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India: la difficoltà delle ONG

Vita difficile per le ONG sul territorio indiano, guidato da un partito nazionalista ed etnocentrico che non vede di buon occhio le attività delle organizzazioni straniere. L'India si arroga il diritto di non rilasciare visti d'ingresso.

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©rawpixel -123rf

India: dal 2014 destra al potere e nazionalismo indù

Dal 2014 la Repubblica dell’India è guidata dal BJP, partito conservatore e neoliberista basato sul cosiddetto Hindutva o nazionalismo indù, movimento promotore di un tentativo di egemonia culturale e di una spinta verso un'omologazione sociale, per cui tutti i cittadini indiani dovrebbero adattarsi ed adottare le tradizioni hindu.

In alcuni casi è stato descritto persino in patria come “assolutismo etnico” ed “estremismo di destra”. 
 

India: il taglio alle ONG

Sin da allora il Presidente dell’India, Narendra Modi, si è fatto portavoce di tali valori che hanno spinto ad una drastica riduzione per le organizzazioni non governative della possibilità di intervenire sul territorio indiano.

Poco importa che più di 10000 organizzazioni senza scopo di lucro basate sul volontariato e parte di programmi ufficiali di cooperazione internazionale abbiano dovuto chiudere battenti sul territorio indiano, impossibilitate a supportare bambini, donne e fasce povere. 
 

La necessità di un'indagine trasparente

Sui media e nei comunicati ufficiali si assiste and un ping-pong di accuse e risposte. Da un lato vari network di organizzazioni umanitarie accusano l’India, ed in particolare questo governo di destra, di impedire una indagine indipendente e trasparente sulla situazione per quanto riguarda i diritti umani universali, violati. 

D’altra parte l’India risponde che l’Occidente si è da secoli introdotto in territorio indiano con metodi colonialisti, imponendo univocamente i propri parametri, i propri standard e i propri interessi commerciali.

L’India soffre ancora le ferite imposte dal colonialismo europeo e dal missionarismo cristiano.
 

India: visti negati ed evasione fiscale

Se è difficile accertare la verità è importante prendere nota di quanto comunicato da alcune delle più importanti ONG del mondo, che collabora continuativamente con l'ONU, come per esempio Greenpeace.

Secondo Greenpeace sarebbero molti i casi di degrado ambientale coperti e protetti da un atteggiamento politico compiacente che non accetta interferenze, arrivando a negare il visto di ingresso a chi fa parte di ONG impegnate in questo campo.

Altra materia scottante è l’evasione fiscale di molti grandi progetti in India che i governi locali coprirebbero e che le ONG vorrebbero portare alla luce.

Curiosamente, l’India registra lo stesso fenomeno tra le ONG e le accusa dello stesso cattivo comportamento, dichiarando che molte di esse sceglierebbero di lavorare su territorio indiano per evadere le contribuzioni fiscali molto più facilmente di quanto potrebbe accadere in altri Stati.

Da quando il partito BJP è al governo non si contano le iniziative atte a debellare corruzione e evasione fiscale, e gli stranieri in territorio indiano sono costantemente messi sotto una lente di ingrandimento da questo punto di vista. Intanto il braccio di ferro va avanti e le ONG si ritrovano con le mani legate quando si tratta di supportare le fasce bisognose.
 

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