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Come zucchero e carne influiscono sul temperamento

Gli elementi chimici che alla base compongono il cibo non hanno solo un effetto sul corpo bruto ma anche sul temperamento, tramite processi neurobiologici sempre più chiari. Vediamo che rapporto c'è tra il consume di carne e di zuccheri e il temperamento umano

Come zucchero e carne influiscono sul temperamento

Uno dei modi di studiare il cibo è andare sempre più a fondo alla chimica che compone gli alimenti.

Vediamo in particolare come il consumo di carne e di zuccheri raffinati influisca non solo sull'organismo ma anche sul nostro temperamento.


La chimica del cibo

Poiché il cibo è questione di chimica, come tutti i processi biologici, l’alimentazione, che consiste in una sterminata sequenza di processi chimici, va anche ad influenzare il biochimismo cerebrale, influendo sul comportamento e sul temperamento.

Il cervello è una macchina estremamente complessa, e uno dei suoi carburanti essenziali sono gli zuccheri, mutati in glucosio, elemento presente solo nel mondo vegetale.

I cibi vegetali quindi risultano indispensabili per il buon funzionamento del cervello, ma gli alimenti non sono solo di origine vegetale e molti altri elementi derivano dalla loro digestione.

Che influenza hanno questi sul sistema nervoso e quindi sul temperamento?

 

L’influenza della carne sul temperamento

Quando parliamo di carne parliamo principalmente di proteine animali. Di per sé le proteine non sono elementi tossici o negativi, ma bisogna analizzare gli studi condotti ad un livello più avanzato se vogliamo scoprire i loro effetti sulla psiche umana.

Infatti vanno saputi valutare le conseguenze prodotte dalla digestione delle proteine animali, come alcuni amminoacidi che fungono da precursori di specifici neurotrasmettitori.

I neurotrasmettitori vanno oltre la biochimica del cervello in quanto nei loro meccanismi sono coinvolti anche processi elettromagnetici, ma basti notare che tramite il consume di carne, e quindi proteine animali, aumentano l’adrenalina e la dopamine, neurotrasmettitori responsabili dell’aggressività.

Il consume di proteine animali inoltre abbassa il livello di un altro importante neurotrasmettitore, la serotonina, che invece il metabolismo umano riesce benissimo a sintetizzare dai cibi vegetali contenenti triptofano. Dato che la serotonina è il neurotrasmettitore che induce serenità, pacificità, collaborazione e quiete, va da sé che la diminuizione di questa in concomitanza con l’aumento di adrenalina (presente tra l’altro nei tessuti animali a causa della macellazione) e dopamina, induce comportamenti meno controllati, più aggressivi, tipici del carnivoro e quindi del cacciatore.

Il consumo di vegetali, secondo le analisi degli elettroencefalogramma, risulta indurre principalmente onde alfa, quelle di chi ha una coscienza vigile e si autocontrolla; sono anche le onde alla base degli stati di meditazione e intuizione.

Il consumo di carne invece, per via del suo squilibrato rapporto tra calcio e fosforo (25 volte maggiore di quello tipico del metabolismo umano), induce una carenza di calcio, e una conseguente irritabilità, senso di insoddisfazione, ansietà, bisogno di sfogarsi.

 

Breve storia del consumo di carne

 

 

Conseguenze psicosociali del consumo di carne

La quiete dimostrata dagli animali erbivori è molto legata alla loro alimentazione, tanto quanto l’aggressività necessaria agli animali carnivori dipende anche dalle sostanze che trovano nei loro cibi. Al contrario degli erbivori, che non sono tenuti ad imporsi con la forza, i carnivori devono poterlo fare, senza titubare.

In questo senso, nelle culture antiche, il consumo di carne era uno status symbol, segno di potere appunto, di forza bruta, che col tempo si è mutato in simbolo di forza sociale, invidiata dai ceti inferiori.

Nacque così l’esigenza delle masse di ricorrere al consumo di carne come forma di riscatto sociale. Molti vi diranno però che tramite la carne si sentono effettivamente più forti e carichi, ma sebbene questa sensazione sia concreta e innegabile, deriva da un trucco biochimico: l’adrenalina dà l’idea di essere forti e prestanti, ma solo perché il neurotrasmettitore ha il potere di eccitare il sistema nervoso e indurlo ad essere prestante a breve termine.

Non è un caso che nell’antichità, ma anche tutt’oggi nelle tribù si mangia carne prima dei combattimenti, della caccia, della guerra. Avete mai sentito parlare poi di un esercito vegetariano? Certamente no, perché un soldato non deve essere tranquillo e porsi domande, ma eccitato, scattante, pronto ad esperire il senso di allerta.

Questo comportamento ha radici antichissime: l’uomo preistorico si accorgeva che mangiare carne accresceva l'aggressività, che gli permetteva di scalare le posizioni gerarchiche, concquistate più per via del timore che del rispetto. 

 

Zuccheri raffinati

Il cervello funziona tramite il glucosio, che è uno zucchero, ma molti zuccheri, specie quelli raffinati, inducono un cattivo funzionamente cerebrale.

Noti sono i danni dovuti ad un eccessivo consumo di zuccheri, e molti studi dimostrano quanto l’aggressività sia anche legata alla frustrazione conseguente all’improvviso down energetico dopo che lo zucchero ha stimolato il cervello dandogli un senso di potenza ed eccitazione.

Diversi studi dimostrano quanto alto sia il consumo di zuccheri di sintesi nelle persone presenti nelle carceri minorili e quanto il loro comportamento vari sensibilmente in conseguenza ad un cambio nel regime alimentare.

 

Quanto zucchero si mangia?

 

Bibliografia:

  • "Miti e realtà dell'alimentazione umana" di Armando D'Elia, Edizioni Sì - Studi Interiori