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Prodotti cruelty free: consumare senza sfruttamento

Frutta e verdura sottocosto: quella che può sembrare un'offerta imperdibile spesso rivela che non sono stati tutelati i diritti di qualcuno per ottenere un prezzo finale al consumatore così basso. Come acquistare nel rispetto dei lavoratori agricoli.

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©nikkiphoto / 123rf.com

Lo sfruttamento dei lavoratori stagionali agricoli

È bella l’estate e sono belli i prodotti della terra. Belli e buoni, soprattutto in Italia, dove le condizioni geografiche permettono di coltivare frutta e verdura di ottima qualità e in grandi quantità.   

 

I mercati sono una festa di colori e di sapori, ma tanta bellezza e abbondanza nasconde - in alcuni casi - un'ombra oscura. Primavera ed estate sono periodo di grande lavoro per gli stagionali dell’agricoltura. A migliaia sono impiegati nella raccolta delle più svariate varietà di frutta e verdura.

 

Il mercato del lavoro prevede la figura del bracciante stagionale con un suo contratto di lavoro ma non mancano le - purtroppo tante - situazioni di manodopera sottopagata e sfruttata dal caporalato e dall’”agromafia”.

 

Gli incidenti sul lavoro aumentano in estate a danno di questa categoria di lavoratori: nel 2018 la notizia fu quella di un furgoncino coinvolto in un incidente in cui persero la vita 12 persone. Ma molte altre storie restano nel silenzio.

 

Le morti per fatica e stenti sono nascoste, così come spesso è sconosciuto il vero compenso e i reali turni di lavoro e le condizioni generali di questi lavoratori. Costretti a lavorare in condizioni estreme, per molte (troppe) ore consecutive, pagati a posteriori e a cottimo benché regolarmente intestatari di regolare contratto (raramente rispettato), stipati in complessi abitativi che sono veri e propri ghetti ai margini dei campi di coltura, dove mancano le basilari misure igieniche. 

 

Questo è il volto nascosto del cibo di cui ci nutriamo, che arriva sulle nostre tavole a prezzi molto bassi, e che spesso ci permettiamo anche di sprecare. Questo è il lavoro grigio.

 

La grande distribuzione agroalimentare mantiene i prezzi molto bassi, obbligando i produttori diretti ad abbassare, a loro volta, il costo del lavoro. Un prezzo che in molti non sono più disposti a sostenere. 

 

Prodotti cruelty free: dove e come?

Una indagine di Federconsumatori-Oxfam Italia ci conforta: i consumatori informati, anche vagamente, sullo sfruttamento dei lavoratori nell’agricoltura stagionale, non sono poi così pochi. Si ignorano forse le dinamiche dirette, ma si sa che dietro a tutta la frutta e alla verdura a prezzi bassi che acquistiamo ci sono condizioni lavorative estreme

 

Si ravvisa anche la necessità di porre rimedio ad una situazione che ormai non è più tollerabile.

 

Per questo circa un terzo dei consumatori intervistati si ritiene disponibile a pagare un prezzo più alto pur di evitare lo sfruttamento.

 

Quello che possiamo fare, come consumatori, non è poco: acquistare prodotti provenienti da filiera tracciata, acquistare da aziende agricole conosciute e del territorio, delle quali si abbia la certezza che non impieghino lavoratori sfruttati e sottopagati, fornirci presso quei grandi supermercati che hanno aderito all’iniziativa di tracciamento della provenienza dei prodotti.

 

Oxfam Italia ha inoltre lanciato una raccolta firme “Al giusto prezzo” per sensibilizzare i grandi distributori italiani circa il problema dello sfruttamento del lavoro grigio, in modo da rendere più limpida la situazione dei lavoratori permettendo così che vengano rispettati i diritti di chi appartiene a questa categoria invisibile, ma indispensabile, di forza lavoro del settore alimentare.

 

L'obiettivo è quello di fornire anche i grandi supermercati della tracciabilità della provenienza di prodotti ortofrutticoli, in modo da permettere al consumatore finale, cioè noi, di scegliere la qualità, intesa in termini etici, del nostro cibo. 

 

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