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Perché alcune persone si ammalano sempre negli stessi periodi dell’anno

La ricorrenza di patologie sempre nei medesimi periodi dell’anno è un fenomeno molto diffuso, spesso liquidato come una semplice coincidenza, ma l’evidenza scientifica suggerisce il contrario. Raffreddori in autunno, influenze invernali, allergie primaverili: questo alternarsi ripetitivo è il risultato di un’interazione complessa tra ritmi biologici, fattori ambientali e stili di vita individuali. Comprendere questi meccanismi consente non solo di interpretare il fenomeno, ma anche di intervenire in modo mirato, privilegiando approcci naturali supportati da dati scientifici.

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Il ruolo dei ritmi biologici

L’organismo umano è regolato da ritmi biologici naturali, come il ritmo giornaliero (circadiano) e quello annuale (stagionale): questi cicli sono controllati da una specifica area del cervello (l’ipotalamo), mediati da ormoni come la melatonina ed il loro compito è quello di aiutare il corpo ad adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente, influenzando direttamente anche il funzionamento del sistema immunitario. In genere, l’attività immunitaria tende a essere più efficiente in primavera, mentre nei mesi autunnali e invernali può ridursi e, in questo equilibrio, la luce solare svolge un ruolo centrale: durante l’autunno e l’inverno, la diminuzione delle ore di luce comporta una ridotta produzione di vitamina D, che avviene a livello cutaneo grazie ai raggi UVB. Numerosi studi mostrano che bassi livelli di vitamina D sono associati ad un indebolimento delle difese immunitarie e a un aumento del rischio di raffreddori e infezioni respiratorie, stimato intorno al 20–30%.
Anche il cortisolo, l’ormone coinvolto nella risposta allo stress e nell’adattamento al freddo, segue un andamento stagionale: in inverno tende ad aumentare in modo fisiologico per sostenere l’organismo, ma se i suoi livelli restano elevati per periodi prolungati possono ridurre l’efficienza delle cellule immunitarie e indebolire le mucose, facilitando l’ingresso dei patogeni.
Insomma, i ritmi stagionali preparano il corpo ad affrontare i cambiamenti ambientali, ma quando vengono a mancare fattori essenziali come luce solare, riposo adeguato e un apporto corretto di nutrienti, le difese si indeboliscono: ecco perché abitudini semplici, come l’esposizione al sole nelle ore mattutine e il mantenimento di orari regolari di sonno e attività, possono contribuire a ristabilire l’equilibrio fisiologico.

 

Memoria del corpo e stagionalità


Il sistema immunitario possiede una memoria naturale: cellule specializzate - come i linfociti T e B - infatti sono in grado di conservare il “ricordo” dei patogeni già incontrati. Questo meccanismo funziona come un archivio biologico e consente all’organismo di reagire in modo più rapido ed efficace quando lo stesso agente si ripresenta.
Tuttavia, la memoria immunitaria non è un sistema perfetto e può essere messa in difficoltà dalla stagionalità. In primo luogo, molti patogeni subiscono piccole variazioni nel tempo, che consentono loro di eludere parzialmente il riconoscimento da parte delle cellule addette alla memoria. In secondo luogo, l’esposizione ripetuta e concentrata in determinati periodi dell’anno - come accade per i virus che causano il raffreddore in autunno negli ambienti chiusi - può ridurre l’efficacia della risposta immunitaria, sovraccaricando i meccanismi di difesa. A questo si aggiungono i fattori ambientali stagionali: in inverno le mucose più secche facilitano l’ingresso dei virus, mentre in primavera l’elevata presenza di pollini, come quelli delle graminacee, sollecita intensamente il sistema immunitario con un carico allergenico aggiuntivo.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 40% delle infezioni respiratorie segue un andamento stagionale, in relazione a variazioni di umidità, temperatura e circolazione virale. Anche i dati dell’Istituto Superiore di Sanità confermano in Italia picchi ricorrenti di raffreddori in autunno e di riniti allergiche in primavera, fasi in cui la memoria immunitaria, pur attiva, può essere temporaneamente sopraffatta da condizioni ambientali sfavorevoli.
In questo modo, il “ricordo” biologico del corpo si intreccia con l’ambiente e contribuisce alla ripetizione dei disturbi negli stessi periodi dell’anno. Tuttavia, intervenendo sui fattori che indeboliscono le difese, è possibile sostenere e rafforzare questa memoria naturale, rendendo l’organismo più resiliente nel tempo.
 

