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L'acqua non potabile in Africa e i nessi con la malnutrizione infantile

Con la candid camera Water of Africa, la ong Azione contro la Fame richiama l'attenzione su un problema tanto serio quanto dimenticato: quello dell'acqua contaminata che milioni di africani sono costretti a bere.

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©Mogulart / 123rf.com

Water of Africa, una candid camera serissima

Stiamo camminando tra le corsie di un negozio quando notiamo un distributore di bottigliette d’acqua in omaggio, in cui campeggia in bella vista il brand Water of Africa. Ne prendiamo una, ed ecco la spiacevole sorpresa: l’acqua è torbida, imbevibile, addirittura con qualche residuo di terra sul fondo.

 

L’etichetta, invece di specificare il contenuto in minerali e vantarne le proprietà benefiche, mette bene in chiaro i danni a cui può andare incontro chi si azzarda a berla

 

Si svolge così la riuscitissima candid camera escogitata dall’organizzazione umanitaria Azione contro la Fame per richiamare con forza l’attenzione su un tema tanto grave quanto sistematicamente lasciato ai margini dell’agenda politica e mediatica: quello dell’acqua contaminata in Africa. 

 

La campagna di comunicazione, patrocinata dalla regione Lombardia, ha riscosso le adesioni illustri di chef del calibro di Carlo Cracco, Claudio Sadler e Cristina Bowerman e decine di personaggi dello spettacolo.

 

Acqua non potabile, una piaga sanitaria

Dalle nostre confortevoli case occidentali ci risulta arduo metterci nei loro panni, ma ancora oggi 319 milioni di persone in Africa bevono acqua sporca e contaminata

 

Lo fanno perché, semplicemente, non hanno altra scelta. Senza acqua corrente in casa né pozzi nelle immediate vicinanze, sono costrette a dissetarsi dalle fonti d’acqua non trattata. Con tutto ciò che ne consegue in termini sanitari.

 

Per i loro organismi, già debilitati da un’alimentazione povera e non bilanciata, si tratta di un ulteriore stress. La continua esposizione a batteri, virus e parassiti contenuti nell’acqua comporta infatti frequenti episodi di diarrea e infezioni intestinali che peggiorano il loro stato di malnutrizione.

 

Il problema irrisolto della fame nel mondo

Quando nel 2015 i 197 Paesi membri dell’Onu hanno siglato l’Agenda 2030, si sono solennemente impegnati a “porre fine alla fame, garantire la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere l’agricoltura sostenibile” (Obiettivo 2).

 

Ormai siamo a un terzo del percorso, ma questo traguardo appare ancora molto lontano. Lo testimonia il rapporto Sofi 2020 (The State of Food Security and Nutrition in the World) pubblicato dalla Fao e ritenuto la fonte più autorevole sul tema.

 

Oggi ben 690 milioni di persone nel mondo soffrono la fame, cioè l’8,9 per cento della popolazione, con un aumento di 10 milioni rispetto all’anno precedente. Aggiungendo a questo computo anche l’insicurezza alimentare moderata e grave, si arriva a 2 miliardi.

 

Questi dati, per giunta, si riferiscono al pre-pandemia. Secondo la Fao, la gravissima crisi economica innescata dal Covid-19 si tradurrà in altri 83 milioni di persone a rischio denutrizione, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, saranno 132 milioni in più rispetto a ora.

 

In Africa la malnutrizione infantile resta preoccupante

In Africa la denutrizione colpisce circa 250 milioni di persone, cioè il 36,4% del totale globale. Andando avanti di questo passo, la situazione è destinata a peggiorare fino ad arrivare a 433,2 milioni nel 2030 (più della metà del totale globale). La situazione è particolarmente critica nell’Africa subsahariana, dove 32 milioni di persone sono cadute nella morsa della fame dal 2015 in poi.

 

Che questi numeri siano gravi è al di fuori di ogni dubbio. Diventano ancora più allarmanti se ci si concentra sulle condizioni dei bambini. Nel mondo, ricorda Azione contro la fame, ogni 13 secondi un bambino muore a causa della fame o di una malattia a essa legata. 

 

La malnutrizione in età infantile comporta conseguenze per la salute che spesso sono irreversibili. Save the Children fa sapere che nell’Africa subsahariana ben 28 milioni di bambini presentano ritardi nella crescita che potrebbero compromettere il loro sviluppo fisico e mentale.