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Solastalgia: cos’è l’ansia per il clima e come affrontarla

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di eco-ansia, ma esiste un termine meno conosciuto che descrive un'esperienza diversa e molto specifica: la solastalgia.
Si tratta di una forma di disagio emotivo che nasce quando il luogo in cui viviamo cambia profondamente a causa di eventi ambientali, climatici o dell'intervento umano. Non è la paura di ciò che potrebbe accadere in futuro, ma la sofferenza legata a una perdita che si sta già vivendo nel presente.

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©denisvostrikov/123rf.com

Definizione del termine

Il termine solastalgia è stato coniato dal filosofo ambientale australiano Glenn Albrecht nel 2005 per descrivere il dolore provato da chi assiste alla trasformazione del proprio ambiente familiare  senza poterlo lasciare. 

La parola unisce il concetto di "comfort" o "consolazione" (solace) con quello di dolore (algia). In  pratica, indica la sofferenza causata dalla perdita di un luogo che prima rappresentava sicurezza,  appartenenza e benessere. 
A differenza della nostalgia, che riguarda un luogo lontano dal quale si è separati, la solastalgia si  manifesta mentre si continua a vivere nello stesso posto, osservandone però il progressivo  deterioramento. 
 

Perché sta aumentando

I cambiamenti climatici stanno diventando sempre più visibili e concreti. 
Ondate di calore, incendi, siccità, alluvioni, perdita di aree verdi e trasformazioni del paesaggio  possono generare un senso di impotenza e tristezza, soprattutto nelle persone che mantengono un  forte legame con il territorio in cui vivono. 
In alcune realtà particolarmente urbanizzate, il fenomeno può risultare ancora più evidente. Ad  esempio, a Malta, dove vivo da diversi anni, molte persone sperimentano un senso di  disorientamento nel vedere trasformarsi rapidamente quartieri, spazi aperti e luoghi familiari che  hanno accompagnato la loro vita per lungo tempo. 
Al di là delle opinioni sulle scelte urbanistiche, ciò che interessa dal punto di vista del benessere è la risposta emotiva che questi cambiamenti possono generare. Quando un ambiente percepito come  familiare perde progressivamente alcune delle sue caratteristiche, possono emergere tristezza,  nostalgia, rabbia, senso di smarrimento o difficoltà a riconoscersi nei luoghi che si frequentano  quotidianamente. 
Anche la continua esposizione alle notizie ambientali attraverso media e social network contribuisce ad aumentare la percezione di vulnerabilità.
 

Solastalgia ed eco-ansia: qual è la differenza?

I due termini vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma descrivono esperienze diverse. 
L'eco-ansia riguarda principalmente la preoccupazione per il futuro del pianeta e per le conseguenze dei cambiamenti climatici. 
La solastalgia, invece, è legata a una perdita già in atto. È il disagio che può emergere quando si  osserva la scomparsa di paesaggi familiari, la riduzione degli spazi naturali o il cambiamento di  luoghi che hanno rappresentato per anni un punto di riferimento emotivo. 
In altre parole, l'eco-ansia guarda al futuro; la solastalgia riguarda il presente.

 

Quali segnali possono comparire

La solastalgia non è una diagnosi medica, ma un'esperienza emotiva che può manifestarsi attraverso sintomi diversi. 

Tra i più comuni: 

  • tristezza e malinconia persistenti 
  • senso di impotenza 
  • irritabilità 
  • preoccupazione costante per l'ambiente 
  • difficoltà di concentrazione 
  • alterazioni del sonno 
  • sensazione di perdita o disorientamento
     

L'intensità varia da persona a persona e dipende anche dalla sensibilità individuale e dal livello di  esposizione agli eventi ambientali. 
 


 

Trasformare la preoccupazione in azione

Quando la preoccupazione rimane passiva, può favorire sentimenti di impotenza. Al contrario,  intraprendere azioni concrete aiuta molte persone a recuperare un senso di controllo e  partecipazione. 
Questo non significa dover cambiare il mondo da soli, ma concentrarsi su ciò che è realisticamente  possibile fare.
 
Ad esempio: 
 

  • adottare abitudini quotidiane più sostenibili 
  • partecipare a iniziative ambientali locali 
  • sostenere progetti di tutela del territorio 
  • dedicare tempo alla cura degli spazi verdi 
  • informarsi attraverso fonti affidabili senza eccedere nell'esposizione alle notizie
     

Anche piccoli gesti possono contribuire a ridurre la sensazione di impotenza. 
 

 

Il ruolo della natura nel benessere emotivo

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca riguarda il legame tra contatto con la natura e salute mentale
Trascorrere tempo in ambienti naturali è stato associato a una riduzione dei livelli percepiti di stress, a un miglioramento dell'umore e a una maggiore capacità di recupero psicologico. 
Per questo motivo, mantenere una relazione attiva con gli spazi naturali può rappresentare una  risorsa importante anche per chi sperimenta forme di disagio legate ai cambiamenti ambientali. 
Recuperare occasioni di contatto diretto con la natura può rappresentare non solo una fonte di  benessere, ma anche un modo per rafforzare il senso di appartenenza al territorio. 
 

Dalla preoccupazione all'azione

La solastalgia ricorda quanto il benessere umano sia profondamente legato all'ambiente in cui vive. 
Riconoscere questo disagio non significa essere pessimisti, ma prendere consapevolezza di una  reazione emotiva sempre più diffusa in un mondo che cambia rapidamente. 
Quando la preoccupazione per l'ambiente viene accompagnata da azioni concrete, informazione equilibrata e contatto con la natura, può trasformarsi da fonte di sofferenza a stimolo per una partecipazione più attiva e consapevole. 

 


Fonti