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Alimenti: le sostanze chimiche vietate in Europa

Le normative UE differiscono da altre regolamentazioni per quanto riguarda la sicurezza alimentare e diverse sostanze non sono più ammesse (o lo sono con forti restrizioni) nella filiera produttiva europea secondo un principio di precauzione circa i rischi per la salute del consumatore.

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©Monika Wisniewska / 123rf.com

Il rischio chimico da dove deriva?

Quanto può essere difficile leggere l'etichetta di un prodotto alimentare di produzione industriale quando non si conoscono i termini e si ignorano i processi della catena produttiva? 

 

Quali rischi per il consumatore si possono celare dietro alla potenziale presenza di sostanze tossiche negli alimenti (come tossine di origine naturale, contaminanti ambientali, residui di prodotti utilizzati nella filiera produttiva, composti chimici indotti dal processo di cottura)?

 

In Europa, la lista delle sostanze chimiche regolamentate attraverso importanti restrizioni presenta notevoli differenze rispetto alle norme vigenti in altri Stati: residui di filiera alimentare (come farmaci o fitosanitari) oppure sottoprodotti della cottura degli alimenti (come ammine eterocicliche e idrocarburi policiclici aromatici) sono solo alcune delle fonti di derivazione di sostanze chimiche nocive all’uomo consentiti in molti Paesi. 

 

Nell'Unione europea, però, in riferimento all'introduzione sul mercato di prodotti conteneti sostanze a rischio, vige il principio di precauzione che fa sì che prima di poter essere distribuito al pubblico, ogni ingrediente dichiarato deve essere sottoposto a controlli sugli eventuali rischi per la salute e per l'abiente. 

 

Proprio per questi motivi, nel 2004 nell'ambito della strategia sulla "sicurezza dai campi alla tavola", è stato adottato un nuovo quadro legislativo sull'igiene dei prodotti alimentari, noto come «pacchetto igiene», che stabilisce norme specifiche e istituisce un quadro comune per l'organizzazione di controlli uniformi per ciascun Paese membro dell'Unione sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano, incluse le indicazioni per le carni fresche, i molluschi bivalvi nonché il latte e i prodotti lattiero-caseari.   

 

Tale pacchetto assegna la responsabilità per l'igiene dei prodotti alimentari direttamente ai vari operatori della catena produttiva  attraverso un sistema di autoregolazione.

E in Europa?

Volendo fare un confronto con le normative legislative presenti in altri stati l’Europa ha adottato severe restrizioni nei confronti di alcune sostanze chimiche con pericolosità nota:

 

> il bromato di potassio o l’azodicarbonammide (in etichetta E927) presenti nei prodotti da forno americani come dolci, biscotti o pane ma assolutamente vietati in Europa perché cancerogeni;

 

> i conservanti ed esaltatori di sapidità butilidrossianisolo (E320 o BHA in etichetta) e butilidrossitoluene (E321 o BHT in etichetta): negli Stati Uniti sono limitati dall’Fda, ma vengono comunque usati nei prodotti alimentari, nonostante il primo sia cancerogeno e il secondo causi danni epatici. A tal motivo, la Commissione europea con il Regolamento 1129/2011 ne ha fortemente ristretto l'utilizzo;


> negli Stati Uniti, ancora, il consumo di carne agli ormoni è consentito mentre le direttive europee - in virtù degli studi sul potenziale pericolo cancerogeno dell'utilizzo degli ormoni della crescita per l'alimentazione bovina - ne vietano la commercializzazione.

 

L'etichettatura, la presentazione o la pubblicità degli alimenti sono strumenti essenziali per informare il consumatore e non trarlo in inganno, ed esistono norme chiare per quanto concerne le indicazioni nutrizionali o sulla salute autorizzate. 

 

A seguito delle preoccupazioni sollevate in merito ai rischi derivanti dall'uso agricolo dell'erbicida glifosato, ad esempio, nel 2018 il Parlamento ha deciso di istituire una commissione speciale (PEST) per esaminare la procedura di autorizzazione dei pesticidi da parte dell'Unione. In realtà, questa sfida non è una vittoria per l'Europa: la concessione comunitaria per l'utilizzo ddei diserbanti contenente questo elemento è stata rinnovata fino al 2022 in attesa di nuovi report scientifici che possano offrire dati certi sulla tossicità per la salute di questo agente chimico.  

 

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