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Furtada: l'isola brasiliana dei gatti abbandonata per la pandemia

In Brasile, c'è un'isola abitata da 250 gatti: adottati e nutriti da pescatori, residenti e turisti prima del lockdown, con il fermo imposto dalla pandemia Furtada è ora un'isola abbandonata, dove i felini stanno morendo di fame e di sete.

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Credit foto
©Anna Yakimova -123rf

250 gatti su un'isola deserta. Si tratta di Furtada, un'isola brasiliana a 20 minuti di motoscafo dalla città di Mangaratiba (nello Stato di Rio de Janeiro), non a caso soprannominata proprio “isola dei gatti”. 

Prima dell'emergenza da Covid-19, erano in molti a occuparsi dei randagi: i pescatori lanciavano loro le frattaglie del pescato, i turisti incuriositi- così come i pochi residenti e i volontari- erano soliti portare loro cibo e acqua.

Tutto è cambiato con il lockdown e la quarantena, quando le persone hanno dovuto rinchiudersi in casa e il traffico intorno all'isola si è fermato. E così ora, scomparse barche e turisti, i felini rischiano di morire di stenti.
 

Come Furtada è diventata l'isola dei gatti

L'appellativo “isola dei gatti” si deve a una coppia di residenti che, circa due decenni fa, salpò dall'isola verso la terraferma, lasciando indietro i suoi due gatti. 

Da quel momento, i felini discendenti dai due capostipite hanno cominciato a proliferare, mentre altri gatti sono stati via via abbandonati.  A poco sono serviti i cartelli installati come deterrente, così come i vari espedienti e gli inasprimenti di sanzioni o pene cui le autorità hanno fatto riscorso, negli anni, per impedire alle persone di abbandonare gli animali sull'isola.  

Così, nonostante molti gatti siano morti durante un lungo periodo di siccità tra il 2014 e il 2016, Furtada è diventata quel che è ora: un luogo dove, volente o nolente, una folta colonia di felini trova casa. 

 

Vipere, fame e mancanza d'acqua le principali minacce

Per i gatti, la vita sull'isola -per certi versi molto poco ospitale- è davvero dura. Innanzi tutto, a Furtada non sono presenti sorgenti di acqua dolce: proprio la scarsità di acqua potabile fa sì che gli animali soffrano spesso di scompensi renali, che richiederebbero l'intervento di cure veterinarie. 

Ma non è tutto: il luogo brulica di vipere velenose, minaccia letale per la colonia di gatti. “Anche le lucertole sono un pericolo per i gattini appena nati, oltre agli scogli sui quali vengono gettati quando vengono abbandonatiha spiegato a Chron Karla de Lucas, che sovrintende alla protezione degli animali nello stato di Rio e che ha compiuto un sopralluogo sull'isola a giugno. “Altri gatti, infine, sono usati come bersaglio dai cacciatori, che a volte colpiscono senza uccidere”, prolungando l'agonia delle bestiole. 

A fronte di tutto ciò, de Lucas ha concluso: “Abbiamo davvero bisogno di qualcuno che possa cercare di sanare questa criminalità che, per noi, è crudeltà”.
 

Volontari sull'isola dei gatti abbandonata

All'inizio, gli abitanti dell'area intorno all'isola non avevano realizzato quanto la situazione fosse drammatica. Quando, ad aprile, i pescatori raccontarono come i gatti, per sopravvivere, fossero giunti a cibarsi delle carcasse dei loro simili, la causa delle bestiole trovò finalmente i suoi paladini.  

Diversi volontari, tra cui i membri di Animal Hearts Protectors, iniziarono a compiere viaggi a cadenza settimanale sull'isola per portare cibo e acqua. La distribuzione periodica, attualmente in atto, si avvale della costruzione di rudimentali distributori, creati a partire da sezioni di tubi in pvc per assicurare nutrimento costante ai felini.

Oltre a chiedere donazioni alle imprese locali, alcuni attivisti trasportano i gatti a terra in caso di necessità, per trattamenti o interventi chirurgici, o cercano di trovare persone che possano adottarli e prendersene cura. 

Tuttavia, la situazione resta di difficile risoluzione, dato che numerose zone risultano inaccessibili e che non tutti gli animali si lasciano avvicinare agevolmente. 

I gatti che sono stati abbandonati di recente sono più socievoli, possiamo avvicinarli e accarezzarli”, ha riferito Joice Puchalski, il coordinatore del gruppo di volontari. “Diversa la situazione per quelli selvaggi, che restano nascosti”: troppo diffidenti per lasciarsi aiutare, da chi rappresenta probabilmente la loro speranza di sopravvivenza più concreta. 
 

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