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La rabbia nelle arti marziali

Come gestire la rabbia quando si insegna o si pratica una disciplina marziale, sia essa interna o esterna. Come riconoscerla, farla fluire, evitare di amplificarla

La rabbia nelle arti marziali

Non è davvero raro che coloro che si avvicinano all'arte marziale siano persone che hanno subìto soprusi, gestito male degli attacchi e che sono stati chiamati a stare sulla difensiva spesso in un contesto familiare o sociale di altro tipo.

Certo, questa non è affatto una regola, ma in generale molte scuole e istituti non hanno un vero e proprio programma di educazione ai sentimenti, quando non dovrebbe esserci nulla di più rilevante, essendo le emozioni dei veri e propri motori.

Vediamo insieme in quali casi la rabbia penetra sino in palestra e rischia di scoppiare senza controllo. 

 

La rabbia nelle arti marziali 

In quali casi la rabbia potrebbe colpire chi lavora o frequenta una palestra? Quali sono i soggetti più predisposti? Come riconoscere questo sentimento in se stessi e negli altri? Vediamo insieme quali sono i casi più frequenti e quali i soggetti più spesso chiamati in causa:


L'insegnante 

È un dato di fatto, una realtà incontrovertibile. Chi pratica per anni una disciplina sviluppa un forte senso della disciplina che se non è supportato da un'enorme spinta verso la continua osservazione di se stessi rischia di trasformare la passione in una carica esplosiva di egocentrismo e rabbia inespressa.

Capita spesso di vedere trainer donne e maschi che hanno ributtato nelle arti marziali problematiche non risolte con genitori o parenti o coniugi.

Fare il maestro o la maestra di arte marziale richiede un impegno costante e una vocazione pura alla maestria. Riconoscete coloro che insegnano perché carichi di una passione reale e diffidate da chi dimostra sempre impassibilità e ha la risposta pronta per ogni faccenda.

Fidatevi delle vostre intuizioni ma non cercate di psicanalizzare oltremodo il vostro stesso insegnante. Scoprite con calma come si relaziona anche ai più lenti nell'apprendere e non giudicate, limitatevi a osservare e sentire dentro al cuore.

 

L'allievo/a superbo/a

Se nel gruppo vi è una o un praticante che segue il maestro o la maestra da maggiore tempo, può accadere che si verifichino impennate di ego, gelosie, senso di superiorità, voglia di primeggiare e dimostrare.

Mantenete la vostra unità e non forzatevi in nulla. Non rispondete alle provocazioni e prendete questo incontro come una possibilità di esplorare la vostra meccanicità.

Ovvio, fare ogni volta lezione essendo alle prese con persone simili non è facile, ma dovreste provare a concentrarvi solo sulla qualità del vostro movimento. E quando davvero il sarcasmo che maschera la rabbia diventa insopportabile, imparate a difendervi e segnalare a chi di dovere.

 

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Tu

Ti senti sempre fuori luogo, osservi tutto e critichi, esegui le applicazioni marziali con troppa forza o irruenza. La tua mente è sempre altrove durante gli esercizi, consumi i pasti velocemente prima dell'allenamento, suggerisci - anzi ordini - sempre agli altri come fare e con una certa insistenza.

Ecco, se almeno due di queste modalità si verificano più del solito sei probabilmente una persona pieno di rabbia che sta sfruttando l'arte marziale per vessare il prossimo finendo con sentirti solo più abbandonato e misero. Riparti da zero. Guardati allo specchio e inspira.

Ricorda che ogni passo è sacro ma gli spostamenti sopra al tatami sono quasi inviolabili e in palestra si capisce molto di come una persona si comporta anche nella vita.

Può essere utile fare qualche seduta di bioenergetica complementare al lavoro in palestra e integrare con un avvio alla pratica della meditazione. Potrebbe rivelarsi anche vantaggioso parlare con la persona che guida il corso: aprire il cuore è il modo migliore per sciogliere le spalle e iniziare ad amare davvero. 

Infine, conviene fare una precisazione: per molti caratteri facili all'ira le arti marziali sono indispensabili. La disciplina allena mente e corpo e si tiene a bada il centro istintivo, non si cede a una rabbia incontrovertibile ma la si trasforma, come dei veri alchimisti, come dei veri artisti.

E a questa precisazione ne segue un'altra: siamo esseri che si sono evoluti anche attraverso pratiche di autoconsapevolezza e uso sapiente della parola. Nessun gesto marziale potrà mai sostituire un confronto, un dialogo vero, sincero.

 

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