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Nestlè lavora alla produzione di carne sintetica

Dopo aver introdotto la fake meat a base vegetale, il colosso del food&beverage Nestlè sperimenta un’altra strada: la carne sintetica, coltivata in laboratorio.

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©belchonock / 123rf.com

Nestlè investe nella carne sintetica

“Per comprendere il potenziale delle future alternative alla carne”, l’azienda “sta valutando tecnologie innovative per produrre carne coltivata o ingredienti di carne coltivata con diversi partner esterni e start-up. Tali nuove tecnologie possono portare a prodotti più rispettosi dell'ambiente”.

 

Un annuncio che ha un peso visto che arriva da Nestlè, uno dei pesi massimi dall’industria alimentare globale, con un fatturato 2020 di 84,3 miliardi di franchi svizzeri (oltre 77 miliardi di euro), oltre 2mila marchi e 270mila dipendenti in tutto il mondo. Un gruppo che porta nelle nostre case un’infinità di prodotti, dai cereali per la prima colazione all’acqua minerale, dal cioccolato ai surgelati. E in futuro, pare, anche la carne cresciuta in laboratorio.

 

I tecnici del centro di ricerca e sviluppo di Losanna stanno lavorando fianco a fianco con Future Meat Technologies, startup israeliana che a fine giugno ha aperto la prima fabbrica di carne sintetica al mondo. La capacità produttiva si aggira sui cinque quintali di carne al giorno, l’equivalente di 5mila hamburger. 

 

L’intento dichiarato dell’amministratore delegato, Rom Kshuk, è quello di arrivare sugli scaffali dei supermercati entro il 2022. Non solo con il classico manzo, ma anche con prosciutto, pollo e agnello. Senza dubbio, l’interesse di un colosso del calibro di Nestlè potrà dare un grande impulso allo sviluppo del comparto. 

 

Che differenza c’è tra carne sintetica e fake meat

La carne sintetica non ha nulla a che vedere con la cosiddetta fake meat a base vegetale. 

 

Nel primo caso, infatti, il punto di partenza sono cellule animali che vengono coltivate in laboratorio. Una prospettiva che piace molto a Bill Gates, investitore in diverse startup del comparto e convinto del fatto che gli abitanti dei paesi avanzati debbano convertirsi al 100% al manzo sintetico. E farlo al più presto, anche per compensare l’inevitabile ritardo da parte dei Paesi più poveri, visto che i costi di produzione per ora sono altissimi. 

 

Appaiono meno convinti alcuni vegani che la interpretano comunque come una forma di sfruttamento degli animali, seppure in una forma infinitamente più contenuta rispetto all’allevamento tradizionale.

 

La fake meat, al contrario, ricorda in tutto e per tutto la carne ma è prodotta industrialmente con farine e altre materie prime esclusivamente vegetali. È il cavallo di battaglia di startup come Beyond Meat (a base di piselli gialli, olio di cocco, succo di barbabietola, amido di patate ed estratto di lievito) e Impossible Burger (fatto di grano, olio di cocco, patate ed eme). La stessa Nestlè da qualche anno ha in assortimento il Sensational Burger a base di proteine della soia

 

Servono alternative sostenibili alla carne

Che si scelga la prima o la seconda strada, il messaggio chiave è sempre lo stesso: l’industria della carne deve cambiare. Stando ai dati riportati da IDTechEx, sul Pianeta ci sono 51 miliardi di chilometri quadrati di terreni agricoli e il 77% è occupato dagli allevamenti di animali e dalle coltivazioni necessarie a nutrirli.

 

Tutto questo per fornire appena il 17% del consumo calorico dell’umanità e il 33% dell’apporto di proteine. In breve, la carne è una fonte di nutrimento altamente inefficiente. Il che è un grossissimo limite, con una popolazione globale destinata a sfondare il tetto dei 10 miliardi di persone entro il 2050.

 

Oltretutto, l’allevamento è “uno dei principali fattori che contribuiscono ai più seri problemi ambientali, su scala locale e globale”. Parola dell’Onu. Problemi come i gas serra responsabili del riscaldamento globale, la deforestazione, il degrado del suolo, il consumo idrico, l’inquinamento dei corsi d’acqua, il tracollo della biodiversità.