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L'iceberg in mostra per denunciare i cambiamenti climatici

L’arte trova il suo spazio anche alla Cop 26 di Glasgow, a partire dai giochi di luce creati dall’artista svizzero Gerry Hofstetter su un iceberg nell’Artico.

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©Plunet71 / Wikimedia Commons

Un iceberg diventa opera d’arte

Un iceberg nell’Artico che diventa opera d’arte e monito a tutti noi. Si trova al largo della Groenlandia ed è merito dell’artista svizzero Gerry Hofstetter, ex-bancario e pilota di elicotteri che dal 1999 si dedica a dare un nuovo significato a monumenti, edifici e paesaggi grazie a spettacolari giochi di luce.

 

Per la Cop 26, la Conferenza delle parti sul clima che si è tenuta a Glasgow nella prima metà di novembre 2021, Hofstetter ha dato vita a 13 immagini cariche di significato e di meraviglia. Non solo dunque il piccolo orso polare proiettato sull’iceberg, ma anche una processione di elefanti, l’acqua alta a Venezia, una rana che spunta dalla vegetazione, i cetacei che nuotano.  

 

Hofstetter non è nuovo alle spedizioni in ambienti suggestivi, messi a repentaglio dai cambiamenti climatici. Negli anni ha raggiunto i ghiacciai delle Alpi, l’Antartide e l’Egitto, proiettando ogni volta colori e immagini capaci di catturare l’attenzione e stimolare una riflessione profonda. 

 

Spazio all’arte durante la Cop26

Questa non è l’unica installazione artistica creata mentre i delegati dei Paesi membri dell’Onu dibattevano a Glasgow. La piattaforma Climate Fringe ne ha fatto un censimento. 

  • Ci sono i murales comparsi sugli edifici di varie città e poi proiettati a Glasgow, al motto di “dipingiamo muri per abbattere muri”. 
  • C’è il progetto Climate Change Creative che chiama a raccolta immagini, manifesti e dichiarazioni per dare voce a chi subisce i cambiamenti climatici, pur avendo fatto poco o niente per provocarli. 
  • C’è Stitches for Survival, il gruppo di appassionati che hanno fatto sciarpe lavorate a maglia per una lunghezza complessiva di 1,5 chilometri: 1,5, come i gradi centigradi di aumento della temperatura media globale che ci possiamo permettere prima della catastrofe climatica.
  • C’è Leaves for Life, l’invito a realizzare bandiere a forma di foglie ed esporle al proprio balcone, come segnale di partecipazione.

 

In che modo l’arte può contribuire alla battaglia per il clima

Ai negoziati della Cop 26 – come delle precedenti Conferenze delle parti – hanno partecipato ile delegazioni dei governi e i rappresentanti delle agenzie Onu, costantemente pungolati da osservatori, lobby, organizzazioni non governative, giornalisti. Le manifestazioni artistiche erano tutto intorno, nella stessa Glasgow o nelle città di tutto il mondo.

 

Se è così, allora, che ruolo spetta all’arte? È la domanda cui prende il via un interessante articolo pubblicato da The Conversation. La risposta non è netta, ma il potenziale c’è eccome. 

 

Di base, gli scienziati hanno il compito di studiare ciò che succede nel nostro Pianeta, elaborando ipotesi da avvalorare a suon di dati. L’arte aggiunge il tassello mancante a questo puzzle, perché traduce le evidenze scientifiche in un linguaggio che arriva a tutti, anche i non addetti ai lavori. Così facendo, crea quella consapevolezza indispensabile per passare all’azione. 

 

L’arte non si limita a mettere nero su bianco l’esistenza di un problema, ma trasforma questo problema in una storia che tocca il nostro sentire più profondo. 

 

Quello che manca, suggerisce però The Conversation, spesso è la pars construens. Finora gli artisti si sono dimostrati molto capaci di denunciare i problemi, meno di proporre soluzioni. “Crediamo che la via da seguire per l'arte del clima non sia quella di immaginare il nostro futuro fatalistico o idilliaco, ma piuttosto tracciare percorsi che possano portarci lì”.