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Isole Svalbard: qui non serve un visto

Se il freddo pungente non vi disturba poi troppo, imparate qualcosa di più sulle isole Svalbard e fate un pensierino sul viverci (almeno per un po'). Non serve visto, potete guadagnare bene godendo di una natura mozzafiato.

Longyearbyen Isole Svalbard

Credit foto
©mfron / 123rf.com

Svalbard, comunità aperta

Nel nord più nord che c’è in Europa, ancora più a nord della Novaja Zemlja, a metà strada tra la Norvegia e il Polo Nord, troviamo l’arcipelago delle isole Svablard, appartenenti alla Norvegia ma con una politica autonoma e un governo locale. 

 

Per lunghi decenni sono state delle basi per l’estrazione minieraria e per la pesca alla balena, ma col tempo le basi sono diventate insediamenti, e presto questi sono divenuti vere e proprie comunità aperte, tanto che le Svalbard invitano chiunque, da ogni nazione, a far parte della loro comunità, senza bisogno di passaporto né altre pratiche consolari o diplomatiche. Basta avere un alloggio e un lavoro.
 

Dalle miniere alla città di Logyearbyen

Le Svalbard furono tappa, in tempi più recenti, di alcuni navigatori olandesi e prima ancora danesi e scandinavi, ma nessuno decise mai di insediarsi, come testimoniato dal nome stesso, che pare significhi “estremita’ fredda”

 

Queste isole non reclamate da nessuno furono allora occupate da compagnie minerarie norvegesi e russe, e così gli esseri umani cominciarono a convivere col resto della fauna locale, soprattutto uccelli artici e orsi bianchi, la cui popolazione rimane più numerosa di quella umana. 

 

L’insediamento più grande e importante è Longyearbyen, dove possiamo trovare ospedali, scuole, università, piscine, centri sportivi, cinema, centri culturali, banche e alberghi. Una vera e propria città.

Richiesta di ogni tipo di lavori

Qui vivono persone provenienti da tutto il mondo, che arrivano facilitate da un processo consolare quasi inesistente. Non c’è bisogno di alcun visto per vivere qui, basta avere un alloggio (affitto, proprietà, o farsi ospitare) e un lavoro.  

 

Non si tratta più di andare a fare il minatore, il pescatore nei mari artici, il ricercatore meteorologico o l’ingegnere in una centrale di produzione elettrica. Col crescere della città e col prospettare degli abitanti, tutti i lavori sono richiesti: maestri, cuochi, instruttori di yoga, massaggiatori e altre profesisoni. 

 

Gli stipendi sono alti, ma sempre relativi al costo della vita, alto anch’esso per via del grande dispendio energetico necessario per fronteggiare le lunghe ore di notte artica e il freddo polare.
 

Cosa fare alle Svalbard

Sempre più persone si trasferiscono stagionalmente alle Svalbard, per quattro, sei o otto mesi, per avere la possibilità di lavorare e guadagnare bene.   

 

Un periodo di lavoro qui permette di trascorrere il tempo libero in motoslitta, ad esempio, e godere dei panorami mozzafiato come montagne sempre innevate circondate da aria limpida, oppure visitare la banca dei semi globale, una sorte di arca di Noè vegetale opportunamente riposta al freddo artico per la preservazione dei semi, navigare attorno alle isole per godere della vista dei fiordi, avere un contatto con la fauna locale, come gli orsi polari, i narvali o i trichechi, muoversi con la slitta trainata dai cani, pescare, andare in kayak, godere del sole di mezzanotte, e provare la cucina locale, piuttosto differente da quella continentale e unica nel suo genere. 
 

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