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Arti marziali femminili: quali sono?

Yin e Yang si rincorrono e completano anche nelle arti marziali. Quelle Yin, o femminili, hanno specifiche caratteristiche quali grazia, cedevolezza, economia dei movimenti. Ma anche se alcune di esse hanno nomi rassicuranti come «eterna primavera» o «arte gentile», in quanto ad efficacia non hanno niente da invidiare alle arti Yang, o maschili.

Arti marziali femminili: quali sono?

Lo studio dell'evoluzione ci ha portato a comprendere il percorso di specializzazione in specifici compiti che l'uomo e la donna hanno intrapreso nei millenni.

È nota la teoria secondo la quale nelle prime comunità gli uomini si dedicavano alla caccia mentre le donne prediligevano la raccolta di piante e frutti. Col tempo la caccia ha assunto delle forme belliche e marziali, attività prettamente maschili, ma ciò non significa che le donne siano meno adatte alle arti marziali.

Questo pregiudizio è dato dalla sensazione che l'uomo sia fisicamente superiore, più forte, più pesante, più tosto. Ciò è vero, e rende vero il fatto che la donna gli è inferiore quando prova a sconfiggerlo usando la forza muscolare seguendo appunto il modo maschile di combattere.

Esistono però altre vie, non basate sulla forza muscolare: seguendole, le dimensioni e il peso smettono di valere e ciò che apparentemente è più debole, più flessibile e più piccolo può avere la meglio. Si tratta della via femminile.

 

L'origine cinese delle arti marziali femminili

Questi tipi di arti marziali dolci, non basate sul contrastare la forza avversaria e su un tipo di movimenti senza contrazioni muscolari, hanno origine in Cina e rientrano nella grande famiglia dei Kung Fu.

In Cina la pratica delle arti marziali era collegata allo sviluppo interiore, alla meditazione, alla religione; pertanto era accessibile anche alle donne e il contributo che hanno apportato al Kung Fu in questi termini è inestimabile: quando nel resto del mondo i maschi misuravano la loro forza scontrandosi come tori, qui il combattimento assumeva forme raffinate, eleganti ed efficaci, basate sulla gestione dell'equilibrio e dei punti di gravità, sull'affidarsi interamente alle energie interiori come il Chi, sullo sviluppare completamente il Dan Tien e sul deflettere la forza generata dall'avversario in modo che questi si sconfigga da solo. Diamo un'occhiata ad alcune di queste scuole «femminili».

 

Alcune arti femminili

Il Wing Chun è un arte marziale inventata da una donna per le donne: nel 1600 la monaca buddhista Ng Mui volle fondare un'arte marziale che non richiedesse l'uso della forza muscolare ma che si basasse sul senso della struttura, sulla sensibilità e sulla fluidità.

Diede così vita ad un nuovo stile estremamente efficace. La leggenda narra che un giorno incontrò una giovane presa di mira e ambita da un bandito locale; Ng Mui pensò di insegnare la propria arte alla sfortunata ragazza in modo che potesse difendersi dalle avance indesiderate. Il bandito ebbe la peggio e la ragazza diede il proprio nome allo stile: Wing Chun, ovvero eterna primavera.

Lo Shou Dao invece più che uno stile è una scuola "segreta" che usa ancora messaggi in codice e livelli di iniziazione esoterica. Oltre a non precludere l'apprendimento dello stile alle donne, lo Shou Dao condivide molti aspetti con il Thaijiquan, sviluppando le energie interiori attraverso un percorso alchemico che parte dall'elemento femminile "acqua". La forza fisica muscolare diviene solo d'impaccio.

Possiamo poi aggiungere all'elenco alcune arti marziali note, quali il Taijiquan, il Jiu Jitsu, l'Aikido.

 

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Psicologia del combattimento nelle arti marziali femminili

Scegliere di sfidare un uomo nei campi dove egli predomina non può essere la scelta giusta. È per questo che molte donne non si sentono completamente a loro agio studiando arti marziali o scuole di difesa personali che non permettono loro di competere alla pari contro un uomo.

Ma il corpo fisico e la psicologia femminile non sono più deboli o più fragili di quelli maschile, si basano solo su principi diversi: essere consapevoli del proprio centro energetico (il Dan Tian), saper cedere e deflettere la forza muscolare invece di opporre forza alla forza, cercare equilibrio e bilanciamento ritorcendo la forza dell'avversario su se stesso.

 

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Complementarità della via maschile e della via femminile

La via maschile e la via femminile non sono tuttavia incompatibili: i maschi possono studiare con successo le arti interne basate sulla cedevolezza e la grazia tanto quanto le donne possono studiare le arti maschili basate sulla forza d'urto con profitto.

L'uomo sviluppa in questo modo la sensibilità minima per capire come applicare con massimo profitto la propria forza, mentre la donna può al fine integrare la propria sensibilità marziale con la forza muscolare sviluppabile attraverso una pratica atletica costante.

La forza muscolare è un grande vantaggio ma con l'avanzare dell'età o in caso di infortunio o malattia viene meno, mentre la sensibilità non può essere mai dimenticata.

 

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