Stress, abitudini e sistema immunitario


Lo stress e le abitudini quotidiane svolgono un ruolo determinante nella ricorrenza stagionale delle malattie. Il sistema immunitario può indebolirsi non solo a causa di virus o batteri, ma anche in risposta a fattori comportamentali e psicologici, creando una finestra di vulnerabilità che si ripete negli stessi periodi dell’anno. I principali elementi sono:

  • Stress cronico: l’elevazione persistente dei livelli di cortisolo riduce la produzione di anticorpi e linfociti, diminuendo l’efficacia delle difese immunitarie. Alcuni studi indicano che lo stress stagionale può ridurre le difese fino al 15%;
  • Ridotta esposizione solare: nei mesi freddi si tende a uscire meno, con conseguente calo della sintesi di vitamina D, che svolge un ruolo chiave nella modulazione del sistema immunitario;
  • Dieta povera di nutrienti: un’alimentazione carente di antiossidanti, vitamine e minerali essenziali può aggravare la vulnerabilità, alterando la barriera intestinale e la risposta immunitaria;
  • Sonno insufficiente o irregolare: dormire meno del necessario o con orari discontinui interferisce con la produzione di melatonina e il recupero immunitario, aumentando il rischio di infezioni ricorrenti;
  • Pattern comportamentali stagionali: le abitudini quotidiane che cambiano con le stagioni – come riduzione dell’attività fisica o aumento dello stress lavorativo in certi periodi – possono modulare indirettamente la risposta immunitaria, rendendo il corpo più suscettibile agli agenti patogeni in momenti prevedibili dell’anno.
     

 

Perché non è solo una coincidenza


La ripetizione stagionale delle malattie non è casuale, ma deriva da una combinazione stabile di fattori biologici, ambientali e comportamentali che rendono l’organismo più vulnerabile in determinati periodi dell’anno. Comprendere questi elementi aiuta a spiegare perché alcune persone si ammalano sempre nello stesso periodo e perché la loro salute segue schemi prevedibili. I principali fattori coinvolti sono:

  • Predisposizione genetica: alcune varianti genetiche influenzano il modo in cui il sistema immunitario riconosce e risponde agli agenti patogeni. Questo fa sì che certe persone reagiscano sempre nello stesso modo a stimoli simili, soprattutto in certi periodi dell’anno;
  • Esposoma cumulativo: l’insieme delle esposizioni ambientali, climatiche e comportamentali che si ripetono ciclicamente - come temperatura, umidità, inquinanti, ritmi di vita e contatti sociali - porta a risposte ricorrenti dell’organismo, specialmente in individui con punti di vulnerabilità già presenti;
  • Microbiota intestinale: il microbiota non è statico, ma varia con le stagioni in relazione a dieta, luce solare e attività ormonale. Queste modificazioni influenzano direttamente il sistema immunitario, predisponendo a risposte infiammatorie o infettive simili negli stessi periodi dell’anno;
  • Pattern biologici e comportamentali: studi scientifici indicano che gran parte dei ricorsi infettivi può essere prevista osservando schemi ricorrenti di comportamento e adattamenti biologici. Questo dimostra che il corpo risponde secondo modelli consolidati e non in modo casuale;
  • Dati epidemiologici: ricerche recenti mostrano picchi regolari di incidenza in Italia legati a specifiche condizioni climatiche locali, confermando che la ricorrenza stagionale delle malattie segue schemi coerenti e prevedibili.
     

Come ridurre la ricorrenza


Per interrompere il ciclo stagionale delle malattie, è possibile adottare strategie naturali basate su evidenze scientifiche, che combinano interventi nutrizionali, gestione dello stress, ritmo di vita regolare e monitoraggio dei sintomi.

  • La vitamina D è fondamentale per modulare il sistema immunitario, sostenendo la produzione di linfociti T e B e migliorando la risposta ai patogeni. Può essere assunta da fonti naturali o tramite un’esposizione solare controllata di circa 15 minuti al giorno.
  • L’echinacea può ridurre fino al 25% i raffreddori, stimolando le difese innate e l’attività dei globuli bianchi, rafforzando così la capacità dell’organismo di reagire agli agenti infettivi ricorrenti.
  • Un’alimentazione equilibrata con micronutrienti essenziali come zinco e antiossidanti - presenti in alimenti stagionali come zucca, legumi e frutta secca - e l’uso di prodotti naturali come la propoli, supportano la funzione immunitaria e limitano lo stress ossidativo.
  • Sonno regolare di 7–9 ore: dormire a sufficienza permette la produzione ottimale di melatonina, regola i ritmi circadiani e modula la risposta infiammatoria, riducendo la vulnerabilità alle infezioni stagionali.
  • Gestione dello stress: pare che pratiche quotidiane di mindfulness, yoga o meditazione di almeno 20 minuti al giorno riducano il cortisolo fino al 20%, migliorando la risposta immunitaria e spezzando il circolo stress-malattia.
  • Monitoraggio personalizzato: tenere un diario dei sintomi aiuta a identificare pattern ricorrenti, mentre consultazioni periodiche con specialisti consentono di valutare lo stato immunitario, correggere carenze e adattare le strategie preventive alle esigenze individuali.
     

L’applicazione costante di queste misure può ridurre notevolmente la ricorrenza dei disturbi, rendendo l’organismo più resiliente e meno vulnerabile agli agenti patogeni ricorrenti.