Intervista

Nelle terre dei Maya. Intervista a Patrizio Cortesi

Con il suo innato equilibrio, la cultura Maya ci aiuta a ritrovare la nostra stabilità anche in questo periodo di caos. L'esperienza di Patrizio Cortesi, ideatore del metodo Mapp, che organizza viaggi esperienziali in Centroamerica.

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©Konstantin Kalishko /123rf.com

Patrizio Cortesi è un esperto di tecniche cognitive da oltre vent’anni ma soprattutto uno spirito libero, interessato a osservare l’animo umano e a realizzare esperienze che istintivamente conducono a un percorso di crescita più che alla costruzione di modelli e schemi.

 

Passando dalla Radiance Technique all’Accademia Nei di Roy Martina, la sua ricerca lo ha condotto ad apprendere e praticare l’essenza spirituale del popolo Maya.

 

A questo scopo ha fondato l’Associazione Sempre più Pace e la sua gemella Asociación Siempre Más Paz, nel cuore della terra Maya, per promuovere un nuovo modo di viaggiare con la mente e con il cuore. Favorire l’evoluzione di ciascuno è la risposta a una fondamentale domanda: “Come possiamo amarci?”.

 

Come sei arrivato a conoscere il popolo Maya? Quale è stato il richiamo?

Ho cominciato il mio cammino di ricerca interiore in reazione alle risposte che ricevevo in coro da tutti coloro a cui, fin da giovanissimo, mi rivolgevo per sapere come avrei potuto alleggerire o addirittura eliminare il disagio che provavo. La loro risposta unanime era sempre la stessa: “Devi amarti!”. "Ma come posso fare?", mi domandavo. 

 

Nel corso degli anni ho incontrato vari maestri, la vera svolta però è arrivata quando ho concretizzato il metodo Mapp (Metodo Autoidentificativo del Profilo Personale), una specie di carta d’identità interiore che ha preceduto il mio incontro con i Maya.

 

Per quanto riguarda il Messico, sono convinto che nulla accada per caso. Attorno al 2011 intuii che era ora di andare nel mondo a cercare qualcosa che non sapevo allora ben definire. Comunicai ai miei collaboratori l’intenzione di annunciare, nel corso dei miei incontri pubblici, di voler viaggiare in gruppo in modo esperienziale, pur non sapendo ancora dove andare.

 

La sera prima di un seminario a Roma mi chiamò un partecipante chiedendomi di portare un amico che, scoprii, lavorava proprio per un'agenzia di viaggi in Messico. Così è cominciata l’avventura che mi ha portato ai Maya e alla costruzione dei Viaggi Esperienziali immersi nella loro realtà. 

 

Cosa accade in questi viaggi esperienziali? Qual è il valore aggiunto?

Lavorando con le persone mi succede spesso di sentire questo nascente desiderio di andare a sperimentare se stessi, rinnovati e ben lontani dai soliti ambiti. La ricerca interiore spinge a volersi sperimentare oltre i luoghi, gli schemi e le persone consueti, senza incappare in giudizi e condizionamenti frenanti.

 

Nel corso del viaggio esperienziale ci si confronta con qualcuno che, seppur conosciuto da poco e così lontano geograficamente e culturalmente, dà l’impressione di appartenere alla nostra vita da sempre. Questo dà modo di scoprire altro di ciò che ci piace di noi per importarlo nella vita di tutti i giorni. Io lo faccio accompagnando coloro che vogliono conoscere di più di se stessi immergendosi nella cultura di un popolo che ha molto da insegnarci.

 

Così ho creato un'associazione messicana, gemella di quella italiana, “Siempre Mas Paz” nello Yucatan, nel cuore della Terra Maya, per dare modo alle persone di incontrare ciò che io per primo ho sperimentato.

 

Quale è il significato della cultura Maya che ti corrisponde?

Posso definirmi un viaggiatore interiore professionista e l’area del globo che ho trovato più corrispondente al mio modo di essere è quella in cui hanno stazionato i popoli precolombiani. Con i Maya in particolare ho avuto una risonanza totale al punto di provare la netta sensazione che mi stessero aspettando.

 

Avevamo lo stesso profondo modo di interpretare la vita e per questo, dal loro incontro nel 2012, ho cambiato molto del mio modo di esistere. Ovviamente mi riferisco a una cultura più moderna dei Maya antichi, che però non ha dimenticato la necessità di mantenere un equilibrio interiore tra il Cielo e la Terra. Questa proprietà era ciò che da sempre desideravo incontrare e sperimentare.

 

Spesso si sente parlare dei Maya come un popolo che spara numeri a caso, sanguinario e fanatico. Io ho trovato in questa realtà esattamente l’opposto e questa preziosità è ciò che voglio condividere con tutti coloro che desiderano riceverla.

 

Un amico sciamano in Messico mi ripete in continuazione che la gratitudine è la medicina per l’umanità. I Maya me l’hanno insegnata in tutti i modi. Mi ha attratto e affascinato dal primo giorno la loro capacità di rispondere alle avversità della vita. Accettare con umiltà le limitazioni terrene, spesso illusorie, per me è una chiave importante per aprire la porta della vera felicità che avevamo rinchiuso dietro di noi.

 

Come funziona il metodo Mapp da te elaborato?

Con la Mappa Personale in pratica ci impossessiamo di una seconda “carta d'identità”, capace di farci riconoscere il nostro essere autentico e naturale. Recuperarlo ci permette di essere liberi, soprattutto nelle relazioni con gli altri.

 

Il Mapp ci dice come siamo veramente, cosa non vorremmo incontrare, perché attiriamo o respingiamo le persone e le relazioni ripetendo le stesse dinamiche (spesso invalidanti), oppure perché, nonostante gli sforzi, non riusciamo a trovare una sufficiente stabilità materiale.

 

Se ci conosciamo meglio possiamo apportare le necessarie modifiche comportamentali, soprattutto quando le cose per noi si stanno rimettendo come in un passato già vissuto che non offre nulla di nuovo se non altra insoddisfazione. Favorire l’evoluzione di noi stessi, riuscendo ad andare oltre le prove della vita, è una risposta alla domanda “Come possiamo amarci?”. 

 

Nel 2019 hai pubblicato il libro "Salto Quantico. In sintonia con la filosofia Maya, scopri la tua ferita originaria e innesca il cambiamento" con Anima Edizioni. Cosa volevi comunicare?

Per molto tempo mi sono domandato perché la vita mi avesse indirizzato verso un popolo così equilibrato proprio qualche anno prima della pandemia. La risposta affonda le radici nel bisogno di mantenersi nell’equilibrio proprio mentre molti riferimenti si stanno via via indebolendo.

 

Come umanità siamo messi davanti a una grande prova di fede rispetto alla nostra capacità di essere uniti in risposta alla situazione di separazione che si è creata nel mondo. Uno sforzo individuale e collettivo di ampliamento della visione di noi stessi per sentirci comunque vicini agli altri.

 

Con il libro “Salto Quantico”, uscito subito prima della pandemia, ho dato un avviso di qualcosa di imponente che stava per accaderci e ho suggerito l’uso di strumenti per viverlo e affrontarlo attraverso una visione amorevole. In fondo l’amore è l’unica forza che può unire tutto ciò che appare incompatibile e separato.

 

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