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No al Black Friday: make Friday green again

Abbiamo davvero bisogno del consumismo sfrenato del Black Friday, con il clamoroso impatto ambientale che ne consegue? Duecento negozi francesi rispondono di no.

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©Anna Bizoń / 123rf.com

Da un lato i Fridays for future, gli scioperi per il clima ideati da Greta Thunberg e diventati un movimento globale nell’arco di appena un anno. Dall’altro lato il Black Friday, la giornata dedicata agli acquisti più sfrenati per accaparrarsi i regali di Natale in sconto. È senza dubbio curioso che lo stesso giorno della settimana abbia ispirato due fenomeni così diversi tra loro per spirito e, soprattutto, per impatto ambientale. E c’è chi inizia a ribellarsi.

 

Il boicottaggio del Black Friday in Francia

“Make Friday green again”: all’insegna di questo grido di battaglia, duecento insegne francesi hanno deciso di astenersi da quella che definiscono come un’operazione di “super consumo artificiale”. 

 

Con i suoi sconti vertiginosi per attirare clienti, “questa giornata rende precari i lavoratori perché non retribuisce in modo equo produttori, marchi e negozi. Contribuisce inoltre ai cambiamenti climatici incoraggiando la sovrapproduzione”, dichiara a Le Parisien Nicolas Rohr, co-fondatore del brand di moda green ed etica Faguo

 

Dalla sua presa di posizione è nato un movimento che comprende anche Nature & Découvertes, Jimmy Fairly, Emoi Emoi, Jamini, Bergamotte, Tediber, Manfield e decine di altre aziende.

 

Già lo scorso anno 150 insegne avevano promosso un “Green Friday”, impegnandosi a donare il 15% dei loro incassi della giornata ad associazioni impegnate per lo sviluppo sostenibile. In totale hanno raccolto 40mila euro.

 

I numeri del Black Friday

Ma il Black Friday è davvero un volano così potente per il consumismo? Troviamo una risposta nei numeri elaborati da Gfk. Il calendario di quest’anno fa cadere il venerdì degli sconti il 29 novembre, a sole tre settimane dal Natale e in corrispondenza con il pagamento degli stipendi. Anche per questo, ci si aspetta di battere ogni record di vendite. 

 

Già per la Giornata dei single, festeggiata l’11 novembre in Cina, gli incassi degli esercenti sono triplicati rispetto a quelli di una settimana comune. 

 

D’altra parte, continua la ricerca di Gfk, i consumatori di oggi sono parecchio smaliziati. Il 45% degli europei nell’ultimo anno ha preso l’abitudine di comparare più spesso i prezzi, una percentuale che sale al 58% in America Latina.  

 

Che fine fa la sostenibilità?

Ma siamo sicuri del fatto che tutti questi acquisti siano davvero necessari? Quanti consumatori si fanno prendere dalla frenesia generale e si affannano a riempire il carrello, salvo poi trovarsi sommersi da oggetti inutili o quasi? 

 

Peccato che ciascuno di questi oggetti, anche il più insignificante, abbia un impatto ambientale. Un impatto che nasce con la produzione, passa per la distribuzione, la consegna a domicilio (sempre più frequente nell’era dell’e-commerce) e infine lo smaltimento. 

 

Neanche l’ambientalista più sfegatato imporrebbe di eliminare i regali di Natale, ci mancherebbe. Ma esistono anche soluzioni molto più rispettose del nostro Pianeta: dagli swap party ai regali green e fai da te, passando per i dolci fatti in casa. 

 

A volte basterebbe semplicemente selezionare di più: anche un pensierino semplice ed economico può cogliere nel segno, se rispecchia un affetto sincero verso il destinatario.