Pet therapy: ambiti di applicazione riconosciuti oggi in Italia
La pet therapy, o terapia con gli animali, è un valido supporto naturale per il benessere psicofisico, sempre più diffusa in Italia nei contesti sanitari ed educativi: questa pratica infatti integra il contatto con cani, gatti e altri animali domestici in percorsi che aiutano persone fragili a ritrovare serenità e connessione umana.
Nata negli Stati Uniti negli anni Sessanta grazie alle intuizioni dello psicologo Boris Levinson, la disciplina si è diffusa in Italia a partire dagli anni Novanta, trovando pieno riconoscimento istituzionale con l’approvazione delle Linee Guida Nazionali nel 2015. Negli ultimi anni, anche in risposta all’aumento della solitudine, dell’ansia e delle fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) hanno conosciuto una sempre maggiore integrazione nei servizi pubblici e privati.
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Cos’è la pet therapy e come è regolamentata
La pet therapy - indicata in modo più appropriato come Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) – è ormai una pratica regolamentata e inserita stabilmente nei servizi sanitari, educativi e socio-assistenziali italiani. Si basa sull’integrazione della relazione con l’animale in progetti strutturati, definiti da obiettivi chiari e criteri di valutazione, all’interno di un quadro normativo nazionale. In questo contesto, l’animale agisce come mediatore relazionale, facilitando processi terapeutici, educativi o di supporto al benessere della persona.
Gli IAA si distinguono in tre tipologie:
- Terapie Assistite con Animali (TAA): interventi con finalità cliniche, inseriti in un piano terapeutico individualizzato (ad esempio nella gestione dell’ansia o nella riabilitazione neurologica);
- Educazione Assistita con Animali (EAA): progetti con obiettivi pedagogici e formativi, rivolti in particolare a minori o persone con bisogni educativi speciali;
- Attività Assistite con Animali (AAA): iniziative a carattere ludico-relazionale finalizzate al miglioramento della qualità della vita.
Il quadro normativo di riferimento è rappresentato dalle Linee Guida Nazionali per gli IAA, approvate dalla Conferenza Stato-Regioni nel 2015 e aggiornate nel 2020: non si tratta di indicazioni generiche, ma di regole precise che hanno trasformato la pet therapy in una pratica strutturata e controllata. Innanzitutto le Linee Guida prevedono la presenza di un’équipe multidisciplinare qualificata e stabiliscono criteri rigorosi per la salute e l’idoneità comportamentale dell’animale; definiscono inoltre percorsi formativi specifici per operatori e coadiutori e pongono al centro la tutela del benessere animale, insieme al monitoraggio costante degli interventi.
Anche a livello territoriale il settore si è consolidato: regioni come la Lombardia hanno inserito formalmente gli IAA nei servizi socio-sanitari, mentre Emilia-Romagna e Toscana hanno sviluppato reti operative e percorsi organizzativi coerenti con gli standard nazionali. Questo ha contribuito a rendere la pet therapy non solo più diffusa, ma anche più sicura, qualificata e omogenea sul territorio.
Ambiti sanitari ed educativi
Gli Interventi Assistiti con gli Animali si inseriscono come strumenti complementari alle cure e ai percorsi educativi tradizionali: in sostanza non sostituiscono i trattamenti medici o psicologici, ma li affiancano con una funzione di supporto relazionale e motivazionale.
In ambito sanitario trovano applicazione in:
- Pediatria e oncologia: la presenza dell’animale aiuta molti bambini ad affrontare con maggiore serenità visite, esami e ricoveri, rendendo l’ambiente ospedaliero meno stressante;
- Geriatria e RSA: negli anziani, anche con demenza o Alzheimer, l’incontro con l’animale può riaccendere ricordi, stimolare il dialogo e ridurre agitazione e senso di solitudine;
- Riabilitazione neurologica e motoria: nei percorsi di recupero dopo un ictus o in presenza di disabilità, l’animale diventa uno stimolo motivante che incoraggia il movimento e la partecipazione;
- Salute mentale e psichiatria: la relazione con l’animale può favorire fiducia, espressione emotiva e maggiore apertura nei percorsi di supporto psicologico;
- Cure palliative e assistenza domiciliare: nei momenti di maggiore fragilità, il contatto con un animale contribuisce a mantenere una dimensione affettiva e di conforto.
Anche in ambito educativo e sociale gli IAA stanno trovando applicazione crescente: per esempio nelle scuole la presenza di un animale addestrato diventa uno strumento per lavorare su empatia, rispetto e senso di responsabilità, attraverso attività che coinvolgono i ragazzi in modo diretto e partecipato. In particolare, poi, nei bambini e negli adolescenti con difficoltà relazionali o disturbo dello spettro autistico, l’interazione con l’animale può facilitare la comunicazione e rendere più spontaneo il contatto con gli altri. In contesti più delicati, infine, come comunità per minori o istituti penitenziari, questi interventi offrono un’esperienza di relazione autentica e priva di giudizio, capace di sostenere percorsi di crescita personale e reinserimento sociale.
Figure professionali coinvolte
Gli Interventi Assistiti con gli Animali si basano su un lavoro di squadra ben coordinato, in cui ciascun professionista ha un ruolo preciso e complementare agli altri:
- Il medico referente, quando previsto, valuta la situazione clinica della persona e autorizza l’intervento;
- Lo psicologo o psicoterapeuta progetta gli obiettivi emotivi e relazionali, osserva le reazioni della persona e adatta le attività alle sue esigenze;
- L’educatore professionale o il terapista della riabilitazione accompagna i movimenti, i giochi e le attività pratiche, trasformando il contatto con l’animale in uno strumento di apprendimento o recupero motorio;
- Il coadiutore dell’animale guida l’animale durante le sessioni, assicurandosi che sia calmo e collaborativo e intervenendo se la situazione lo richiede;
- Il veterinario specializzato in IAA controlla regolarmente la salute e il comportamento dell’animale, certificandone idoneità e capacità di interazione sicura.
In Italia, inoltre, enti ed associazioni accreditati si occupano di formazione, supervisione e aggiornamento degli operatori, garantendo che tutti seguano standard coerenti con le Linee Guida Nazionali e pratiche etiche rispettose dell’animale.
Limiti e criteri di utilizzo
Gli IAA non sono indicati per tutti e vanno sempre personalizzati in base al paziente e al contesto: ad esempio, non sono consigliati in presenza di allergie gravi agli animali, immunodepressione significativa, fobie marcate o ferite aperte.
Le sessioni vengono organizzate con tempi definiti — di solito tra 45 e 60 minuti — e prevedono pause e rotazioni degli animali per evitare stress.
Durante l’attività, gli operatori osservano costantemente la risposta della persona, valutando umore, partecipazione e benessere, così da modulare le attività in tempo reale.
L’efficacia viene monitorata con strumenti semplici ma strutturati, come scale di osservazione comportamentale o questionari sullo stato emotivo.
Pur mostrando benefici sul benessere psicologico, sulla motivazione e sulla qualità della vita, gli IAA richiedono ancora ulteriori ricerche in alcune situazioni complesse, come la demenza avanzata: per questo motivo vanno sempre applicati con prudenza e integrati in percorsi terapeutici o educativi più ampi, seguendo criteri scientifici, organizzativi ed etici rigorosi.