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Lo scambio dei vestiti: una scelta responsabile ed ecologica

In occasione della Conferenza delle Parti di Parigi sul cambiamento climatico (COP21), ci sembra utile riflettere sulle opportunità alla portata di ognuno di noi per contribuire alla riduzione delle emissioni effetto serra e degli sprechi. Lo scambio dei vestiti rappresenta una delle opportunità responsabile ed ecologica, ecco perché

Lo scambio dei vestiti: una scelta responsabile ed ecologica

Consumare carne comporta un'enorme spreco d’acqua, il vegetarianismo salverà il mondo dalla degradazione ambientale, l’uso della macchina inquina e si dovrebbe sostituire con i mezzi pubblici o la bicicletta.

Tutte queste affermazioni, che ormai fanno parte del linguaggio comune di un gran numero di persone, testimoniano che la sensibilità ambientale ha per oggetto privilegiato temi come l’alimentazione e i mezzi di trasporto.

Ben pochi, però, si soffermano sull’impatto dell’industria tessile - e quindi dei vestiti che usiamo - sull’ambiente.

Produrre ed acquistare nuovi capi d’abbigliamento, infatti, genera un impatto ambientale di cui non sempre siamo consapevoli e che vale la pena approfondire per poter riorientare le nostre scelte al momento di rinnovare il guardaroba ed apprezzare le alternative sostenibili di cui disponiamo.

In questo articolo proponiamo alcuni dati e spunti di riflessione per promuovere lo scambio come un modo di acquistare vestiti senza danneggiare l’ambiente

 

L’impronta ecologica dell’abbigliamento

Una recente ricerca commissionata da Friend of the Earth e realizzata da Trucost segnala che per produrre una maglietta di cotone si utilizzano 4,2 m² di suolo e si consumano 3,900 litri d’acqua. Rispetto a queste cifre, il 65% del consumo di suolo e il 68% del consumo di acqua sono legati direttamente alle piantagioni di cotone.

Tra i materiali con maggior impronta idrica vi è poi la pelle: la produzione di un paio di stivali di pelle consuma 14.503 litri d'acqua se realizzato in impianti con un idoneo sistema di trattamento degli scarti di produzione, 25.024 litri se invece gli scarti non vengono trattati correttamente.

Un altro fattore che provoca un aumento dell’impatto ambientale del settore abbigliamento è l’imballaggio: secondo questa ricerca, infatti, circa il 20% del consumo di acqua e di suolo dipendono dalla grande quantità di materiali usati per imballare i prodotti in vendita.

Rispetto ai gas effetto serra generati dalla produzione di diversi capi d’abbigliamento, è possibile osservare i dati presentati da BLUEdot Register nei termini di impronta di carbonio (Carbon footprint). Secondo questi dati, una persona che indossa una maglietta di cotone, una giacca di lana, un paio di jeans, calzini di lana e poliestere, cinta e scarpe di pelle produce un’impronta di carbonio di circa 556 metri cubi (1.826 piedi cubi).

Con queste cifre in mano, se pensiamo a quanti capi d’abbigliamento non utilizziamo o semplicemente gettiamo via, possiamo renderci conto dell’evitabile spreco di risorse e dell’inquinamento che stiamo generando.

 

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Ridurre la nostra impronta ecologica attraverso lo scambio dei vestiti

Il baratto è una forma antichissima di scambio di beni e servizi che si distingue dalle altre forme di scambio perché avviene senza l’uso della moneta. Da qualche anno a questa parte, complice la crisi economica, il baratto sta tornando ad essere praticato per i suoi indiscutibili vantaggi: acquisire ciò di cui abbiamo bisogno senza spendere.

Inoltre, nella società dell’accumulazione in cui viviamo, può venir meno la disponibilità di denaro dovuto al basso tasso di impiego e all’alto costo della vita, ma di certo ognuno di noi possiede grandi “riserve” di oggetti in perfetto stato che possono essere benissimo scambiati.

I vantaggi economici dello scambio si sommano a quelli ambientali: si riducono gli sprechi di denaro, materie prime ed energia.

 

Swap party ed altre opzioni per scambiare i vestiti

Le modalità per rimettere in circolo e dare una nuova vita ai capi d’abbigliamento che non servono più sono davvero tante, dallo scambio tra amici, alle pagine Web e le reti sociali, alle applicazioni. Vediamone alcune.

L’opzione forse più divertente è quella conosciuta come Swap Party (festa dello scambio), per le origini americane di questa “invenzione”, ma che in realtà non è nient’altro che una serata in compagnia di amici e conoscenti dedicata principalmente allo scambio di vestiti, accompagnata da immancabili buffet e bibite.

Organizzate soprattutto durante il cambio di stagione, le feste dello scambio sono una bella occasione per condividere il proprio tempo con gli amici, conoscere nuove persone e tornare a casa con abiti che non abbiamo mai indossato prima, senza spendere e nel pieno rispetto dell’ambiente. Le regole dello swap party sono poche ed ognuno può creare le proprie in base alle necessità del momento, l’importante è che ogni persona che partecipa porti con sé almeno un capo da scambiare.

Se invece tra i vostri amici non siete riusciti a trovare qualcuno disposto a scambiare, vi consigliamo di visitare i vari siti presenti in rete.

Tra le altre opzioni per realizzare scambi interessanti, potete provare le app Swap Party e Swappy

Vi sono poi diversi gruppi Facebook dedicati allo scambio, basta cercare “Svuota l’armadio” per trovare diversi gruppi localizzati in varie città italiane, come Roma, Cosenza, Napoli e l’Aquila. 

 

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