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Cos'è il tui shou

Cos'è il tui shou e perché praticarlo fa bene agli artisti marziali e agli esploratori dell'energia in ogni senso. Quanto impariamo dal contatto con l'altro attraverso la tecnica della spinta con le mani

Cos'è il tui shou

In tema di discipline orientali, può capitare di avere davanti gente che millanta anni di allenamento nelle arti marziali interne e cerca di convincere gli altri che la sua percezione dell'energia è potenziata.

Ecco, già un atteggiamento simile rivela un certo analfabetismo sia artistico che marziale. Un sincero artista marziale non abbandona la pratica in solitaria, non entra in conflitto con altre discipline e sa benissimo che gli stili sono anche il frutto della necessità umana di catalogare.

Non solo: si è fatto qualche domandina sul tao e sul divenire delle energie complementari (yin/yang), si è chiesto quanto la pratica e tutte le ore a essa dedicata servissero su un piano di realtà quotidiana e a un certo punto deve necessariamente aver avuto a che fare con la meditazione, con l'entrare dentro se stessi.

Ovvio, questi non sono parametri fissi, ma ciascuno di questi fattori, anche presi separatamente, aggiunge valore alla ricerca dell'artista marziale.

Ma al di là delle tecniche di pugno e di calcio, al di là della preparazione atletica svolta singolarmente, vi è una pratica in coppia motlo utile per sviluppare forza, sensibilità, ascolto. 

Si tratta del tui shou, anche detto pushing hands o spinta con le mani. In sintesi si svolgono i principi del movimento dell'energia provandoli insiema al corpo dell'altro.

 

Tui shou: di cosa si tratta

Relazionandosi con l'altro in un contatto continuo di mani e avambracci si sperimenta il radicamento e la forza delle gambe a terra, senza far ricadere troppo attrito a livello della colonna vertebrale. Il corpo assorbe e accoglie le spinte e il modo in cui poi si vanno ad eseguire le forme del tai chi chuan cambia radicalmente.

È un esercizio di ascolto e autoapprendimento totale e una continua modificazione dell'equilibrio yin/yang. In un certo senso quindi il tui shou ci ricorda la vita, somiglia all'alternarsi di energie complementari. Non è un caso che chi si pone con rigidità finisce per essere sradicato.

 

Tui shou: tecnica e gare

In molti casi gli atleti di arti marziali si trovano a partecipare a vere e proprie gare di tui shou. La competizione per molti ha senso, trattandosi di spinte precise e codificate, per altri non ha senso in quanto si tratterebbe di una pratica del sentire.

In effetti la tecnica si può scomporre in 13 azioni, divise in 5 passi ed 8 tecniche (Ba Fa): i passi sono Jin (avanzare), Tui (retrocedere), Gu (spostarsi a) destra, Ban (spostarsi a sinistra), Ding (stare al centro). Le principali tecniche sono Peng (parare), Lu (assorbire ruotando), Ji (premere), An (spingere o appoggiarsi).

Le altre 4 sono dette secondarie e si tratta di Zhai (afferrare e tirare verso il basso), Lie (divisione), Zhou (colpire con il gomito), Kao (colpire con la spalla, il ginocchio o l'anca).

Tutte queste tecniche sono rintracciabili in un buon praticante e avendo occhi esperti, come quelli dei membri della giuria, si possono rinvenire negli atleti.

Le gare competitive possono svolgersi nelle diverse modalità in cui il tui shou può manifestarsi.

Esso infatti può essere: Huang hua, stazionario, sia ad una che a due mani, Ding bu: stazionario a due mani, Hua bu: passo singolo (o anche due o tre passi) in avanti ed indietro, a due mani, Da lu: movimento a due mani con passo singolo ed in posizione bassa, Huangjiao bu: esecuzione libera, a due mani.

Inutile dire che queste modalità a volte portano direttamente nei praticanti esperti a uno sviluppo di un rispettoso e didattico combattimento libero detto San Shou.

Al di là del parere rispetto al senso o meno del tui shou si deve dire che un buon praticante può dirsi tale solo se sussiste una pratica solida in questa tecnica. 

 

Per l'allenamento marziali, prova gli esercizi a coppia

 

 

Immagine | Jakub Hlavaty