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Una nuova Costituzione per il Cile

Con una maggioranza schiacciante, i cittadini cileni hanno votato per scrivere una nuova Costituzione che sostituisca quella risalente alla dittatura militare.

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©Leopard123 / Wikimedia Commons

Il Cile si lascia alle spalle l’epoca della dittatura

Il Cile taglia i ponti con l’epoca del generale Augusto Pinochet. Con una schiacciante maggioranza del 78,12 per cento, domenica 25 ottobre i cittadini hanno risposto di (“apruebo”) alla domanda “Vuole una nuova Costituzione?”, mandando così in pensione quella redatta ai tempi della dittatura militare.

 

Appena è stato annunciato l’esito del referendum, migliaia di persone si sono riversate nelle strade e nelle piazze della capitale Santiago per festeggiare. Immagini che stridono rispetto a quelle di ottobre 2019, quando nelle stesse strade e nelle stesse piazze chiedevano a gran voce più equità e giustizia.

 

Dalle proteste a una nuova Costituzione

All’epoca la miccia era stata l’aumento del prezzo del biglietto dei trasporti pubblici, che in un Paese dove la metà dei lavoratori guadagna meno di 400mila pesos al mese (circa 550 euro) può mettere in crisi milioni di famiglie.

 

Le manifestazioni sono andate avanti per settimane, spesso con risvolti violenti. A fine dicembre il bilancio contava 36 morti e migliaia di feriti, con pesanti accuse della comunità internazionale alle pratiche adottate dalle forze dell’ordine.

 

Fino ad allora si parlava di “miracolo cileno”, riferendosi ai vertiginosi tassi di crescita che l’avevano reso uno dei Paesi più ricchi dell’America Latina. Ma le proteste dell’inverno 2019 hanno fatto emergere in tutta la sua evidenza le profonde disuguaglianze che spaccano in due la società. Circa un quarto della ricchezza nazionale, infatti, finisce nelle mani di uno striminzito 1 per cento della popolazione.

 

Proprio dalle rivolte di piazza era sorta la richiesta di una nuova Costituzione. Che ora, a un anno di distanza, diventa realtà.

 

L’iter per scrivere la nuova Costituzione

Sempre attraverso il referendum, gli elettori hanno bocciato la proposta di istituire un’Assemblea costituzionale mista, per metà eletta dal popolo e per metà composta dai parlamentari in carica. Tutti i 155 membri saranno quindi a elezione diretta, con un’equa rappresentanza di uomini e donne e la presenza di delegati dei popoli indigeni.

 

Il prossimo appuntamento è quindi per le elezioni amministrative dell’11 aprile 2021, quando i cittadini saranno chiamati a nominare i loro rappresentanti. Subito dopo inizieranno i lavori per la nuova Carta costituzionale, che saranno nuovamente sottoposti a un referendum di ratifica nella seconda metà del 2022. Se vincerà il sì, il nuovo testo sostituirà immediatamente quello precedente.

 

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