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La meditazione nel processo di guarigione dagli infortuni

Il cervello ha un suo campo energetico come il cuore. Quando ci si procura un infortunio si può lavorare potenziando questi due campi e nutrendo l'anima, pronti alla riabilitazione che, prima che dal terapeuta o dal medico, passa per noi

La meditazione nel processo di guarigione dagli infortuni

Possono essere molteplici le cause che ci hanno portato a un infortunio: stanchezza, negligenza, disattenzione, condizioni atmosferiche, interiori, emotive, variabili dovute a distrazioni proprie o altrui.

In generale, al di là della causa, l'accettazione della condizione successiva all'infortunio è un passaggio da non sottovalutare.

Certo, la gravità cambia l'approccio alla novità dell'evento, ma anche quando si tratta di una faccenda di media entità occorre tenere conto dello stato emotivo. 

Per questo è utile la meditazione.

 

La meditazione e l'infortunio: poter sentire

Possiamo essere circondati da tutto l'accudimento, la gioia e la voglia di farci star bene, ma non muovere un arto o riportare varie infiammazioni; o comunque patire una condizione di infermità transitoria innervosisce, stanca, mette a dura prova.

Ma abbiamo menzionato una parola chiave: patire. Se si patisce vuol dire che si apre la possibilità di poter sentire. Patire come poter sentire.

Ecco, in questa condizione siamo quando ci avvicianiamo alla meditazione. Avere familiarità con il proprio silenzio interiore, con gli occhi della mente, con il cuore è qualcosa di importante. Eva allenato.

La meditazione apporta benefici al sistema nervoso, ai muscoli, al cuore e allo stato umorale.

 

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Maledire l'infortunio o meditare 

Che sia un infortunio traumatico, un disequilibrio da scompenso protratto nel tempo, una causa viscerale, ad ogni modo la prima reazione spesso è il rifiuto.

Segue la percezione del tempo di guarigione come di un arco temporale di stand-by, non produttivo e di difficile utilizzo. Tutto questo non fa che aumentare l'insofferenza e pur trattandosi di situazioni totalmente normali. Il tempo dell'infortunio va sfruttato al 100%. Sotto un certo punto di vista, è davvero un tempo che non torna più.

La meditazione aiuta in questo senso a stare sul presente e pianfiicare i tempi di recupero senza alcuna ansia. Si possono praticare varie tecniche o ci si può affidare a una guida.

Se l'infortunio non compromette molto le articolazioni e i muscoli o la schiena si può anche pensare di affidarsi a un insegnante di yoga o di tai chi che veicoli anche sul versante meditativo e di rilassamento muscolare, ma la conditio sine qua non è che l'insegnante in questione non abbia una conoscenza vaga del corpo ma adeguata e che gli si spieghi bene il quadro generale. 

Il dolore fisico e il dolore psicologico si possono trasformare attraverso visualizzazioni mirate sugli organi interni e con un lavoro specifico che coinvolga la respirazione.

Il beneficio si ritrova anche in fase post-traumatica, quando l'atleta riprende. È stato dimostrato che atleti preoccupati aumentano la possibilità di farsi male e questo incorre di più in infortuni proprio a causa della presenza di maggior tensione muscolare (EMG).

Riprendendo con un grado di coscienza calata nel corpo in modo adeguato si rischia di farsi male di nuovo e si arriva ad abitare il proprio corpo in modo più pieno.

 

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Per approfondire:

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