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Erboristeria dei fallimenti: le piante che non hanno funzionato (e cosa insegnano)

Non sempre i rimedi erboristici sembrano funzionare. Le motivazioni degli insuccessi sono ascrivibili a molte variabili legate alle sinergie energetiche e terapeutiche delle erbe e dei ricettori. Affermare che l'erboristeria non funziona è in ogni caso un errore.

 

Perché un rimedio può non funzionare

Come in medicina, così anche in erboristeria un rimedio può non portare ai risultati attesi. Perchè?

Le ragioni della sua inefficacia apparente od effettiva possono essere molte.  I principi attivi predominanti in ogni pianta rispondono a determinati effetti. Un rimedio può essere definito diuretico, drenante, sgonfiante, ma poi per esempio su un soggetto può non esplicare le proprietà a lui ascritte e funzionare benissimo su un’altra persona.

L’erboristeria e le sue declinazioni non prevede protocolli, perchè le variabili in natura sono molte.
La concentrazoine di principio attivo, la diluizione, la biodisponibilità, la scelta della tipologia di rimedio (estratto secco, estratto fluido, gemmoderivato), la degradazione per mal conservazione, possono essere tutte variabili che influiscono sull’efficacia del rimedio.

L’organismo del soggetto che assume un dato rimedio può modificarne le potenzialità,

  • perchè sta assumendo farmaci che interagiscono con il principio attivo, perchè sbaglia il dosaggio,
  • perchè non accompagna la cura con un’alimentazione corretta,
  • perchè assume alcolici,
  • perchè ha semplicemente scelto un rimedio che non è il linea con il suo biotipo e avrebbe dovuto selezionarne un altro più affine, ma questa precisione sta al naturopata a cui si è rivolto per intraprendere un percorso di integrazione naturale.

I rimedi naturali seguono regole diverse rispetto alle cure allopatiche. Non basta leggere che per esempio il carciofo depura il fegato e assumerlo tout court. Esistono molti aspetti da considerare per avvicinarsi al carciofo come rimedio elettivo di depurazione del fegato, come la struttura fisica, il periodo dell’anno, i farmaci che si stanno assumendo nel caso, i livelli ormonali, l’età, i disturbi concomitanti. Si potrebbe così scoprire che per depurare il fegato in un dato periodo potrebbe essere più efficace il cardo mariano, perchè magari si appartiene ad una costituzione yin anzichè yang, perchè magari il fegato è in una condizione di eccesso energetico e necessita di un rimedio più “terra” e meno “fuoco”, come potrebbe essere classificato in medicina cinese e quindi il rimedio, che sulla carta svolge quell’azione, non è indicato per tutti o per tutte le condizioni, e se ne deve prediligere un altro. Ecco perchè il fai da te non è mai un buon metodo.

 

Aspettative eccessive e risultati reali

 

Deputare poi tutta la buona riuscita di un percorso di cura o prevenzione solo all’integrazione in generale non è mai corretto, perchè la panacea di tutti i mali non esiste, così come in medicina allopatica: gli antibiotici o il cortisone non risolvono tutto, anche se sono fondamentali per debellare infezioni e infiammazioni, ma non possono essere un’unica soluzione a tutti i mali. Allo stesso modo in campo erboristico. Pensare che assumendo una tisana o un estratto secco si possano risolvere i disturbi senza impegnarsi in una visione più olisitca è un inganno che si fa a se stessi.

Un approccio più completo consente di prendersi cura del proprio organismo contemplandone la grande complessità e comprendendone i vari aspetti.

