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Amazzonia, i pericoli oltre i fuochi dolosi

Non soltanto incendi: l'Amazzonia è al centro di un circolo vizioso in cui sfruttamento intensivo del suolo, umidità azzerata e innalzamento delle temperature stanno mettendo in ginocchio "l'impianto di termoregolazione" di tutto il pianeta.

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©Animal Equality

Ci ricordiamo tutti dei vasti incendi del polmone del mondo dei mesi scorsi? L’attenzione dei media è scesa, ma se ci prendiamo del tempo per approfondire e indagare cosa sia successo e quali conseguenze il disastro ambientale ha portato alla foresta amazzonica e al nostro ecosistema, forse capiremmo che gli equilibri sono ormai davvero precari e la teoria di Lorenz secondo cui il batter d’ali di una farfalla in Brasile potrebbe provocare un tornado in Texas non è più una mera congettura. 

 

Animal Equality, no profit intrnazionale impegnata nella difesa degli animali allevati a scopo alimentare nel mondo, ha condotto un'indagine per approfondire cosa si cela dietro agli incendi di natura dolosa che hanno devastato parte della foresta pluviale.

 

Amazzonia tra incendi e sfruttamento del suolo

Forze della Natura ataviche abusate dall’uomo per generare distruzione: cosa è successo in Amazzonia?

 

Le indagini di Animal Equality hanno registrato il livello di deforestazione perpetrata attraverso gli incendi dolosi su larga scala e reperito informazioni attendibili che legano queste devastazioni al business della produzione industriale di carni da allevamenti intensivi.

 

Servono quindi grandi estensioni di terra, terra rubata alla foresta pluviale per creare pascoli e per la coltivazione della soia a uso animale, destinata alla produzione di mangimi. 

 

Le dimensioni di questo fenomeno? Più di 5.950 kmq di foresta bruciata, per intenderci circa 830 campi di calcio. L’incendio è appunto l’ultimo processo per ottenere terreni da pascolo e poi da coltivazione.

 

L’industria della carne

Spesso non si conoscono i risvolti che certi giri d’affari celano. Gruppi industriali produttori di carni su larga scala, con reti di distribuzione in tutto il mondo possono essere responsabili di gravi danni ambientali, come in questo caso e il consumatore finale, non opportunamente informato, mai più potrebbe immaginare un simile crimine ambientale dietro una confezione di carne in scatola. 

 

La grande globalizzazione, con la scarsa tutela del “made in XY”, come valore aggiunto, può rappresentare un grande inganno per tutti noi, a favore di interessi economici di portata colossale dove vige la legge del “più grande che mangia il più piccolo”… E cosa vi è di più grande della foresta amazzonica?  


La coltivazione di soia rappresenta così un altro elemento legato alla produzione di carne, per la realizzazione di mangimi a basso costo e a grande redditività.

 

La soia brasiliana è la più esportata al mondo e gli infiltrati di Animal Equality hanno potuto documentare più di 1000 camion carichi di soia diretti al porto di Itaituba nello scorso mese di settembre, durante la loro ricognizione.

 

Amazzonia, il monitoraggio dei satelliti

Il dato consolidato dal Satellite Legal Amazon Deforestation Monitoring Project (PRODES) del National Institute for Space Research (INPE) fornisce indicazioni davvero spaventose: da agosto 2017 a luglio 2018 sono stati deforestati 7.536 kmq. Purtroppo la tutela della foresta amazzonica messa in atto dopo il 2004 sta riscontrando un pesante ribaltamento e negli ultimi anni la corsa al business dei terreni sta aumentando la sua velocità. Gli incendi di questi ultimi tempi hanno risvegliato l’opinione pubblica sonnecchiante sull’argomento, ma una volta spenti, si sono spente anche le luci della ribalta.

 

E’ possibile reperire informazioni con molta facilità. Il progetto Prodes che segue le mappature della deforestazione grazie ai satelliti NASA fornisce indicazioni puntuali: in particolare, questa fonte rileva un altro problema, l'aria intorno alla foresta amazzonica è più secca, l'umidità non è più sufficiente a far fronte al mantenimento della biosfera locale con conseguente danno per le specie vegetali e animali. Foreste più secche, del resto, prendono fuoco più facilmente.

 

 Il National institute of space research (INPE) ha dichiarato che l’agosto 2019 è stato il periodo con la maggior concentrazione di incendi, 74.155 al 20 agosto per l’esattezza.  

 

A preoccupare, però, non sono soltanto le superfici di terra perse, ma anche i fumi e le ceneri generate dalla combustione e che si muovono nell'aria: la fuliggine trattiene i raggi solari che fanno così aumentare le temperature sulla superficie del terreno. In un circolo vizioso senza via d'uscita.

 

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