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Ansia e respirazione

Una serie di riflessioni e consigli pratici sull'innegabile collegamento tra lo stato di ansietà e la respirazione. Vediamo come uno influenza l'altra.

Ansia e respirazione

Combattere o controllare l’ansia è, nella nostra epoca piena di pressioni psicologiche e competizione, una delle preoccupazioni più diffuse al mondo, tanto da arrivare a vivere uno stato di ansia all’idea dell’ansia stessa.

Tutti almeno qualche volta nella vita arrivano a vivere uno stato in cui la preoccupazione, lo stress e la paura arrivano a toccare direttamente le attività del corpo, come le palpitazioni, il senso di equilibrio ed il respiro, accompagnati da nausea, dolore al petto e crampi allo stomaco.

Si tratta di una sorta di vestigia evolutiva, ovvero di un meccanismo residuo delle precedenti fasi evolutive in cui sentirsi circondati da pericoli immanenti era fondamentale per innescare una sorta di allerta e quindi di condizione di sopravvivenza individuale in cui tutto il resto diventa secondario.

La chimica del cervello dà il via quindi a tutta una serie di processi che cambiano lo stato psichico, preparando l’individuo ad una grave minaccia, e cambiando lo stato fisico allo stesso fine, aumentando respirazione, palpitazione, sudorazione.

Dall’ansia possono derivare due tipi di comportamenti, entrambi definibili eccessivi: la paralisi dovuta alla paura, in cui si rimane vittima delle proprie alterazioni psicofisiche, e l’eccesso di reazione dovuta alla rabbia, in cui non si riescono a controllare le scariche di adrenalina.

 

La respirazione alterata dall'ansia

Abbiamo visto che a livello sintomatico, l’ansia induce uno stato di respirazione alterata, tipica di chi deve affrontare una seria minaccia e adatto a reggere l’aumento delle pulsazioni cardiache.

La respirazione però può passare da sintomo passivo a strumento principale per sciogliere lo stato d’ansia, ed invece che vivere la sua modificazione come il risultato di un’alterazione di coscienza, diviene lo strumento con cui normalizzare nuovamente quest’ultimo, invertendo la sequenza del processo.

Anzitutto è importante riuscire a capire se il cambiamento nella respirazione sia dovuto veramente ad uno stato di ansia o ad un problema di salute, magari cardiaco. Se non si tratta di ansia, la miglior cosa da fare è chiamare il medico. Con l’andare dell’età, o in caso di problemi cardiaci o di patologie preesistenti, è bene non rischiare una diagnosi affrettata e chiamare il medico.

 

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Riconoscere l'iperventilazione

Parliamo un attimo dell’iperventilazione. Talvolta in uno stato di ansietà capita che il respiro diventi molto veloce o profondo, come ad avere la sensazione che si debba assumere più ossigeno. Ecco, spesso è l’opposto, ovvero una reazione ad una sovrabbondanza di ossigeno e di conseguenza una mancanza di CO2. Ci accorgiamo di questo se cominciamo ad avere un eccessivo senso di leggerezza, un senso di pressione al petto col cuore che va a mille, accompagnato da difficoltà a controllare le gambe. Questo capita per via di una respirazione troppo veloce, per una respirazione troppo breve o anche per un tentativo di controllare artificialmente la respirazione invece di lasciar fare la natura.

 

Conoscere i dettagli di una respirazione correttiva

Su cosa dovremo concentrarci allora? Cominciamo dai dettagli che fanno la differenza. Anzitutto l’ideale è inspirare profondamente con la bocca, in modo da apportare il necessario ossigeno, ed espirare lentamente col naso, in modo da ristabilire un ritmo respiratorio e circolatorio sostenibile.

Secondo ma non meno importante: concentrarsi sullo stomaco cercando di riempire la pancia ad ogni respiro. Questo ci aiuta a dare meno importanza al petto, spesso sede di spiacevoli sensazioni che fanno solo aumentare l’ansia, e a aumentare la profondità del nostro respiro.

Trattenere il respiro per pochi secondi (contate 7 battiti cardiaci) tra l’inspirazione e l’espirazione, in modo da notare che ad ogni respiro le palpitazione diminuiscono sensibilmente, anche se di poco.

Questa tecnica porta a ridurre l’iperventilazione e quindi a riacquistare padronanza, anche se sintomi secondari come il dolore al petto possono impiegare dei minuti a sparire del tutto. Concentrarsi eccessivamente sui sintomi dell’ansia genera ulteriore ansia, per cui non focalizzatevi troppo sulla respirazione innaturale e prendetevi dai 7 ai 10 minuti di tempo tutto per voi per pian piano ritornare a controllare voi stessi.

L’ansia è uno stato che non sparisce in pochi secondi e che può avere piccole escalation, per cui non allarmatevi e concentratevi, come detto, sui movimenti della pancia. Ricordatevi che è importante bilanciare la CO2 con l’ossigeno, per cui una respirazione lenta con le mani davanti alla bocca può seriamente aiutare a far scemare molti spiacevoli sintomi.

 

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Foto: antonioguillem / 123RF Archivio Fotografico

 

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