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Inquinamento: il triste primato di Brescia e Bergamo

Nella pianura Padana, l'inquinamento è una minaccia sanitaria che non può più essere ignorata. Basti pensare a Brescia e Bergamo, al primo posto in Europa per la mortalità da Pm2,5.

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©Elena Odareeva / 123rf.com

Pm2,5, un’emergenza italiana

Che aria stai respirando nella tua città? Ci accoglie con questa domanda, tanto semplice quanto dirimente, il sito dell’IS Global Ranking.

 

La risposta purtroppo non farà piacere ai nostri connazionali, soprattutto a quelli che abitano nella pianura Padana: Brescia e Bergamo sono in testa alla classifica per mortalità dovuta all'esposizione al Pm2,5, cioè al particolato atmosferico talmente sottile da insinuarsi nei bronchi e negli alveoli polmonari.

 

L’elenco comprende 858 città in tutt’Europa, ma quelle italiane saltano subito all’occhio. I due centri lombardi sono gli unici con una concentrazione media annua di Pm2,5 che supera il limite di 25 µg/m³ imposto dalla legge per tutelare la salute umana.  

 

Per la precisione, Brescia si attesta sui 27,5 µg/m³, Bergamo sui 26,1 µg/m³. Se i livelli di polveri sottili venissero ridotti ai livelli consigliati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), si potrebbero evitare rispettivamente 232 e 137 decessi. 

 

Scorrendo la parte alta della classifica troviamo anche Vicenza (in quarta posizione), Saronno (provincia di Varese, 8a posizione), Verona (11ma), Milano, Treviso e Padova (13ma, 14ma e 15ma), Como, Cremona e Busto Arsizio (17ma, 18ma e 19ma).  

 

Biossido di azoto, il killer silenzioso

I dati sono affidabili perché arrivano da un progetto scientifico solido, che vede coinvolti i professori delle università di Barcellona, Basilea, Utrecht e del Colorado. I risultati delle loro rilevazioni sono al centro di un paper pubblicato dall’autorevole rivista medica The Lancet.  

 

Purtroppo ad avvelenare i nostri polmoni non è soltanto il Pm2,5 generato soprattutto dal riscaldamento delle case, dal traffico veicolare, dai fumi delle industrie e più in generale dai processi di combustione. Altrettanto deleterio è il biossido di azoto (NO2), dovuto prevalentemente ai mezzi di trasporto, soprattutto se alimentati a diesel. 

 

Al primo posto della classifica per mortalità da NO2 troviamo Madrid, seguita da Anversa. Sul terzo gradino di questo poco invidiabile podio ci imbattiamo nell’italiana Torino, seguita da Milano (5a) e, di nuovo, Brescia (19ma).

 

Legambiente boccia le città della pianura Padana

Queste considerazioni fanno il paio con quelle espresse da Legambiente nell’edizione 2021 del report Mal’aria di Città. Su un totale di 96 capoluoghi di provincia esaminati, ben 35 hanno registrato (almeno da una centralina) concentrazioni di Pm10 superiori ai limiti di legge per almeno 35 giorni nell’anno solare. 

 

Ancora una volta, la maglia nera spetta alle città della pianura Padana, a cominciare da Torino (98 giorni oltre la soglia di sicurezza), Venezia, Padova, Rovigo, Treviso, Milano. 

 

La pandemia in corso non ci deve far abbassare la guardia sul tema dell’inquinamento atmosferico. Anzi, è uno stimolo in più, a partire dalla discussione in corso sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, perché non vengano sprecate le risorse economiche in arrivo dall’Europa”, commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente.

 

Servono risorse adeguate per “la mobilità urbana sostenibile, sicura e con una vision zero anche per riqualificare le strade urbane e le città”, sottolinea. “È urgente procedere con misure preventive e azioni efficaci, strutturate e durature, per città pulite e più vivibili dopo la pandemia”.

 

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