinture.
La lavorazione più lunga richiesta da queste parti ha contribuito a rafforzarne l'idea che si tratti di rimedi forti, ma che ciò che conta è la corretta estrazione, non la durezza del tessuto.
Foglie e fiori possono essere altrettanto potenti quando contengono il fitocomplesso principale della pianta, come nel caso ad esempio degli oli essenziali estratti dalle parti aeree di molte specie.