L’essere umano è composto di acqua, aria, carne, ossa, nervi, sangue, pensieri, emozioni, per semplificare, e l’assunzione di un fitoterapico instilla un messaggio che deve essere accolto in primis e veicolato in secundis. Tradotto significa che un corretto stile di vita fatto di esercizi di respirazione, rilassamento, movimento fisico, buon riposo, alimentazione variegata leggera e ben bilanciata, spazi di nutrimento per la mente e consapevolezza aiutano a veicolare il messaggio che un rimedio naturale può fornire all’organismo; altrimenti si rischia di demandare al rimedio naturale la stessa funzione che si demanda ad un medicinale, e così manca il senso. Oltretutto in caso di disturbi acuti e non cronici il farmaco funziona beneissimo e non deve essere visto come un veleno per il corpo: svolge la sua funzione di alleviare un sintomo e curare una causa. In ambito cronico invece la situazione è sicuramente più complessa e i rimedi naturali possono assumere un ruolo fondamentale per preservare l’organismo da una forma di intossicazione progressiva; la consapevolezza però è una componente imprescindibile.

 

Errori di scelta e di contesto

Come accennato prima, si possono selezionare erbe non propriamente corrette, perchè non rispondenti a condizioni del terreno, del biotipo sul quale devono lavorare. Se esistono situazioni che vedono un organismo con una serie di criticità legate a disturbi di vario genere, con costante assunzione di farmaci, diventa difficile poter affidare ad un rimedio erboristico la capacità di ripresa.
Spesso prima di iniziare un processo di recupero, se possibile è necessario disintossicare l’organismo, riequilibrare il terreno al fine di permettergli di rispondere meglio alle sollecitazioni. Ogni volta che si assume una tisana, un estratto secco o fluido con consapevolezza si invia un messaggio a livello metabolico, quindi è importante consentire al messaggio di arrivare forte e chiaro.

E’ importante scegliere anche il periodo più adatto per intraprendere un cammino di riequilibrio attraverso i rimedi naturali. L’organismo umano è soggetto a ciclicità, anche le erbe possiedono forze energetiche più affini all’uomo in determinati periodi. Se ci affidiamo alla Medicina Tradizionale Cinese per esempio, una traccia molto esaustiva può essere data dalla stagionalità energetica degli organi e dei relativi processi di riequilibrio. Iniziare una dieta in autunno per esempio potrebbe essere faticoso, perchè in natura è il periodo in cui si “mette via il fieno per l’inverno”, il corpo risparmia fonti energetiche per affrontare periodi più rigidi e stressanti. E’ più indicata una esperienza detossinante all’inizio della primavera, quando il fegato è al suo climax energetico e processa meglio in chiave depurativa. E’ quindi importante affidarsi all’erborista di fiducia o a un naturopata per chiedere consiglio ed evitare errori.

 

Cosa insegnano i fallimenti

 

Quando i risultati sperati non confortano le scelte, piuttosto che abbandonare è sempre bene verificare cosa sia successo e dove si può aver sbagliato. Questo aiuta a prendere consapevolezza di cosa sia meglio selezionare, della scelta del periodo migliore e soprattutto di come un approccio naturale possa essere un vero e proprio viaggio verso la conoscenza di se stessi, del proprio organismo, della propria forza di volontà e costanza. Il mondo delle erbe è affascinante e se testate su di sè, la conoscenza acquisisce il grado di esperienza che arricchisce di un sapere che va oltre l’accademico.

 

Come migliorare l’approccio futuro

Il diario è sempre uno strumento utile per migliorare le esperienze e l’approccio ad un percorso esperienziale: aiuta a misurare, a meditare e a valutare e correggere.
Non sempre si è nella giusta predisposizione al cambiamento. E’ più facile assumere un farmaco che plachi il sintomo, è più impegnativo lavorare sulla causa e pazientare affinchè il sintomo affievolisca. E’ quindi necessario assecondare l’esigenza del momento e se si sta attraversando un periodo di forte stress, con molti impegni e pensieri, forse è bene rimandare a un spazio più tranquillo il percorso di approccio a rimedi naturali e iniziare sempre dalla depurazione, per poter apprezzare gli effetti fitoterapici su di sé. 

I percorsi naturopatici sono particolarmente indicati per i neofiti, perchè forniscono un’analisi e l’individuazione di un percorso più puntuale che facilita l’approccio al naturale ad ampio spettro.