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Da Harvard il venture capital per le tecnologie che cambieranno il mondo

L'Università di Harvard ha investito in "The Engine", l'acceleratore voluto dal MIT dedicato alle startup della "Tough Tech". Alla ricerca di soluzioni per risolvere le grandi sfide della società del futuro, integrando tecnologia, scienza e innovazione.

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Robot per testare campioni di acque reflue nelle fognature. Sistemi di accumulo di energia a basso costo e di lunga durata. Una centrale elettrica “a fusione”.

Sono questi alcuni dei progetti sostenuti da The Engine, l’acceleratore di startup lanciato dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) nel 2017 e sul quale l’Università di Harvard ha investito quest'anno 250 milioni di dollari.

Come riportato da Forbes, The Engine è diventato il più grande fondo di venture capital a guida universitaria negli Stati Uniti e si rivolgerà alle aziende che stanno realizzando quello che The Engine chiama “tough tech”, ovvero quella tecnologia che punta a risolvere le grandi sfide attraverso soluzioni che convergono su scienza, ingegneria e leadership.
 

Harvard investe sulla lotta al climate change

I progetti che riguardano i cambiamenti climatici, la decarbonizzazione delle industrie, il futuro della salute umana e dell’agricoltura, l’esplorazione dello spazio, il calcolo quantistico e i semiconduttori sono tutti progetti che richiedono investimenti e tempi lunghi di sviluppo.

Generalmente sono progetti sostenuti dalla ricerca a sua volta sostenuta da governi e istituzioni pubbliche. Con The Engine ora possono partecipare anche le imprese che vogliono investire.

Dal punto di vista meramente finanziario, la scelta di Harvard si inserisce in un trend che sta dando i suoi frutti: secondo i dati della National Association of College and University Business Officers (organizzazione che rappresenta 1900 colleges e università americani) il finanziamento del capitale di rischio è diventata la classe di investimento più performante per le sovvenzioni universitarie, con il 13,4% di rendimento, generando più del private equity e delle azioni statunitensi.
 

I progetti finanziati da The Engine

Oltre ai progetti presentati in apertura, The Engine sta puntando sull’ “Internet delle cose”, ad esempio tramite lo sviluppo di nuovi linguaggi di programmazione in grado di automatizzare diversi macchinari nei laboratori di biologia, oppure con applicazioni nel settore alimentare: la startup Mori sta sperimentando un rivestimento a base d'acqua naturale e ultrasottile che viene applicato al cibo per rallentare lo scambio di gas che ne causano la decomposizione.

E poi diversi progetti dedicati al settore energetico: da citare sicuramente c’è Form Energy, del cui team fa parte l’italiano Marco Ferrara e che lavora sulla messa a punto di batterie allo zolfo per immagazzinare energia per periodi più lunghi (e permettere così lo stoccaggio di energia rinnovabile da utilizzare anche oltre i momenti di picco).