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Il progetto "Animali senza nome"

Un'iniziativa per ridare dignità ai corpi di animali ritrovati senza vita per strada, a partire dal nome utilizzato per indicarli. Il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università Federico II di Napoli promuove- insieme a una serie di prestigiosi partner- il progetto “Animali senza nome”, per fornire un'identità ai molti cadaveri di animali non identificati rinvenuti sul territorio nazionale.

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Credit foto
©matilda553 -123rf

Animali maltrattati e uccisi, investiti, avvelenati, perduti, ritrovati senza vita per strada. Chiamarli carcasse non garantirebbe loro la dignità che meritano, e allora come denominarli? Se lo è domandato il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell'Università Federico II di Napoli che- all'interno del progetto “Animali senza nome”- si è rivolto all'Accademia della Crusca per dirimere la questione.
 

Animali senza nome

Si chiama “Animali senza nome” ed è un'iniziativa che è stata recentemente presentata presso l'Aula Magna del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali di Napoli.

Nata allo scopo di restituire dignità alle tante vite perdute di animali domestici vittima di soprusi o circostanze avverse, è promossa dal Dipsa - Servizio di Diagnostica di patologia e sanità animale, in collaborazione con il Dipartimento di Veterinaria e Produzioni animali e della Società italiana di scienze forensi veterinarie dell'Università Federico II, dall'Ordine dei Medici Veterinari di Salerno e dal Laboratorio di Antropologia e odontologia forense dell'Università di Milano.

Il progetto consiste nel reperire e mettere a disposizione degli interessati quante più informazioni possibili riguardo agli “animali senza nome”.

Presso la facoltà di Medicina veterinaria di Napoli, infatti, gli animali morti per cause naturali o provocate vengono sottoposti ad indagine autoptica e necroscopia, con risultati che possono andare oltre l'analisi scientifica: le indagini, ad esempio, possono offrire indizi risolutivi sulle cause della morte per maltrattamento e uccisione.

Per quanto riguarda casi di smarrimento, si può invece arrivare a rintracciare il proprietario, permettendogli di conoscere la sorte de suo compagno a quattro zampe e di conservarne la memoria.
 

Non carcasse, ma cadaveri

A lungo, per riferirsi ai corpi senza vita degli animali domestici sono state utilizzate parole come carcasse o appellativi simili, come ha per molti anni sottolineato l'esistenza nel Comune di Napoli di un “Ufficio carogne”.

Denominazioni che apparivano discriminanti e poco rispettose, agli occhi del team di lavoro del progetto “Animali senza nome”.

La decisione di interpellare in proposito gli esperti dell'Accademia della Crusca deriva proprio da tale valutazione e dal desiderio di trovare un'alternativa convincente, in grado di restituire la giusta importanza a quegli esseri viventi che accompagnano le vite di un numero sempre crescente di persone e famiglie.

"Venivano definite 'carcasse', ma ma era un termine usato impropriamenteha dichiarato a Repubblica Orlando Paciello, professore di Anatomia Patologica all'Università Federico II di Napoli  e Presidente dell'Ordine dei Veterinari di Salerno. “Abbiamo chiamato gli specialisti dell'Accademia della Crusca interpellandoli sulla parola da impiegare, e ci è stato risposto 'cadaveri', esattamente come per noi umani". 
 

L'opportunità di ricordare

Oltre a rendere giustizia agli animali vessati tramite il reperimento di tutte le possibili informazioni riguardo alle circostanze di morte, obiettivo primario del progetto è fornire agli interessati l'opportunità di ricordare il proprio compagno a quattro zampe. 

"Lo scopo è quello di dare un'identità ai tanti, troppi cadaveri non identificati ritrovati sul territorio nazionale” ha spiegato il professor Paciello “Negli ultimi anni è cresciuta la sensibilità verso gli animali e con essa l'impegno delle istituzioni e delle associazioni nel tutelarli. Molti cercano per anni i loro animali scappati o perduti, ma anche rubati, venduti, fatti sparire. Quando vengono ritrovati morti, molto spesso chi li aveva persi non viene a saperlo. Noi conserveremo un memoir di quel cane, quel gatto...un po' di pelo in una scatolina, e se il proprietario lo riconoscerà potrà ricordarsi di lui. Gli daremo un nome e non un numero perché il nome avvicina alle persone chi non ne ha uno, e speriamo che questo muova anche verso una cultura dell'accudimento più consapevole". 

Un'azione che mira a costruire consapevolezza attorno al tema e che sarà agevolata dall'utilizzo di un'apposita app, ideata per consentire la comunicazione  con il Dipartimento di Veterinaria e permettere agli utenti di restare aggiornati sui ritrovamenti.
 

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