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Tav Torino-Lione: la Corte dei Conti e il sindaco di Lione dicono "no"

Il Tav Torino-Lione è un'opera avversata non solo dai comitati italiani ma anche dai francesi. L'ultima bocciatura è arrivata dal sindaco di Lione seguita dalla Corte dei Conti europea.

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©Aleksandr Papichev -123rf

Tav: favorevoli e contrari

Il TAV Torino-Lione torna a far discutere. La Corte dei Conti europea ha bocciato il progetto bollandolo come “antieconomico” e inquinante.

Dello stesso avviso è il neo sindaco di Lione Grégory Doucet (Europe Ecologie-Les Verts) secondo il quale, puntare sulla nuova infrastruttura è “la scelta peggiore” perché “esiste già un'infrastruttura ferroviaria, che è sufficiente, ed è su quella su cui dovremmo investire”.

La replica del governo francese non si è fatta attendere: il sottosegretario al ministero dei trasporti Jean-Baptiste Djebbari ha detto che “Parigi andrà avanti” e che entro il 2023 la Francia collegherà il nodo di Lione con l’imbocco francese del tunnel di base a Saint-Jean-de-Maurienne.

Dello stesso avviso l’assessore all’ambiente della regione Piemonte Matteo Marnati: “ad oggi il treno è l’unico mezzo che consente di ridurre le emissioni inquinanti nell’aria” e che con la Torino-Lione a regime si “risparmieranno fino a 3 milioni di tonnellate di CO2 all’anno”. Ma sarà propro così?
 

Tav: più CO2 di quanta se ne risparmi

Un calcolo di quante emissioni di Co2 verranno immesse durante la realizzazione dell'opera è già stato fatto dagli stessi promotori della linea ad alta velocità: nel quaderno 8 uscito nel 2011 con il titolo Analisi costi-benefici, l’Osservatorio Torino-Lione, diretto da Mario Virano, ha calcolato che durante tutta la costruzione del tunnel le emissioni aumenteranno di circa 1 milione di tonnellate di Co2 l’anno, accumulando nel tempo oltre 12 milioni di tonnellate.

Tale effetto negativo potrà durare fino a 12 anni dopo la fine dell’opera. Se dunque i lavori inizieranno nel 2020 e dureranno 15 anni, gli effetti dell’inquinamento perdureranno fino al 2047.
 

La Corte dei Conti europea, nel sottolineare l'impatto ambientale enorme del Tav, è arrivata alla stessa conclusione: secondo gli esperti coinvolti dall'organo istituzionale le emissioni di Co2 prodotte dalla realizzazione della sezione transfrontaliera (quindi la sola parte al confine tra Italia e Francia) equivalgono a 10 milioni di tonnellate, che saranno “compensate solo 25 anni dopo l’entrata in servizio dell’infrastruttura”.

Questo se l’opera entrerà a regime, ovvero se saranno rispettate le previsioni del livello di traffico. Se invece queste dovessero raggiungere la metà di quanto previsto, occorrerebbero 50 anni.
 

Tav: a che punto siamo?

La stessa Corte puntualizza sui tempi di realizzazione: “è probabile che la Tav non sia pronta entro il 2030”, parlando di “rischio elevato” che entro tale data le infrastrutture di collegamento italiane e francesi per rendere operativa la tratta al confine tra i due Paesi non saranno pronte.

Inoltre i costi iniziali previsti per la sezione transfrontaliera della Tav Torino-Lione sono cresciuti negli anni, di circa l’85 per cento, dice la Corte, passando da una stima originaria di 5,2 miliardi di euro a 9,6 miliardi di euro (ma l'opera nel suo complesso dovrebbe costare 26,1 miliardi, secondo le ultime stime della Corte dei Conti francese).

Ma quindi a che punto siamo? Secondo i dati diffusi dalla società che ha in gestione l'opera, Telt, al momento sono stati scavati circa 30 chilometri di gallerie, su un totale di 162 chilometri che sarebbero necessari per la realizzazione dell’opera.

Ergo il 18,5% delle gallerie previste sono state completate ma la colonna portante dell’opera, cioè del tunnel di base tra Italia e Francia, è ferma a 9 chilometri, interamente realizzati dal cantiere francese di Saint-Martin-La-Porte.
 

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