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Amnesty sospende le sue attività in India

Mentre venti di nazionalismo spingono la società civile in India a vivere un momento critico, anche una organizzazione non governativa come Amnesty Internatioal viene presa di mira durante lo svolgimento di quello che sa fare meglio: difendere i diritti umani delle minoranze.

Palazzo governativo indiano

Credit foto
©Marcin Mierzejewski / 123rf.com

Amnesty International vs India

Annuncio quantomeno significativo, se non preoccupate, quello di Amnesty International, in cui recentemente viene dichiarato che tutte le attività basate in India di quella che è una delle più grandi e più importanti organizzazioni non governative del mondo, sono sospese a tempo indefinito a causa del blocco dei conti correnti bancari messo in atto dal governo indiano. 

 

Subito dopo l’annuncio, più di cinquanta tra le altre maggiori organizzazioni non governative di caratura internazionale hanno condannato il gesto del governo indiano, invitandolo invece a sostenere le attività di una ONG che da sempre protegge i diritti umani.
 

Scambi di accuse

E' un coro internazionale quello che si è sollevato accusando il governo indiano di reprimere in questo modo indiretto le voci critiche più scomode contro le continue violazioni dei diritti umani che hanno luogo in India.   

 

Al contempo, i portavoce del partito di maggioranza al governo (di stampo nazionalista) hanno accusato Amnesty International di aver violato leggi sui movimenti di fondi provenienti da l’estero. Amnesty International non ha tardato a definire queste accuse “di matrice politica”, scattate puntualmente quando il lavoro di chi difende i diritti umani incrocia la strada di alcune attività del potere nazionale.
 

I diritti delle molte minoranze

E’ noto che le politiche del partito di maggioranza al governo (BJP), di matrice filoinduista, abbiano in qualche modo foraggiato alcuni episodi nei quali i diritti delle minoranze non indù siano stati violati o trascurati. Leggi repressive, che paventano accuse di terrorismo e sedizione, hanno colpito i rappresentati delle comunità minoritarie che fino a oggi hanno contribuito a rendere l’India un paese unicamente ricco.

 

Ricordiamo infatti che oltre alla maggioranza indù, l’India ospita una delle più grandi comunità mussulmane al mondo, più molti altri gruppi di natura buddhista, cristiana, parsi, animista e ebraica. Anche altre organizzazioni per la protezione dei diritti delle donne e degli indigeni sono recentemente divenuti bersagli sempre più vulnerabili
 

Le gocce che hanno fatto traboccare il vaso

Osservatori neutrali ed esperti sulla libertà di parola dall’ONU hanno dichiarato che queste accuse di violazioni delle leggi sui trasferimenti di fondi stranieri sono sempre più utilizzate metodicamente per mettere un bavaglio agli attivisti sociali, economici, civili, politici, culturali e ambientali, attaccando la loro libertà di espressione. 

 

Le gocce che avrebbero fatto traboccare il vaso sono state le accuse alla polizia di New Delhi, per i comportamenti discutibili durante gli scontri tra indù e mussulmani dello scorso inverno, e quelle al governo centrale che ha deciso unilaterlamnte di sospendere lo status di territorio indipendente al Kashmir, reprimendo ancora di più la popolazione locale che già da anni vive in un regime simile a quello di guerra.