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"Ci vuole un albero!": Stefano Mancuso per la prima scuola verde d'Italia

Una fabbrica dell’aria, un orto didattico, tetti e facciate ricoperti di piante per ridurre l’inquinamento indoor e restituire ai bambini un vero contatto con la natura: è questo, in sintesi, il progetto “Ci vuole un albero!” del neurobiologo Stefano Mancuso e del suo team di PNAT.

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©Disegno di Stefano Mancuso / PNAT

Le piante rappresentano la quasi totalità della vita sulla Terra ma l’homo sapiens sapiens è stato ben bravo a pensarsi “fuori dalla natura” ritenendosi a vario livello l’unica specie in grado di dominarla. Pensiero sciagurato con cui oggi l’umanità si confronta suo malgrado (anche) nel tentativo di porre rimedio all’emergenza climatica in corso sul nostro pianeta.

 

Ripensare a un nuovo modo di relazionarsi alle piante è un’alternativa possibile (e forse decisiva) per rimediare ai danni inferti ai nostri ecosistemi e, perché no, anche per vivere più felicemente. 

 

La pensa così Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale responsabile dell’International laboratory of plant neurobiology (LINV) e coordinatore di PNAT, lo spin off dell’Università degli studi di Firenze che si occupa
di trovare soluzioni innovative per integrare la presenza vegetale nei contesti di vita quotidiana.

 

Tra le iniziative recenti che portano il nome dello scienziato c’è “60 milioni di alberi”, campagna lanciata insieme alla Fondazione Laudato Si’ e a Carlo Petrini, presidente di Slow Food, in cui si esorta ad agire per il contrasto alla crisi climatica attraverso la piantumazione in Italia di un albero per ogni abitante del nostro Paese. 

 

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©Fb PNAT

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©Fb PNAT

“Ci vuole un albero!” per realizzare a Firenze la prima scuola verde

Con "Ci vuole un albero!", GoFundMe Italia, la più grande piattaforma di raccolta fondi per il sociale sostiene Stefano Mancuso e PNAT nel progetto di realizzare la prima scuola verde italiana in cui l'aria è depurata dalle piante, il verde riveste ogni superficie e i bambini fanno quotidiana esperienza didattica e ludica letteralmente immersi nella natura. 

 

Camilla Pandolfi è chief officer di PNAT: “La scuola è il luogo
privilegiato per la formazione e l’educazione delle nuove generazioni. Nella scuola, bambini e ragazzi acquisiscono gli strumenti per  comprendere e interpretare il mondo. Ecco perché è lì che dobbiamo intervenire: per “seminare” una nuova forma di integrazione tra piante e persone”. 

 

Il progetto è modulare e si svilupperà anche in base al supporto che arriverà dalla raccolta fondi: “A un costo medio di 300 euro per ogni alunno – spiega Pandolfi - potremo intervenire sulla scuola (ancora in fase di selezione nel Comune di Firenze), dotandola innanzitutto di una Fabbrica dell'Aria, il dispositivo da noi brevettato e costruito che consente di depurare l'aria negli spazi chiusi dalle sostanze inquinanti,
utilizzando esclusivamente le piante. Forzandone il percorso, l’aria passa attraverso il terreno e le radici fino alle foglie, e viene reimmessa pura nella struttura”. 

 

Si contrasta così l’inquinamento indoor. “Le specie particolarmente adatte sono quelle tropicali, sempreverdi e dotate di ampia superficie foliare – prosegue la botanica – mentre una illuminazione tecnica è disposta in modo tale che le piante possano vivere nelle loro condizioni di crescita ideali, ottimizzando, dunque, anche la loro attività di assorbimento e riduzione degli agenti inquinanti”. 

 

Come si “immerge” una scuola nel verde

Teoricamente si potrebbe installare un modulo della Fabbrica dell’Aria in ogni classe, ma per cominciare sarà collocato un dispositivo nello spazio comune della scuola primaria che verrà scelta. Ma c’è di più. 

 

“Il progetto prevede poi la messa a dimora di quante più piante disponibili nei cortili e la realizzazione di un orto didattico – spiega Pandolfi -, oltre alla sistemazione a verde dei tetti e delle facciate tramite varietà rampicanti e ricadenti che permettono anche di migliorare le prestazioni energetiche della scuola garantendo, ad esempio, locali più freschi in estate”. 

 

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©Manifattura Tabacchi Firenze

Fabbrica dell’aria, un prototipo davvero sostenibile

Il dispositivo è già stato testato in altri contesti con successo: presso l’area ex industriale della Manifattura Tabacchi di Firenze, in un ristorante e nella sede di una associazione del territorio. 

 

I risultati delle analisi effettuate sulla qualità dell’aria nell’ex Manifattura hanno rilevato la riduzione di circa il 98% degli agenti inquinanti.

 

In una scuola, inoltre, si otterrebbero benefici notevoli sul benessere psichico e fisico, e sull’apprendimento, dal poter crescere giocando e imparando a contatto con la natura.

 

Per sostenere il progetto della Scuola Verde del Futuro si può aderire alla campagna di crowdfunding di Gofundme mentre per restare aggiornati sui progetti si può seguire la pagina FB di PNAT