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ECCO, il progetto di Legambiente per un'economia sempre più circolare

Un progetto per diminuire la produzione di rifiuti e incentivare i cittadini ad adottare stili di vita sostenibili, formare i giovani verso i green jobs e stimolare l’imprenditoria giovanile nel settore dell’economia circolare.

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©Legambiente

Economie Circolari di COmunità” o, più semplicemente “ECCO”. È il progetto di Legambiente, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che punta a formare i cittadini verso i green jobs.

Un’offerta formativa da svolgersi nei cosiddetti Ri-hub, ovvero centri di educazione e formazione alla sostenibilità e all’economia circolare.
 

Tre milioni di green jobs

Grazie al progetto, di Ri-hub ne nasceranno 16 in 13 regioni italiane, con l’intento di sviluppare filiere green e di formare giovani e persone che vivono in condizioni di marginalità sociale alle competenze verdi, sempre più richieste dal mercato del lavoro.

Un mercato, quello dell’economia circolare, che vale 88 milioni di fatturato e che ha già spinto oltre 435 mila imprese italiane a investire nella Green Economy.

I lavoratori green nell’ultimo anno sono aumentati di 520 mila unità e in 10 anni sono passati da uno a tre milioni. Per questo ECCOintende aumentare la conoscenza dei cittadini sulle opportunità economiche dell’economia circolare e l’occupabilità di giovani e disoccupati in nuovi settori e in nuovi territori”, commenta Lorenzo Barucca, Responsabile Nazionale di Economia Civile Legambiente.

Il progetto promuove in special modo figure professionali legate a prodotti sostenibili e riparazione:

  • Ciclomeccanico;
  • preparatori al riutilizzo;
  • riparatori di mobilio e di oggetti;
  • ristoratori green.


E poi ancora:

  • Figure per l'ecocatering; 
  • ideatori di eventi green;
  • riparatori di pc e ingombranti;
  • riparatori di vestiario; 
  • agricoltori bio;
  • eco-locandieri.


Insomma, tutte professioni legate al mondo dell'economia circolare.
 

L’Italia che condivide

In ognuno dei 16 Ri-Hub (qui la mappa) si terranno 2 corsi di formazione su 2 figure professionali green. Tra le realtà già attive c’è la Cascina Govean, centro di educazione ambientale di Alpignano, in provincia di Torino.

Con ECCO la Cascina ha scelto due specifiche filiere, quella dell’ecoturismo, già avviata al suo interno da anni, e quella della riparazione. Superata l’emergenza Covid-19, alla Cascina Govean si inaugureranno i corsi di riparazione per gli elettrodomestici, grazie alla partnership con Rigeneration, progetto che è già riuscito a salvare le lavatrici dalla discarica e a rigenerarle, mettendone in vendita oltre 3000 nei due punti vendita di Torino dove è stato assunto chi ha perso il lavoro nel settore e i migranti.

Di tutt’altro tipo il Ri-hub di Maruggio, in provincia di Taranto. Qui il circolo di Legambiente gestisce in collaborazione con il Comune un centro del riuso dalla formula semplice: donare e prelevare oggetti, senza scambio di moneta. Con il progetto ECCO arriva il salto di qualità: una piccola officina di comunità all’interno del centro per le riparazioni o per le donazioni di prodotti rotti. Nelle ore di apertura chiunque potrà andare con un ferro da stiro rotto e ripararlo.

Quasi pronto all’avvio anche l’Arboreto, circolo di Legambiente, che nasce nel quartiere Pilastro di Bologna, storico insediamento di case popolari. Il filone d’intervento è l’ecofesta, che offrirà una stoviglioteca, un vero e proprio servizio di noleggio delle stoviglie per gli eventi pubblici, da dare in affitto per poi riprenderle e lavarle.
 

Il green che conta

Per arrivare a definire quali filiere sono in grado di fornire occupazione green, la società GreenFactor, sulla base di dati UnionCamere, ha analizzato i dati commerciali di diversi territori arrivando a delineare trenta figure occupazionali da “professionalizzare” in tema di economia circolare, efficienza energetica e sostenibilità.

Le imprese richiedono competenze verdi non solo ai neo-laureati, ma anche a neo-diplomati e a chi si affaccia al mondo del lavoro subito dopo le scuole dell’obbligo, con una percentuale quasi identica”, spiega Marco Gisotti, direttore di GreenFactor.Più aumenta la richiesta dal mercato del lavoro, più aumenta la difficoltà nel reperire figure green”.

Ad esempio, la difficoltà nel trovare artigiani e agricoltori con competenze verdi è salita nell’ultimo anno di circa l’8%, un dato che esprime non solo l’aumento della richiesta ma anche la trasformazione di questi settori.

Sviluppare competenze green, dati alla mano, genera imprese più solide e più solidali, oltre a occupazioni migliori e più durevoli”, conclude Gisotti. “Con un’apertura culturale che aiuta ad essere inclusiva e a superare le barriere di genere”.