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Digiuno intermittente, cos'è

Esistono diversi modi di digiunare: c'è chi digiuna per giorni, e chi invece opta per un digiuno intermittente, più dolce e accessibile.

Digiuno intermittente, cos'è

Mangiare e digiunare: già lo facciamo

Mangiare è una delle necessità primarie per l'organismo umano. Si mangia perchè il corpo lo richiede per sopravvivere, ma si mangia anche per molti altri motivi. La dimensione sociale del cibo, e anche quella compensatoria, rendono mangiare un piacere o una schiavitù.

Compito del cibo è quello di mantenere il corpo in salute, fornendogli l'energia necessaria per vivere ed espletare tutte le funzioni: semplicemente questo.

Il cibo, in questa ottica, è sempre un piacere, perché allevia un bisogno imprescindibile di ogni essere vivente.

Quando invece mangiare diventa altro, rispondendo a bisogni diversi, quali compensare necessità emotive diversamente non soddisfatte, mangiare può diventare un problema.

Il digiuno, così come mangiare, è una dimensione fondamentale per gli esseri viventi: infatti tra un pasto e l'altro noi digiuniamo.

Qualcuno digiuna poche ore, qualcun altro digiuna per più tempo. Un esempio è il tempo che trascorriamo riposando la notte: è, il più delle volte, il digiuno più lungo che affrontiamo durante la giornata.


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Digiuno intermittente, cos'è

Numerosi studi hanno dimostrato come la restrizione calorica, cioè mangiare meno, e la qualità di quel che ingeriamo, cioè mangiare meglio, influiscano positivamente sulla salute e sul benessere.

Anche il digiuno è stato da tempo rivalutato: viene visto non più come una privazione, ma come una “pausa” dal cibo, un momento in cui le priorità si spostano su altri ambiti della propria vita, senza far ruotare tutto attorno all'organizzazione e al rito del pasto.

Il digiuno intermittente consapevole consiste nell'astenersi volontariamente dal cibo per 2 o 3 giorni alla settimana, mantenendo costante l'introito calorico durante i restanti giorni, senza eccedere in abbuffate e mantenendo un'alimentazione equilibrata e sana.

A seconda del proprio profilo metabolico e della propria costituzione si può digiunare un solo giorno, prendendo una colazione leggera ed evitando pranzo e cena, fino alla colazione del giorno successivo.

Il digiuno intermittente può essere fatto di sola acqua, ma per chi non ha dimestichezza con questa pratica sarebbe meglio consumare comunque succhi e centrifugati di verdura e frutta (poca) fresca e di stagione.

Un antico detto prescriveva di digiunare “un pasto alla settimana, un giorno al mese, e una settimana all'anno”.

Il digiuno intermittente può essere iniziato da chiunque sia in buona salute, e può partire dall'astenersi dal cibo per un pasto al giorno, che sia il pranzo o la cena.

Osservarsi in questo contesto costituisce una esperienza di auto conoscenza unica e speciale: si possono scoprire molti meccanismi agiti inconsapevolmente e svelare cosa sta dietro la nostra fame, come reagisce il nostro corpo ma, sopratutto, la nostra mente.

Quando si arriva a digiunare per un giorno interno è necessario reintrodurre il cibo senza esagerare, partendo da verdure cotte o crude, e ascoltando sempre i segnali del corpo: abbuffarsi il giorno dopo un digiuno vanifica gli effetti positivi del digiuno e anzi ne produce di dannosi sul corpo.

Se si scelgono 2 o 3 giorni di digiuno è necessario che questi siano intervallati da giorni in cui ci si alimenta normalmente e in maniera equilibrata.

Il digiuno è una pratica che va molto di moda in certi ambiti, ma non va mai affrontato con leggerezza.

Consultatevi con il medico se avete esigenze particolari o patologie in atto, non scoraggiatevi se i primi digiuni vi faranno pensare che “dovete assolutamente mangiare”, osservatevi, osservate il vostro corpo, ascoltate il reale bisogno che vi invia riguardo al cibo, abbiate pazienza, constatate i vantaggi di un digiuno intermittente, e adeguate via via ai vostri ritmi i vostri momenti di pausa dai pasti.

Buona esperienza.

 

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