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Desiderio e paura: due facce della stessa medaglia

Che relazione c'è tra desiderio e paura e come possono entrambi rafforzare la purezza della volontà se veicolati con la giusta energia e auto-osservazione

Desiderio e paura: due facce della stessa medaglia

Entrambe le condizioni - sia quella di uno stato legato alla paura o mosso dal desiderio - sono estremamente vicine l'una all'altra. In quanto esseri umani siamo soggetti a variazioni del sentire che possono prendere determinate forme e avere un influsso predominante sulle azioni.

Se però si osserva, ci si ascolta, senza giudizio, con il puro scopo di conoscersi bene e sempre meglio, ecco che sentire certe spinte può rivelarsi un primo, prezioso passo per veicolarle nella direzione utile alla nostra condizione attuale dal punto di vista materiale e spirituale insieme.

Entrare in contatto con l'intuizione profonda che sa comunicarci imemdiatamente cosa è bene per noi presuppone darsi la possibilità di sentire.

Se si avverte invece paura ma, per un condizionamento interno misto a uno sociale, la si resiste o la si nega, non ci si orienta su uno stato di evoluzione, non si vive in pieno il ruolo di protagonisti nella propria esistenza.  

 

La dialettica tra paura e desiderio 

È una vera e propria tensione quella che si gioca dentro di noi e che può travolgerci o muoverci in senso utile. È una tensione necessaria e squisitamente umana.

Alle basi di questa tensione ci sono due tipi di impulsi: l'impulso repulsivo e l'impulso attrattivo, che partono sempre da un movimento emozionale (non mi piace/mi piace).

Se non si sta nel radicamento e nel presente, questi impulsi diventano imperanti e noi diventiamo l'arena dove si gioca un dualismo spietato e controproducente, in grado di attingere alla nostra energia vitale, alla nostra capacità di operare delle scelte in accordo con il cuore.

 

La coppia, tra desiderio e paura

Basta prendere il caso tipico del rapporto di coppia vissuto in senso ordinario, senza un reale intento di sacra condivisione: se voglio e desidero quella persona, temo anche di perderla o di assistere al suo allontanamento o che qualcuno subentri e guasti il rapporto. Questo gioco si traduce immediatamente in stati ansiosi anche di alta intensità.

Se mi distacco un attimo da tale dualismo comprendo che, di fatto, io possiedo nessuno, considerando anche e prima di tutto quanto prioritaria dovrebbe essere la gestione di se stessi. Se questo diventa il mio obiettivo, sarò impegnato in un procedimento che coinvolgerà l'altro non come vittima oppure oggetto, ma come partecipe di un processo che aggiunge luce e leggerezza.

Di fatto, si può amare senza sviluppare timore? La meccanica sembra appartenerci in quanto esseri umani, ma nostra è anche l'abilità di trasformare. Noi siamo partecipi del nostro microcosmo e possiamo adattarci al cambiamento, imparare a gestire le emozioni.

 

Desiderio e paura: la gestione delle emozioni

Possiamo pensare al desiderio come a un intento, come un obiettivo su cui tenere la mira, considerano la tensione che esso produce e gli ostacoli che potremmo via via incontrare.

Possiamo cavalcare l'esistenza senza essere trascinati da forze che ci ostiniamo a non voler guardare oggettivamente.

Occorre osservare gli impulsi fisici che la paura e il desiderio scatenanto, imparare a riconoscerli. Possiamo diventare intimi della nostra stessa sfera emotiva, prima di invadere, penetrare, criticare senza rispetto quella dell'altro.

 

Lo yoga e la paura. La pratica e il coraggio

 

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