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Climate change, l'allarme inascoltato: Fidel Castro (1992)

Alla Conferenza di Rio del 1992 c’era anche il leader cubano Fidel Castro, con un discorso ambientalista rivelatosi, per certi versi, profetico.

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©Ricardo Stuckert/PR - Agência Brasil

Poche figure dividono gli animi come quella di Fidel Castro. A due anni dalla sua morte e a oltre sei decenni dalla rivoluzione cubana che determinò la sua ascesa al potere, i giudizi su di lui sono ancora i più disparati. Quasi mai, però, emergono le sue posizioni ambientaliste.  

 

Il discorso di Fidel Castro all’Onu

Era il 1992 e a Rio de Janeiro era in corso il Summit della Terra, la prima conferenza mondiale dei capi di Stato sull'ambiente indetta dell’Onu. Un appuntamento storico che portò alla nascita della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, da cui poi sarebbe derivato il celebre Protocollo di Kyoto.

 

Tra gli interventi memorabili, oltre a quello della dodicenne canadese Severn Suzuki, ci fu anche quello del Líder Máximo

 

Un’importante specie biologica rischia di scomparire per la rapida e progressiva liquidazione delle sue naturali condizioni di vita: l’uomo. Stiamo prendendo coscienza di questo problema adesso, quando è quasi troppo tardi per fermarlo.”

 

È necessario segnalare che le società consumiste sono le più grandi responsabili della terribile distruzione ambientale. Si sono originate dalle antiche metropoli coloniali e dalle politiche imperialiste che, a loro volta, hanno generato l’arretratezza e la povertà che oggi affliggono la stragrande maggioranza dell’umanità.

 

La responsabilità dei paesi industrializzati

La lettura di Castro è inevitabilmente politica: “Con solo il 20% della popolazione mondiale, (le società consumiste) esauriscono i due terzi dei metalli e i tre quarti dell’energia prodotta nel mondo”. 

 

I dati che cita, però, non si discostano troppo dalla realtà. Ne abbiamo avuto una prova quando, il 29 luglio di quest'anno, è scattato l’Earth Overshoot Day, la giornata in cui simbolicamente si esauriscono tutte le risorse che il Pianeta ha da offrire. 

 

In tale occasione, il Global Footprint Network ha chiarito che, se tutti avessero lo stile di vita degli statunitensi, servirebbero esattamente cinque Pianeti come il nostro. Se invece l’intera popolazione globale si allineasse all’India, riuscirebbe addirittura ad avanzare una parte delle risorse naturali.

 

Le società consumiste, continua Castro, “hanno avvelenato mari e fiumi, hanno contaminato l’aria, hanno indebolito lo strato di ozono causandone il buco, hanno saturato l’atmosfera di gas che alterano il clima, con le conseguenze catastrofiche che già iniziamo a subire”. 

 

La soluzione: distribuire la ricchezza in modo equo

Ma qual è la soluzione? Non si può impedire lo sviluppo a chi ne ha più bisogno. La realtà è che tutto ciò che oggi contribuisce al sottosviluppo e alla povertà costituisce una flagrante violazione dell’ecologia. Decine di milioni di uomini, donne e bambini muoiono ogni anno nei paesi del Terzo mondo per questo motivo, più che nelle due guerre mondiali”.

 

Se si vuole salvare l’umanità da questa autodistruzione, bisogna distribuire meglio la ricchezza e le tecnologie disponibili nel Pianeta. Meno lusso e spreco in pochi Paesi per ottenere meno povertà e fame in gran parte della Terra”, conclude Castro. 

 

Basta egoismo, basta egemonie, basta insensibilità, irresponsabilità e inganno. Domani sarà troppo tardi per farci carico di ciò che avremmo dovuto fare già da molto tempo”.